La forza del vento – molto prima di essere considerata una fonte di energia alternativa – è stata sfruttata fin dall’antichità per molteplici scopi: l’uomo ha attraversato mari tempestosi, e scoperto nuove terre, issando le vele di piccole o grandi navi; sulla terraferma invece, l’energia prodotta dal vento faceva muovere gli ingranaggi che servivano a macinare il grano o a pompare l’acqua dai pozzi.

Fotografia di Mohammad Hossein Taghi condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

I primi mulini a vento furono costruiti in Persia, probabilmente già attorno al V secolo dC, poi il loro uso si diffuse in tutto il Medio Oriente, in Asia e quindi in Europa.

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I mulini persiani sono molti diversi da quelli contro cui voleva combattere Don Chisciotte, e che costituiscono il simbolo dell’Olanda.

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Alcuni tradizionali e antichissimi mulini a vento persiani sopravvivono e funzionano ancora, in un piccolo villaggio dell’Iran nordoccidentale, Nashtifan, poco lontano dal confine afgano. Perché furono costruiti qui i primi mulini della storia è facile intuirlo dall’antico nome del villaggio, Nish Toofan, che significa “tempesta”. Queste aride pianure sono battute da forti venti che soffiano fino a 120 chilometri all’ora, sfruttati per macinare il grano con strutture fatte di argilla, paglia e legno, utilizzate da oltre mille anni.

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Nel lato meridionale della città, un imponente muro di terra alto circa venti metri ripara gli abitanti dalle tempeste, e allo stesso tempo accoglie una trentina di mulini a vento. Le arcaiche pale di legno sono montate su un asse verticale, che trasmette l’energia alla mola posta al di sotto, in una stanza costruita con mattoni di argilla.

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I mulini a vento persiani sono particolari: l’albero di trasmissione è verticale, mentre le pale ruotano orizzontalmente. Questa tecnica non è particolarmente efficiente, perché riesce a sfruttare solo a metà la forza del vento (durante la rotazione una parte è sempre controvento), ma a Nashtifan è più che sufficiente.

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Nonostante i mulini di Nashtifan siano stati registrati come Patrimonio Nazionale dell’Iran nel 2002, oggi rischiano di andare in rovina. Solo un anziano uomo del villaggio, Ali Muhammed Etebari, si occupa di custodire, gratuitamente, un così importante patrimonio storico e culturale dell’uomo, tanto che si teme che la sua scomparsa significhi anche la fine dei mulini a vento di Nashtifan.

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Sotto, lo schema di funzionamento mostrato da un modellino:

Sotto, un video del National Geographic ne mostra il funzionamento:

Fonte immagini: Wikimedia Commons/Tasnim News Agency

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.