Quello della contraccezione è da secoli uno dei temi più spinosi dell’umanità, nel cui dibattito sono stati coinvolti religiosi, filosofi, medici e in ultimo anche la società civile con le battaglie della seconda metà del Novecento, che hanno reso l’argomento un po’ meno tabù.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

La contraccezione si riferisce a tutti quei metodi utili a impedire l’incontro tra i gameti, che l’uovo fecondato entri nell’utero e, quindi, il processo di riproduzione negli esseri umani.

Tralasciando i metodi anticoncezionali di tipo farmacologico e naturale – che si basano rispettivamente sull’assunzione di farmaci ormonali e sul controllo delle fasi fertili – e quelli connessi alle abitudini dell’individuo – in particolare l’inaffidabile coitus interruptus – in questo articolo tratteremo i metodi di contraccezione cosiddetti meccanici, quelli che necessitano di un oggetto per raggiungere il loro scopo.

Oggetti che sono stati molti e variegati: la contraccezione, infatti, ha traversato varie fasi prima di attestarsi ai sistemi odierni che contemplano principalmente l’utilizzo della pillola e il preservativo, fra i metodi contraccettivi più sicuri e utilizzati del globo.

Anzitutto va chiarito che il problema del controllo delle nascite è presente fin dall’antichità – possiamo ben credere, fin dalla prima associazione causa-effetto tra un rapporto sessuale e il successivo stato di gravidanza – con documentazioni di lavaggi vaginali, effettuati con delle sostanze acide, presenti fin dalle epoche più remote e di metodi contraccettivi naturali riportati anche su papiri egizi risalenti al II millennio a.C.

Già ai tempi degli antichi egizi, di fatti, il tema era già di grande importanze. Nella terra dei faraoni si provava a evitare nascite indesiderate in quattro modi: il primo era con l’uso di pionieristici preservativi realizzati con budella di animale, il secondo prevedeva la frapposizione tra il glande e l’organo riproduttivo femminile di un quadratino di tessuto, sovente anche lo stesso slip; il terzo era inserire nella vagina della mollica di pane bagnata con dell’acacia, miele e datteri che fungeva, probabilmente con qualche risultato, da spermicida; il quarto, ancora più sbigottente, prevedeva lo spargimento degli apparati riproduttivi con un composto di escrementi di coccodrillo e miele.

Di metodi contraccettivi, in giro per il mondo, ce ne sono stati di ogni genere

Tra i greci, qualche anno più tardi, Plinio il vecchio ci racconta che per evitare il concepimento si utilizzava il silfio, una pianta estinta parente del finocchio, ora estinta e originaria della Cirenaica, che pare fosse molto efficace, mentre in Cina, in tempi antichi, la donna beveva un goccio di mercurio diluito con l’acqua, che forse aveva qualche effetto sulle gravidanze indesiderate, ma certamente poteva portare alla morte l’utilizzatrice, come avvenne ad esempio con il primo imperatore cinese Qin Shi Huang.

Altri metodi assai particolari – oltre che, ovviamente, senza alcuna base scientifica – erano quelli abbracciati delle popolazioni ebraiche che dapprima solevano ricoprire il pene con del catrame o intingerlo in una sorta di estratto di cipolla e poi utilizzavano delle spugne marine per risucchiare lo sperma scivolato nell’intimo della sventurata che intanto stava lì, inerme, ad assistere a tutto questo teatrino tutt’altro che sensuale.

Moneta raffigurante il silfio in uso tra i greci

Fotografia di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

A tutti questi procedimenti si è sempre affiancato però un avo degli attuali preservativi, non solo nell’antico Egitto, che era il budello di animale. Già introdotto nei millenni antecedenti la venuta di Cristo e con la maggiore diffusione avuta a partire dall’età romana e per tutto il Medioevo, il profilattico era solitamente ricavato dall’intestino di agnello, capra o maiale, e aveva bisogno di essere ammorbidito nel liquido, ad esempio nel latte e, a differenza degli attuali preservativi, giustamente usa e getta, era riutilizzabile un buon numero di volte dopo una vigorosa sciacquata. Un altro dispositivo molto utilizzato fin dall’antichità era il pessario, una gommina a forma di anello che veniva introdotta nella vagina in abbinamento a qualche sostanza acida, che favoriva l’annientamento dello sperma.

