I ritratti del Fayyum sono un tipo di maschera funebre che ci consente di osservare i volti degli abitanti dell’Egitto a partire dal I secolo a.C. sino al III secolo d.C., un documento pittorico eccezionale che trasmette non solo informazioni storiche, ma anche emotive e morfologiche degli antichi abitanti delle sponde del Nilo. Il contesto storico delle pitture e il motivo per cui furono realizzate rimangono in parte un enigma per gli archeologi dell’Egitto di epoca Romana.

In tutto sono stati ritrovati circa 600 ritratti, che venivano realizzati su pannelli di legno che venivano posizionati sui sarcofagi o direttamente sulle mummie delle persone morte. Nonostante siano antichissimi, il loro livello di realismo è davvero impressionante, quasi delle fotografie con oltre 2.000 anni di storia. Le tecniche pittoriche prevedevano l’uso di tempera e cera su assi di legno, un particolare modo di dipingere chiamato “Encausto”.

Le tavolette con i ritratti vennero scoperte addirittura nel XVII secolo da un esploratore italiano, Pietro della Valle, per poi esser portati in giro per il mondo da diversi altri esploratori e archeologi, più a caccia di tesori che di verità storica. I ritratti mostrano persone che avevano molto spesso ma non solo, al massimo circa 35 anni, e la cui tavoletta veniva posizionata o sopra le bende della mummia oppure sopra il sarcofago.

Chi erano le mummie?

Le persone raffigurate erano di diverse nazionalità, non solo egizi ma anche Romani, Greci e un più in genere tutti coloro i quali si trovassero a vivere in quel periodo nel multietnico Egitto di epoca romana. Realizzare una maschera funebre con ritratto non era certamente alla portata delle persone dei ceti più umili, e indicava un elevato benessere e stato sociale. Il cadavere veniva inoltre mummificato, quindi il processo di sepoltura era complessivamente molto articolato.

Sopra, una delle rarissime raffigurazioni di un individuo anziano, che aveva probabilmente più di 50 anni, rappresenta un caso quasi unico. La speranza di vita, nell’antico Egitto ma anche nell’Impero Romano, era molto breve, spesso non oltre i 40 anni, e i ritratti sono una conferma pittorica di una realtà storica ormai assodata. E’ vero però che chi passava gli -anta era spesso di elevato ceto sociale, quindi una conferma dell’elevato status in cui dovevano versare i soggetti ritratti.

I dipinti sono da contestualizzare durante il periodo romano dell’Egitto, che andò dal 30 avanti Cristo, con la caduta dell’ultimo Faraone, la Regina Cleopatra, sino al 661 d.C., in seguito al dominio Bizantino. I ritratti però non risalgono che alla prima parte del periodo Romano-Bizantino, fra il primo secolo e il terzo, quando l’usanza di coprire le mummie con delle maschere funebri pittoriche cessò improvvisamente.

Il motivo per cui gli egizi, ancorati da millenni alla tradizione di mummificare il corpo e non di cremarlo, com’era per i greci e o i romani, smisero di produrre le maschere funerarie rimane un enigma di grande interesse per gli storici.

Sotto, un ritratto applicato a un sarcofago:

Numerosi studi condotti sulle mummie hanno consentito agli archeologi di comprendere quanto fossero verosimiglianti i ritratti con le persone mummificate. Le persone erano molto simili nelle fattezze ai ritratti, anche se alcuni canoni estetici vennero ripresi da un ideale di bellezza di tipo ellenistico.

La caratterizzazione era una naturale conseguenza della colonizzazione, a opera dei greci, dell’Oasi del Fayyum, dalla quale provengono la stragrande maggioranza dei circa 600 ritratti conservati al mondo, e dove vi era una popolazione che era composta da circa il 30% da persone di provenienza ellenica.

Non è difficile identificare, fra i volti maschili, un tipo di raffigurazione con il naso prolungato e gli zigomi larghi, che già era tipico del periodo alessandrino dell’Egitto.

Per le donne le variazioni erano maggiori, e probabilmente si raggiunse un livello di fedeltà alla persona in vita assai superiore. Proprio le donne inoltre ci consentono di datare con precisione i ritratti perché, attraverso il tipo delle loro capigliature, si può capire in quale periodo venne ritratta la defunta. Durante l’inizio del I secolo, nel periodo dell’imperatore Tiberio, ad esempio, le acconciature erano relativamente molto semplici, mentre fra la fine del I secolo e l’inizio del II, quando gli imperatori furono Traiano e Adriano, i capelli delle donne venivano agghindati in elaborate acconciature con riccioli e ornamenti di diverso genere.

Le maschere del Fayyum sono oggi conservate in numerosi musei del mondo, e consentono a noi uomini del 2000 di osservare un ritratto fedele di persone vissute quasi due millenni fa, percependo il loro desiderio di essere ricordati anche dopo la morte.

Le immagini sono di pubblico dominio

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...