I massacri di Israele e Hamas: che succede nella striscia di Gaza?

Partiamo dai fatti di cui siamo certi in queste ore concitate di conflitto Israele / Hamas, poi passeremo alle considerazioni politiche. Per chi si fosse perso il video precedente: sabato 7 ottobre Hamas ha attaccato Israele al confine della striscia di Gaza, rompendo le barriere che tengono separata l’exclave palestinese dallo stato di Israele. I miliziani di Hamas hanno ucciso circa 1.000 Israeliani, ma qui i numeri sono incerti, e ne hanno preso in ostaggio almeno un centinaio, che oggi si trovano prigionieri nella striscia.

Israele ha risposto immediatamente con un raid aereo che ha distrutto tre edifici legati all’organizzazione di Hamas, e poi ha continuato coi bombardamenti, il più drammatico al mercato di Jabalia, dove 50 civili palestinesi sono morti. Erano andati lì perché avevano bisogno di comprare generi di prima necessità, che ormai cominciano a scarseggiare in tutto il paese.

Nel mentre, sto registrando questo video il 10 Ottobre, i bombardamenti sulla striscia di Gaza continuano e Israele ha appena dichiarato di aver ripreso il controllo di tutta la linea di confine del proprio territorio, fra l’altro con l’invio di colonne di carri armati pronti ad entrare in azione.

Le dichiarazioni più importanti secondo me arrivano da Israele, perché ci fanno capire la portata dell’evento cui siamo di fronte. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che questa è una guerra che cambierà per sempre lo stato delle cose in Medio Oriente, e si fa fatica a non credergli.

Quella però che ci rende meglio il metro di cosa aspetta i due milioni di abitanti della striscia di Gaza viene dal ministro della difesa Israeliano Yoav Gallant: “Ho ordinato il completo assedio: non ci sarà elettricità, nè cibo, nè benzina. Tutto è chiuso, stiamo combattendo animali umani e ci comporteremo di conseguenza”.

Ma di più, Netanyahu ha già ringraziato gli Stati Uniti per il supporto che stanno offrendo, Stati Uniti che hanno mosso le proprie forze navali vicino al tratto di mare di fronte alla striscia di Gaza, e Israele sta anche rafforzando i confini con il Libano, dove si trovano i militanti di Hezbollah, che sono filopalestinesi. Israele è all’opera anche per garantire la sicurezza in Cisgiordania, il territorio parzialmente palestinese governato non dal partito Hamas ma da ANP, acronimo di Autorità Nazionale Palestinese, l’organizzazione che riconosce lo stato di Israele e che con questo governa, finora in modo pacifico, le aree in cui è stato diviso il paese. Purtroppo dal momento dell’attacco di Hamas anche in Cisgiordania sono morti diversi palestinesi.

Mentre sto registrando il video le ultime notizie dicono che ormai Gaza è al buio, senza generi di prima necessità, le persone hanno fame e non hanno la minima idea di dove scappare. Voglio mostrarlo in una mappa perché così capiamo bene la situazione: la Striscia di Gaza si trova schiacciata verso il mare dal territorio di Israele. Misura 365 Km quadrati ed è abitata da più di due milioni di persone, quasi due milioni e 200 mila, per una densità di circa 5.900 abitanti per Km quadrato. Facciamo il paragone con Roma che ha 2 milioni e 800 mila abitanti in un’area di 1300 Km quadrati, quindi una densità di 2.700 abitanti per Km quadrato. In pratica nella striscia si trovano poco meno degli abitanti di tutta Roma in un territorio che è meno di un terzo, e tutti questi palestinesi sono chiusi in trappola, senza possibilità di andare da nessuna parte, né via terra né via mare. I civili sono lì, affamati e condannati a subire i raid aerei e gli attacchi di Israele, con il ministro della difesa israeliano che ha promesso di trattarli come animali.

Fra l’altro gli israeliani avevano consigliato ai palestinesi di uscire dalla striscia attraverso il valico di Rafah, al confine con l’Egitto, ma le ultime notizie delle 09:25 di mattina del 10 ottobre sostengono che il valico sia stato chiuso. La striscia di Gaza adesso è una vera e propria trappola per topi.

Faccio una specifica di natura personale. E’ chiaro che l’attacco terroristico di Hamas sia stato terribile, fra l’altro sono stati trovati da pochissimo 108 morti in un kibbutz al confine con la striscia di Gaza, e i 1000 civili uccisi israeliani siano un peso drammatico che la popolazione ha pagato a questo conflitto. Ma la giustizia di popolazioni civili non può prevedere una rappresaglia militare che uccida indiscriminatamente chissà quanti palestinesi innocenti della striscia di Gaza, senza fare distinzione fra miliziani di Hamas e persone che nulla hanno a che vedere con il terrorismo. Quelle due milioni di persone sono lì, chiuse in un fazzoletto di terra dal quale non possono fuggire. Credo che la diplomazia internazionale, che ha giustamente condannato l’attacco di Hamas, debba muoversi per garantire la vita a quei civili innocenti.

Ma dall’Unione europea i segnali che si mandano sono altri, perché il commissario Ue all’Allargamento Oliver Varhelyi ha appena dichiarato che tutti i fondi destinati ai programmi di aiuto alla popolazione palestinese sono congelati perché rischiano di finanziare Hamas. Insomma i civili palestinesi della striscia di Gaza penso siano nella situazione peggiore che sia ipotizzabile, senza risorse e chiusi in un lembo di terra, in attesa solo di bombe e attacchi.

Le conseguenze di questa azione militare sono difficili da prevedere, tutto il medio oriente è in subbuglio. L’Iran, filo palestinese e nemico storico di Israele, ha fatto sapere che non è stata coinvolta nell’attacco ma che lo appoggia in modo incondizionato, mentre il Libano da nord con gli Hezbollah sembra essere una minaccia più che concreta verso Israele, cosa che aprirebbe più fronti sul conflitto.

La causa che molti analisti individuano come principale dell’attacco di Hamas, ovvero la destabilizzazione dei rapporti fra mondo islamico e Israele, potrebbe essere raggiunta. Prima di questo conflitto l’Arabia Saudita aveva iniziato a intensificare i rapporti con gli israeliani, che avevano firmato nel 2020 gli accordi di Abramo con gli Emirati Arabi Uniti, e la situazione mediorientale sembrava essere sempre più vicina a proficui accordi diplomatici fra le nazioni islamiche e Israele. L’Arabia Saudita è il paese di riferimento per l’Islam. E’ qui che nasce la religione, è alla Mecca che tutti i musulmani si rivolgono per pregare, ed è questo il paese più ricco dell’area. Il principe Mohammed bin Salman continuerà nella sua opera di intensificazione delle relazioni con Israele oppure sarà costretto a tagliare i rapporti a causa della nuova guerra?

Naturalmente questo oggi non lo sappiamo, siamo sicuri che gli interessi economici Sauditi siano tutti a favore dell’accordo, ad esempio con la realizzazione del nucleare civile che riduca la dipendenza dagli idrocarburi. Ma la guerra fra Israele e Hamas potrebbe anche inasprire i rapporti fra Arabia Saudita e Iran o potrebbe scatenare le milizie sciite siriane in aiuto dei palestinesi. Le conseguenze di quell’azione del 7 ottobre sono ormai imprevedibili. E’ come se Hamas avesse lanciato la palla di neve dalla montagna. A decidere se sarà una valanga sanno soltanto gli attori coinvolti, ma il rischio di escalation è tutt’altro che remoto.


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