Sin da tempi remoti, nella zona nord della penisola Scandinava (che comprende Svezia, Norvegia e Finlandia), il popolo Sami abita le terre denominate Sápmi, che si estendono dalla penisola di Kola, fino alla Norvegia centrale, comprendendo anche la parte settentrionale di Svezia e Finlandia. Anche conosciuti con il semplice nome di “Lapponi”, i Sami vengono citati nei libri di storia, per la prima volta, dallo storico romano Tacito, nel 98 dopo Cristo.

Probabilmente i primi a organizzare scambi commerciali con i Vichinghi, i Sami contano oggi una popolazione di circa 130.000 persone e vivono sparsi nell’odierna zona della Lapponia.

Ritrovamenti archeologici datati al 10.000 avanti Cristo testimoniano la presenza di una popolazione denominata Komsa, nelle zone oggi abitate dai Sami, i quali si suppone siano i loro discendenti. Prima che la fama di allevatori di renne li rendesse famosi in Europa, i Sami si dedicarono a lungo alla pesca, all’agricoltura e alla lavorazione del ferro.

Una famiglia Sami in Norvegia all’inizio del ‘900:

Soprattutto durante l’epoca medievale, la pesca lungo le coste Norvegesi fu per la popolazione un’ottima fonte di guadagno. Essa divenne un buon mezzo di sostentamento sia per i Sami sia per la monarchia Norvegese.

Col passare del tempo, i Sami definiti “di mare”, che praticavano la pesca, diminuirono rispetto ai Sami “di montagna”, i quali, dal 1500 circa, aumentarono e divennero abili allevatori di pecore e renne, attività che gli avrebbero portato presto ricchezza e fama nella penisola scandinava.

Sotto, un Sami di mare fotografato nel 1884 dal botanico francese Rolando Napoleone Bonaparte:

Prima che gli stili di vita moderni li contaminassero, e prima che le missioni cristiane si stabilissero nei loro territori, i Sami erano devoti a culti pagani, come lo Sciamanesimo o l’Animismo (credenza per cui ogni oggetto naturale ha in sé un’anima).

Gli Sciamani Sami sono conosciuti col nome di Noaid, o Noaidi. Essi potevano praticare la cosiddetta “magia bianca”, dunque benevola, oppure scegliere di utilizzare la magia nera, dagli intenti malevoli. Gli Sciamani avevano il compito di interpretare i messaggi delle divinità, degli spiriti e delle entità ultraterrene, e di fare da tramite tra i praticanti e queste ultime.

Tipico magazzino Sami ricostruito a Stoccolma, in Svezia:

Per aiutare le comunicazioni tra Sami e spiriti, i Noaidi utilizzavano spesso dei tamburi, ricavati dalla pelle di renna, o di altri animali, il cui ritmo ripetuto portava gli sciamani in uno stato di trance.

I luoghi dove i Sami praticavano i loro riti, che andavano dalle semplici preghiere, ai sacrifici animali (solo in antichità), erano chiamati Sieidi. Essi non erano strutture chiuse, come potrebbero esserlo una chiesa o un tempio, ma erano appezzamenti di terreno con strutture dissonanti dal resto del paesaggio, immerse nella natura, ritenute sacre dai Sami.

Una signora del popolo Sami vicino a una Renna, fotografia di Anthony Randell condivisa con licenza CC BY2.0:

In questi luoghi, considerati portali verso il mondo degli spiriti, i Sami portavano offerte, come monete, o sacrifici. Venendo considerati al pari degli esseri viventi, i Sieidi erano trattati col massimo rispetto e con la massima cura.

Tra le divinità celebrate dai Sami vi erano Madre Natura e il Dio del Tuono

Una caratteristica in particolare dei Sami li ha resi celebri in tutta Europa e non solo:

Il loro rapporto con l’allevamento delle renne

Questa pratica vede i suoi albori quando, in antichità, i Sami erano una popolazione prevalentemente nomade. Il loro cercare una terra fertile da poter abitare si accostò alla ricerca da parte delle renne di ampie e verdi praterie, dove potersi sfamare.

Alcuni Sami a fine ‘800:

Seguendo dunque il loro peregrinare, i Sami si stabilirono insieme alle renne, piantando le loro tende e insediandosi in quelle zone, dove avrebbero poi allevato il bestiame. In antichità, le famiglie dei vari clan, per distinguere i propri esemplari da quelli degli altri, erano soliti incidere le orecchie delle loro renne con alcuni simboli.

Nonostante ancora oggi la pastorizia delle renne sia praticata, alcuni dei metodi usati in antichità sono stati abbandonati; i Sami sono ormai stanziati in determinate zone e creano rifugi nelle foreste, cui attingere solo quando desiderano stare vicino ai pascoli, non più vivendo a stretto contatto con essi.