Di spazio per nuove procedure anticoncezionali, però, ce ne è stato eccome, anche dopo il Rinascimento:

Una tra le più celebri è il cosiddetto limone di Casanova

Una stampa che mostra Giacomo Casanova testare un profilattico soffiandoci dentro

Fotografia di Divisione Stampe e Fotografie della Biblioteca del Congresso di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Il famoso viveur della Venezia del Settecento – epoca durante la quale di profilattici se ne erano iniziati a produrre e di lino e, per i più raffinati, di seta, affiancati agli immortali preservativi di origine animale – si era convertito strada facendo all’uso del preservativo, ma prima del cambio di rotta pare fosse solito inserire nella vagina delle sue tante accompagnatrici un mezzo limone, infallibile – a dire di Casanova – per scongiurare l’evenienza di un qualche erede che potesse bussare oggi o domani al suo portafogli.

Che intervenire in maniera diretta sull’apparato genitale femminile fosse una strada corretta si era capito, ma perché si riuscisse a raggiungere il risultato ottimale servirono ancora alcuni tentativi più o meno fortunosi: come l’utilizzo di un ditale – sì, quella piccola campanella usata per proteggere il dito mentre si cuce – che veniva meticolosamente spinto nella vagina per impedire a qualsivoglia spermatozoo di pensare di raggiungere l’ovulo, oppure altri gingilli di metallo che magari risultavano funzionali, ma erano di certo invasivi per la donna che volesse farne uso.

Molti di questi metodi sono durati il tempo di un amen – storicamente parlando –, mentre altri hanno subito modifiche e aggiornamenti come i lavaggi vaginali – forse la pratica anticoncezionale che ha avuto vita più lunga, incentivata dall’inconsapevolezza totale delle epoche in cui veniva utilizzata – che in talune regioni hanno resistito addirittura fino a buona parte del Novecento, prima che ci si rendesse conto della loro inutilità e dannosità. Dannosità, sì, perché nell’Ottocento tali lavaggi venivano fatti mescolando acqua e mercurio, un metallo estremamente nocivo per la salute; nel Novecento, invece, furono praticati aggiungendo all’acqua una famosissima bibita analcolica di colore marrone rossiccio.

In epoca contemporanea i metodi per scongiurare le gravidanze indesiderate – senza dimenticare che questi vengono adottati anche per evitare il propagarsi di malattie sessualmente trasmissibili – sono stati molti e tutti abbastanza efficaci. La spirale di rame è stata una delle più utilizzate fino a qualche decennio fa, in grado di evitare le gravidanze con il suo potere spermicida, e che oggi è stata affiancata dalla spirale contraccettiva ormonale, che ha effetti simili a quelli della pillola.

Ancora in uso è il diaframma, un dispositivo di qualche decina di millimetri che va a coprire, a mo’ di barriera, il collo dell’utero, ma oggi le donne che non desiderano dei figli utilizzano maggiormente la spirale, efficacissima e a prova di errore. Il metodo contraccettivo meccanico più famoso resta il preservativo, oggigiorno in lattice, l’unico che, seppur mutando nella forma, è sopravvissuto ai millenni e ai cambiamenti della società.

Ad ogni modo è bene vedere i metodi contraccettivi per statistica che, rifacendosi ai dati della società di ginecologia e ostetricia italiana sono:

  • Il Preservativo al 42,4%
  • La pillola contraccettiva al 24,3%
  • Il coito interrotto al 17,5%, che è bene specificare essere assolutamente non sicuro
  • Alcuni non meglio specificati metodi naturali al 4,2%
  • Un dispositivo intrauterino al 4%, la spirale appunto
  • L’anello vaginale al 2,1%
  • Un cerotto all’1,5%
  • Sterilizzazione 1,4%
  • Il diaframma all’1,2%
  • E il 3,1% dichiara complessivamente altri rimedi
    .

Una vignetta satirica di epoca vittoriana

Fotografia di sconosciuto di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Cosa ci aspetta il domani? Come faranno a evitare gravidanze indesiderate gli esseri umani dei secoli venturi? Negli ambienti scientifici si parla da tempo di strumenti che potrebbero mandare in pensione il profilattico; come microchip che rilascerebbero una sostanza che renderebbe impossibile la fecondazione o di uno speciale gel che anestetizzerebbe gli spermatozoi giusto il tempo dell’amplesso. Insomma, molti metodi che oggi appaiono fantascientifici ma che domani potrebbero divenire la normalità, e far apparire i nostri beneamati profilattici quello che per noi oggi appaiono gli impacchi di sterco di coccodrillo e miele degli antichi egizi.

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si occupa di editoria e giornalismo. È vicepresidente di Glicine associazione e rivista, autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".