Chiunque avesse osservato in foto il ragazzo tedesco (sotto) dai fiduciosi occhi azzurri e dai lisci capelli biondi, pettinati secondo la moda di inizio Novecento, lo avrebbe probabilmente giudicato attraente, nel suo abito nero, reso elegante dalla cravatta di colore chiaro.

Solo che per l’anagrafe il giovane in foto si chiamava Katharina T, detta Käthe, e lo scarno resoconto che ci è rimasto di lei riferisce che aveva una voce profonda e che vestiva sempre da uomo. Non sappiamo altro di Käthe, non sappiamo, ad esempio, se avrebbe desiderato essere interpellata al maschile o al femminile.

Sotto, il suo certificato recita: “L’operaio Käthe T., nato a Berlino nel 1910, residente a 8 Muthesiushof, Britz, è noto a livello locale per indossare abiti da uomo”:

Ciò che sappiamo, invece, è che Käthe nel 1908 si rivolse al dottor Magnus Hirschfeld per ottenere una tessera di “autorizzazione al travestimento”, ossia una documentazione ufficiale che le avrebbe consentito di indossare in pubblico indumenti maschili. Il “Pass Travestiti”, in tedesco “Transvestitenschein” fu rilasciato grazie alla pressione di Hirschfeld sulle autorità tedesche.

Decine di tessere simili furono rilasciate dalla polizia tedesca tra il 1909 e il 1933, tra gli anni precedenti la Repubblica di Weimar e l’anno in cui Adolf Hitler divenne cancelliere

Al principio del XX secolo in Germania il termine “travestito” comprendeva persone di tutte le identità di genere, da coloro che occasionalmente indossavano vestiti maschili o femminili nei fine settimana, a coloro che si potrebbero identificare oggi come transgender.

Berlino nel 1909:

“L’identità di genere” – espressione mutuata dagli studi sociologici statunitensi – indica il genere in cui una persona si identifica. Il genere in cui ci si riconosce può essere differente da quello dell’identità anagrafica di appartenenza e configurarsi come maschile, femminile, o intermedio tra queste due polarità.

La discrepanza tra l’identità di genere e l’identità anagrafica ha spesso provocato, nel corso dei secoli, profonde sofferenze negli individui, sottoposti alla discriminazione sociale e spesso alla persecuzione.

In Germania coloro che adottarono un abbigliamento non considerato in sintonia con la propria identità anagrafica, se fermati dalle autorità, furono spesso alla mercé delle decisioni arbitrarie dei singoli poliziotti. Mentre non era illegale di per sé indossare abiti “non in linea con il proprio sesso”, nella pratica spesso chi lo fece fu accusato di reato di disturbo alla quiete pubblica, reato punibile con sei settimane di reclusione, o con una sanzione pecuniaria di 150 marchi. E la polizia era “spesso ansiosa di agire in maniera punitiva nei confronti dei travestiti ” come sottolinea la storica Kate Caplan nel suo intervento sull’History Workshop Journal.

Hirschfeld – un medico e scrittore tedesco di origini ebraiche, fondatore del movimento di liberazione omosessuale – esaminò Katharina, la interrogò sulla sua vita e sulla sua storia sessuale e poi scrisse una relazione alla polizia a sostegno dell’istanza di rilascio della tessera di autorizzazione al travestimento.

Sotto, il sessuologo Magnus Hirschfeld nel 1928:

In essa il medico sosteneva che la preferenza di Katharina per l’abbigliamento maschile corrispondeva ad una sua esigenza insopprimibile che, se repressa, avrebbe prodotto effetti negativi sull’equilibrio psichico della donna. Interessante è notare che Katharina richiese anche la rettifica del nome sulla sua tessera, ma che la sua istanza fu respinta.

Per Katie Sutton, esperta di studi di genere presso l’Australian National University, si tratta del primo esempio attestato di tentativo di cambiamento di identità sessuale anagrafica.

Dal 1918, probabilmente a causa della pressione di Hirschfeld sulle autorità –pressione alimentata dal suo credito come sessuologo all’estero – le tessere di autorizzazione al travestimento divennero relativamente comuni fino all’avvento del Nazismo.