Oggigiorno, essi vivono in abitazioni non dissimili da quelle abitate dai cittadini Scandinavi

Il forte legame che unisce i Sami alle renne può essere avvertito anche dal loro linguaggio: la parola Sami per “mandria” è “eallu“, molto simile a “eallin” che significa “vita”, mentre l’allevamento delle renne è oggi conosciuto come “boazovázzi“, che significa “camminatore di renne”.

Tre donne Sami a fine ‘800:

Oltre che essere una fonte di cibo eccezionale, le renne sono utilizzate anche per ricavare pellame, pellicce o stivali, e dalle loro corna vengono creati oggetti di vario utilizzo, come coltelli o supporti di vario genere.

L’artigianato Sami, conosciuto come “Duodji”, nasce dall’esigenza delle antiche popolazioni nomadi di avere oggetti poco decorati, ma ben funzionanti. Gli uomini utilizzavano prevalentemente il legno, l’acciaio e il cuoio, per creare armi, bastoni, coltelli, tamburi e altri utensili.

Le donne erano abili cucitrici e utilizzavano le pelli di renna e le le fibre naturali per il confezionamento e l’imbottitura degli abiti, tra cui il tradizionale “Gakti”, indossato in occasioni cerimoniali o durante le attività lavorative, come anche il pascolo delle renne.

Sotto, un uomo e una donna in tipico abito Gatki:

Il Gakti consiste in un vestito, coperto da uno scialle con frange e con uno o tre bottoni, solitamente argentati. La differenza tra il Gakti maschile e quello femminile, è che quest’ultimo è un lungo abito, mentre quello maschile è un costituito da una tunica corta.

Fotografia: Nasjonalbiblioteket condivisa con licenza CC BY 2.0:

Un interessante elemento della cultura Sami è il loro particolare canto, il “Joik”. Esso ha origini molto antiche: leggenda vuole che furono fate e folletti a insegnare ai Sami il suo suono. Per via dell’assenza di attestazione scritta, non è possibile conoscere le reali origini del canto tradizione, nonostante, secondo i ricercatori, esso sia tra i più antichi d’Europa.

Non esiste un unico modo di esibirsi nello Joik, poiché esso è frutto dell’espressione individuale, ispirata al momento dallo spirito di una persona

Per via della sua natura religiosa, poiché legata allo Sciamanesimo, lo Joik venne, per un certo periodo, proibito. Quando, a metà del 1700, i missionari cristiani si introdussero nelle aree abitate dai Sami, cominciò una lenta opera di conversione dallo Sciamanesimo e Animismo al cristianesimo, già riuscita nei paesi limitrofi, come la Norvegia.

Successivamente alla repressione religiosa, a metà del XX secolo, durante gli anni Cinquanta, le forze nazionaliste norvegesi, chiamate Norwegianization, si introdussero con prepotenza nella società Sami, promulgando leggi che prevedevano l’esproprio delle loro terre. Questo comportò per loro un enorme danno socio-economico, poiché gli veniva ora imposto un limite e un controllo sull’allevamento e il pascolo delle renne.

Insieme alla perdita di denaro, il non poter allevare liberamente i grandi cervidi, ormai parte della loro identità, significò per i Sami un importante danno a livello culturale.

Nel 1997, il re di Norvegia, il re Harald V, si scusò ufficialmente a nome del governo Norvegese col popolo Sami a causa dell’offensivo programma governativo loro imposto.

Popolo Sami, fotografia del 1900 circa:

A oggi, la popolazione Sami gode di benessere e di pari diritti, nonostante le repressioni del passato abbiano contaminato irrimediabilmente la loro cultura e il loro modo di vivere. Nonostante ciò, le tradizioni Sami sono sopravvissute fino ad oggi; l’allevamento di renne, sebbene meno praticato, è comunque loro garantito da una particolare legge, la quale permette a loro soltanto di poter allevare i grandi cervidi.

Vengono inoltre organizzate gare dedicate alla Joik, che è tornato a godere di fama e libertà, alle quali partecipano numerosi i Sami di ogni provenienza.

Odierno Sami in Norvegia, fotografia di Ernmuhl condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Il voler conoscere tutto delle proprie origini e delle proprie tradizioni, è diffuso oggi più che mai tra i Sami, i quali non hanno perso la voglia di mantenere viva la propria identità, nonostante le proibizioni del passato.

Cecilia Fiorentini
Cecilia Fiorentini

Ho studiato lingue e sono una studentessa di Conservazione dei Beni Culturali, ho 24 anni e una grande passione per l'editoria e la scrittura. Mi diletto nella lettura di saggi sull'archeologia misterica, sulla spiritualità e sulle credenze di antichi popoli come Egizi, Vichinghi o Nativi Americani.