Gli uomini di Neanderthal non finiscono mai di stupirci. Ogni nuovo studio su questi nostri progenitori dimostra come fossero molto più evoluti di quanto si pensasse fino a qualche decennio fa.

La Grotta di Shanidar

Immagine di Joseph V via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

La grotta di Shanidar, nel Kurdistan iracheno, si è dimostrata una miniera di preziose e sorprendenti informazioni, che si aggiungono a quelle già acquisite a partire dalla metà del secolo scorso.

L’antropologo Ralph Solceki e i suoi collaboratori della Columbia University trovarono, tra il 1957 e il 1961, resti di nove Neanderthal. Tra questi, due destarono il particolare interesse dei ricercatori, perché gettavano una luce nuova sull’organizzazione sociale, nonché sulla cultura di questa specie di Homo ormai estinta.

Immagine di Hardscarf via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 4.0

Shanidar 1

I resti di Shanidar 1, affettuosamente chiamato Nandy dai ricercatori, appartengono a un individuo deceduto in età molto avanzata per l’epoca (parliamo di un periodo compreso tra i 65.000 e i 35.000 anni fa), attorno ai 35/45 anni. Il povero Nandy doveva aver sofferto di parecchi problemi di salute: era probabilmente quasi sordo, aveva i “denti usurati atipicamente”, il braccio destro atrofizzato, con una successiva amputazione dell’arto, dalla quale era riuscito a guarire. Aveva poi segni di fratture alle gambe, che in vita devono averlo fatto zoppicare dolorosamente.

Nonostante tutti queste difficoltà, che sicuramente lo rendevano non autosufficiente, Nandy ha vissuto a lungo da “invalido”, segno che all’interno della comunità non erano sconosciuti i sentimenti di altruismo e compassione considerati caratteristiche di specie più evolute. Secondo i ricercatori, Shanidar 1 doveva godere di una posizione di rilievo all’interno del suo gruppo, oppure era depositario di conoscenze indispensabili alla vita della comunità, ma nessuno può escludere che il comportamento etico della comunità, a protezione degli individui deboli, non fosse la norma.

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Shanidar 4 – La sepoltura dei fiori

E poi c’è Shanidar 4, un maschio adulto di circa 30/45 anni, trovato in posizione parzialmente fetale, in quella che viene romanticamente chiamata la “sepoltura dei fiori”. Solceki lo trovò nel 1960, e studi successivi provarono che diverse piante da fiore, o forse proprio solo i fiori, erano stati posti nella terra insieme al defunto. Per altro, anche il tipo di pollini trovati, appartenenti tutti a specie medicinali, parevano indicare che il defunto era un “uomo di medicina”, uno sciamano dei Neanderthal di Shanidar.

Shanidar 4 poteva quindi rappresentare la prova che i paleolitici Neanderthal usavano seppellire i loro morti, e addirittura avevano dei riti funebri

Negli anni successivi l’archeologo britannico Paul B. Pettit, pur confermando la teoria della sepoltura intenzionale dei defunti, ha escluso “il posizionamento deliberato dei fiori”, attribuendo la presenza dei pollini estranei alla grotta all’opera di un roditore locale, il Jird persiano, che scava cunicoli portando con sé grandi quantità di semi e pollini.

Eppure, nuovi scavi condotti a Shanidar a partire dal 2015, hanno portato a nuove e inaspettate scoperte: mentre un team di ricercatori britannici cercava semplicemente di “collocare i risultati di Solceki in un solido quadro paleoclimatico, paleoecologico e culturale utilizzando l’intera gamma delle moderne tecniche di scienza archeologica”, si è imbattuto in altri resti di Neanderthal, di un individuo chiamato Shanidar Z.

Grotta di Shanidar – 2016

Immagine di Hardscarf via Wikimedia Commons – licenza CC BY 4.0

Shanidar Z

La scoperta di Shanidar Z, secondo la dottoressa Emma Pomeroy, conferma la teoria che i Neanderthal si preoccupavano di seppellire i loro morti, scavando apposite fosse. Ma non solo: “Ci sono resti di piante antiche nei sedimenti attorno alle ossa”, e una pietra, posta vicino alla sepoltura, serviva forse come marcatore. Secondo Pomeroy, le sepolture di Shanidar “potrebbero suggerire qualche tipo di idea spirituale, o almeno di compassione per gli altri del gruppo”.

Il fatto che la comunità si prendesse cura dei morti potrebbe essere la dimostrazione che sentimenti di lutto o perdita non erano estranei ai Neanderthal, arrivando fino all’estrema ipotesi di una qualche forma di credenza religiosa o spirituale. La nuova immagine dei Neanderthal è ben diversa dallo stereotipo di “Scimmioni” che veniva promossa durante i decenni precedenti…

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.