Nelle fotografie sotto, Hirschfeld descriveva un altro dei suoi pazienti, nato maschio o “intersessuale”, che mostrava “androginia, travestitismo e omosessualità. Indossa abiti da lutto [a sinistra] perché la madre è morta, un’indicazione di quanto seriamente prenda il suo travestimento”.

Hirschfeld fu uno dei pochi medici che si interessarono alle minoranze sessuali nella prima metà del XX secolo, e il suo lavoro contribuisce a gettar luce sulla società tedesca dei brevi e convulsi anni della Repubblica di Weimar tra il 1919 ed il 1933, anni che furono caratterizzati da una relativa tolleranza nei confronti delle diverse identità di genere.

Fu proprio nella nuova e più liberale atmosfera della Repubblica di Weimar del 1919, che il dottor Hirschfeld fondò a Berlino l’Institut für Sexualwissenschaft (Istituto per la ricerca sessuale). L’istituto, una fondazione senza scopo di lucro, conteneva una immensa biblioteca sui temi dell’erotismo e della sessualità e forniva servizi educativi e consulti medici. Persone da tutta Europa lo visitarono per comprendere meglio la propria sessualità, e personalità della cultura come lo scrittore britannico Christopher Isherwood – che descrisse la sua visita con l’amico Wystan Hugh Auden nel libro “Christopher e la sua natura” – ne furono favorevolmente colpite. L’Istituto – che conteneva inoltre un Museo del sesso e dei materiali educativi per il pubblico – sembra fosse visitato addirittura da diverse scolaresche.

In esso furono impiegate terapie ormonali sperimentali e furono perfino tentati interventi di riassegnazione del sesso. Sostenuto da anonimi e facoltosi benefattori, l’Istituto aiutò pazienti di ogni classe sociale, mirando “all’avanzamento della ricerca scientifica in tutti gli aspetti della vita e dell’educazione sessuale” come ricorda il professor Robert Beachy, della Yonsei University di Seul.

Come studioso, Hirschfeld teorizzò la distinzione tra identità di genere ed orientamento sessuale dell’individuo e si occupò in particolare del travestitismo. Quando visitò Katharina, si stava occupando di identità sessuali complesse da oltre un decennio; più tardi avrebbe affermato di aver fatto conoscenza con più di 10.000 uomini e donne gay e travestiti solo a Berlino.

Nel 1912, un ventunenne di nome Berthe Buttgereit, di identità anagrafica femminile, ma di identità di genere maschile, ad esempio, chiese consulenza a Hirschfeld. Nel 1918 ottenne, grazie al dottore, una tessera di “autorizzazione al travestimento”, che gli consentì di indossare gli abiti che riteneva più consoni nella città di Colonia dove, presumibilmente, voleva costruirsi una nuova vita. Sette anni dopo, Buttgereit presentò una formale richiesta per diventare ufficialmente noto come Berthold, invece che Berthe. La richiesta fu accettata. Tentò poi, senza successo, di sposare la donna con cui aveva vissuto per otto anni. Non abbiamo altri dati sulla sua vita, se non quello che morì a Colonia, nel 1984, scampando alle persecuzioni naziste.

Berthe, in seguito divenuta Berthold, il cui lasciapassare non fa menzione riguardo il travestitismo. Ma a “B.B. non è vietato indossare abiti da uomo” specificava una scritta sul retro.

Oggi, Buttgereit sarebbe quasi certamente considerato un transgender, anziché che un travestito. Lo stesso Hirschfeld, durante gli anni Venti, si avvicinò all’idea del transgenderismo ed utilizzò l’espressione “travestitismo totale” per definirlo. Nel suo libro “Educazione sessuale”, del 1926, pubblicò infatti alcune fotografie anonime di Buttgereit proprio nella sezione intitolata “Travestitismo totale”.

Non è purtroppo possibile accertare storicamente fino a che punto le tessere di autorizzazione al travestimento, rilasciate dalle autorità grazie all’intervento dello studioso, furono in grado di proteggere i loro possessori dalle molestie del pubblico, o dagli abusi della polizia.

