I milioni di turisti che ogni anno percorrono le strade di Parigi, probabilmente non sanno che, a 35 metri sotto i loro piedi, si estende una città sotterranea, oscura e pericolosa. Vecchie gallerie e cave, impropriamente chiamate catacombe, allungano i loro tentacoli per 300 chilometri. Una parte di questa immensa rete sotterranea è effettivamente occupata da un gigantesco ossario, che accoglie i resti di sei milioni di persone, ed è accessibile al pubblico. La parte restante dell’enorme “ventre di Parigi” (distorcendo il titolo di un celebre libro di Émile Zola) è un luogo dove nessuno potrebbe entrare, ricco di misteri e racconti leggendari: dal primo e probabilmente involontario esploratore, Philibert Aspairt, che vi trovò la morte nel 1793 (ma il cui corpo fu ritrovato solo undici anni dopo), ai raduni di neonazisti negli anni ’80, alle voci di riti satanici officiati in questo inquietante mondo sotterraneo.

L’accesso ai tunnel sotterranei è assolutamente vietato, e chi trasgredisce va incontro a conseguenze che comportano anche la prigione. Ma questo non impedisce ad un ristretto gruppo di persone, che si sono battezzate cataphiles, di frequentare le catacombe, ognuno con le proprie differenti motivazioni.

Ciò che le unisce è comunque la volontà di mantenere questo luogo “un’alternativa” al mondo soprastante.

Il fotoreporter tedesco Francis X. Klein ha frequentato nel corso degli ultimi anni quelli che chiama “Underground Pirates”, i pirati del sottosuolo, a cui ha dedicato una serie di fotografie.

Non è facile entrare a far parte dei cataphiles, a cui non piace condividere il loro territorio perché, secondo Klein “sono uniti dalla paura di perdere il loro santuario”, e soprattutto non amano i “turisti”, coloro che vogliono solo curiosare.

Klein ha casualmente scoperto questo mondo sotterraneo, mentre girovagava per la Petite Ceinture, l’abbandonata rete ferroviaria interna di Parigi, che rappresenta una sorta di limbo fra il mondo di sopra e il mondo sotterraneo, perché proprio fra questi binari dimenticati ci sono molti accessi alle catacombe.

Parlando a lungo con una “specie di eremita”  (un barbone, nel linguaggio corrente) che vive nella Petite Ceinture, il fotografo è riuscito ad entrare in contatto con alcuni cataphiles. Klein ha subito intuito quale fascino emanino le catacombe, “un mondo parallelo in cui l’assenza di luce crea un concetto completamente diverso del trascorrere del tempo.”

I cataphiles si conoscono solo per soprannome, per evitare problemi legali nel caso vengano scoperti e arrestati, ma secondo Klein “questo anonimato e l’atmosfera peculiare derivante dal buio, il silenzio e i pericoli dei sotterranei hanno un fascino magico”, che a volte si trasmette per generazioni: alcuni cataphiles giovani sono i figli di “anziani” che non scendono più nelle catacombe. Una volta l’anno viene organizzata una festa in cui si riuniscono tutti, ma non solo, si tengono concerti, serate a tema, gare di bocce e di orienteering…perché lì sotto è molto facile perdersi. Eventualità che renderebbe il nome “catacombe” un sinistro presagio.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.