Sotto, Anna P., fotografata nel 1922 per il libro “Sexual Intermediates” di Hirschfeld:

Ciò che possiamo affermare con certezza è che l’Institut für Sexualwissenschaft di Berlino, diretto dal dottor Hirschfeld, rappresentò il primo tentativo nella storia di organizzarsi in maniera compiuta contro le leggi penali che discriminavano gli omosessuali. Rappresentò inoltre anche il tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica, in un periodo in cui la tassonomia delle identità sessuali era ancora ai primi stadi di classificazione.

Il lavoro di Hirschfeld e la sua teoria di un terzo sesso “intermedio” tra uomo e donna, resero infine il clima culturale del decennio precedente l’ascesa di Hitler meno discriminante verso le minoranze sessuali in Germania. Come intuibile, nei tardi anni Venti i discorsi pubblici di Hirschfeld, su argomenti considerati scabrosi, lo portarono fatalmente ad essere oggetto di violenti attacchi da parte di diversi gruppi omofobi, la maggior parte dei quali di matrice nazionalista o nazionalsocialista.

Travestiti e prostitute transgender presso il famoso gay bar Marienkasino di Berlino, negli anni ’20:

Quando i nazisti salirono al potere nel paese, una delle prime azioni fu quella di distruggere l’Istituto del dottor Hirschfeld, incendiandone la colossale biblioteca: molti dei filmati, o delle immagini di repertorio che mostrano i roghi nazisti di libri, riguardano proprio l’incendio della biblioteca dell’Istituto.

Al momento dell’incendio lo studioso era impegnato in una serie di conferenze all’estero: non tornò mai più in Germania e morì, nel 1935, in esilio a Nizza

Gli scritti di Hirschfeld vennero messi al bando nello stesso anno con la seguente motivazione:

«Scritti sulla sessualità e sull’educazione sessuale al servizio del piacere egocentrico dell’individuo, che di conseguenza distruggono completamente i principi della razza e del Volk». Entro la fine del 1933 a Berlino, intanto, era immediatamente iniziata la persecuzione nazista verso le minoranze sessuali: bar e club gay della città, tra cui il famoso Eldorado, furono chiusi ed alla polizia fu ordinato di fornire alla Gestapo gli elenchi di tutti coloro che erano considerati omosessuali.

L’Eldorado, un popolare locale per travestiti di Berlino nel 1932:

Tra il 1933 e il 1945 circa 100.000 tedeschi presenti nelle liste furono arrestati e deportati, perdendo spesso la vita nei campi di concentramento. L’omosessualità femminile fu tuttavia meno perseguitata, probabilmente perché percepita in misura minore della maschile come una minaccia sociale o politica.

Il lavoro del dottor Hirschfeld, pioniere dei diritti delle minoranze sessuali discriminate, sebbene indiscutibilmente meritorio, risulta oggi in parte controverso: alcuni critici contestano la sua convinzione che l’omosessualità fosse frutto di squilibri ormonali, spianando così la strada a successivi scienziati alla ricerca di una “cura” contro l’omosessualità.

Un membro del primo gruppo paramilitare nazista Sturmabteilung getta i libri confiscati in una pira, durante l’incendio pubblico di libri “non tedeschi” a Berlino, nel 1933:

La sua lunga ed varia attività come medico, per chi fosse interessato ad un approfondimento, è stata ricostruita nel 2001, nel film/documentario di Rosa von Praunheim dal titolo “The Einstein of sex”.

Sotto, il trailer del film:

Giovanna Potenza
Giovanna Potenza

Giovanna Potenza è una dottoressa di ricerca specializzata in Bioetica. Ha due lauree con lode, è autrice della monografia “Bioetica di inizio vita in Gran Bretagna” (Edizioni Accademiche Italiane, 2018) e ha vinto numerosi premi di narrativa. È uno spirito curioso del mondo che ama viaggiare e scrivere e che legge avidamente libri che riguardino il Rinascimento, l’Età Vittoriana, l’Arte e l’Antiquariato. Ha una casa ricca di oggetti antichi e di collezioni insolite, tra cui quella di fums up e di bambole d’epoca “Armand Marseille”.