Pel Primo Maggio

Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d’ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento. Nei Congressi di Parigi, ai quali pure noi prendemmo parte, fu deliberato che in tutto il mondo dovesse nascere un’agitazione seria, ponderatissima, per la giornata legale di 8 ore di lavoro: e che questa avesse principio col 1° Maggio prossimo venturo.”

Sono, quelli sopra, due paragrafi di un articolo uscito il 26 aprile 1890 su una rivista anarchica, La Rivendicazione, pubblicata a Forlì, in Romagna, dove sempre hanno attecchito quei movimenti che rivendicano diritti sociali e libertà.

Il Quarto Stato, di Pellizza da Volpedo, quadro simbolo delle lotte operaie e contadine


Il Congresso di Parigi a cui si riferisce l’articolo è quello del 1889, dove nasce la Seconda Internazionale (l’organizzazione di tutti partiti socialisti e laburisti europei), durante la quale il 1° Maggio viene scelto come il giorno della Festa Internazionale dei Lavoratori. In Italia, questa data sarà ufficialmente accettata solo due anni dopo, nel 1891.

Una manifestazione degli anni ’50


La data del 1° maggio non è scelta a caso, è ancora vivo in tutto il mondo il ricordo della Rivolta di Haymarkey e dei suoi morti, quelli uccisi da una bomba e quelli appesi per il collo per il solo fatto di essere anarchici.

Il 1°maggio del 1867, con molti anni di anticipo sugli altri stati degli USA, l’Illinois decreta che la giornata lavorativa non debba superare le otto ore (in Italia ciò avverrà solo nel 1923, dopo lunghissimi anni di lotta degli operai e dei sindacati).

Nel corso degli anni, i lavoratori di altri stati sono costretti a scendere in piazza a rivendicare quel diritto: il 5 settembre 1882 New York è invasa dagli operai che manifestano per un pari trattamento.

Poi, nel 1884, la Federation of Organized Trades and Labour Unions, la federazione dei sindacati di Stati Uniti e Canada, decide che il 1° maggio 1886 è la data ultima per la ratifica della giornata di otto ore lavorative su tutto il territorio nazionale. In caso contrario, sarebbe stato sciopero generale a oltranza.

Cosa che avviene, e non senza problemi: anche a Chicago, in quel 1° Maggio 1886 qualcosa come 30/40.000 lavoratori aderiscono allo sciopero per rivendicare condizioni di lavoro più umane e nessuna discriminazione per chi è iscritto al sindacato o è immigrato. Scendono in piazza quel giorno, e nei giorni successivi continuano a presidiare strade e luoghi di lavoro. Il 3 maggio i manifestanti si radunano pacificamente davanti a una fabbrica di mietitrici, la McCormick Machine Company. Gli animi si accendono verso sera, quando dallo stabilimento escono quei crumiri che avevano sostituito gli operai in sciopero.

Non si sa bene il perché, visto che non c’erano stati episodi di violenza, ma improvvisamente la polizia inizia a sparare sui manifestanti: muoiono due operai, ma qualche giornale parla di sei.

Le associazioni anarchiche, molto presenti nell’organizzazione dello sciopero, stampano immediatamente dei volantini per indire una manifestazione per il giorno seguente ad Haymarket Square.

In quella piovosa sera del 4 maggio si raduna una folla di non più di 3.000 persone, che ascolta i discorsi di tre leader anarchici, August Spies, Albert Parsons e Samuel Fielden, sotto gli occhi (e le pistole) di un cospicuo numero di agenti di polizia. La situazione è tranquilla, gli oratori parlano a un numero sempre minore di persone, perché la pioggia si fa via via più insistente.

Passa a dare un’occhiata anche il sindaco della città, che se torna a casa perché la piazza è calma. Poi, verso le 22.30, proprio verso la fine del discorso di Fielden, arrivano in forze altri poliziotti, che marciano verso il palco degli oratori, e ordinano a tutti di disperdersi.

Esplode una bomba a Haymarket Square

In quel momento, qualcuno mai identificato ha gettato tra la massa degli agenti una rudimentale bomba fatta in casa con la dinamite. Muore immediatamente un poliziotto, e forse altri sei. Forse, perché nella confusione di quei momenti, dove sparano tutti, polizia e manifestanti, non si capisce chi abbia ucciso chi. Un agente il giorno dopo dirà a un giornalista: “Un gran numero di poliziotti è stato ferito dai revolver degli altri (poliziotti)”. Alla fine, rimangono a terra sette poliziotti e almeno quattro operai, 60 agenti rimangono feriti, ma non si bene quanti siano i civili colpiti che, per paura di essere arrestati, non si fanno curare. Il giornale Chicago Herald, parlando di una “carneficina selvaggia”, stima che tra i manifestanti ci siano stati una cinquantina tra morti e feriti.

Nessuno, tantomeno la polizia, ha idea di chi sia l’attentatore. Il colpevole più probabile, ma assolutamente non certo, sembra essere un anarchico di nome Rudolph Schnaubelt che, dopo essere stato arrestato due volte, scappa dagli Stati Uniti. Nel corso degli anni sono state fatte diverse ipotesi, nessuna suffragata da prove, e quindi rimangono, appunto, tutte ipotesi.

Rudolph Schnaubelt

Quel che è certo però, che a pagare per un crimine che non hanno commesso sono otto persone, i “Martiri di Haymarket”.


Durante il processo gli otto anarchici, che non potevano essere gli autori materiali, sono accusati della morte dell’agente per via indiretta:

L’attentatore avrebbe lanciato la bomba su loro istigazione

Di questi otto, solo due sono presenti ad Haymarket Square, August Spies e Samuel Fielding, che al momento dello scoppio stavano scendendo dal palco su invito della polizia.

In un clima di caccia alle streghe (contro l’anarchico e lo straniero: gli imputati sono quasi tutti immigrati tedeschi), che si respirava sia nell’aula del tribunale, sia sulle pagine di tutti i giornali statunitensi, con un giudice spudoratamente di parte avversa agli imputati e una giuria dichiaratamente non imparziale, il processo si conclude con la condanna a morte per sette imputati e una più lieve, quindici anni di carcere, per l’ottavo.

Due condanne a morte vengono commutate con il carcere a vita, uno degli imputati, Louis Lingg tenta il suicidio in carcere il giorno prima dell’esecuzione, e muore dopo sei ore di terribile agonia.

L’11 novembre 1887 quattro uomini vengono impiccati: sono George Engel, Adolph Fischer, Albert Parsons e August Spies. Si avvicinano al patibolo cantando la Marsigliese, e Spies, prima di morire urla:

Verrà il momento in cui il nostro silenzio sarà più potente delle voci che strangolate oggi

Incisione per i Martiri di Haymarket – 1894

 

Quando la Seconda Internazionale di Parigi sceglie il 1° Maggio come giornata di lotta di tutti i lavoratori, che universalmente manifestino per ottenere le “otto ore”, vuole rendere onore ai Martiri di Haymarket.

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e altro sangue è stato versato, basta ricordare la strage di Portella della Ginestra, nella quale furono uccise, il 1° Maggio 1947, quattordici persone che partecipavano al corteo dei lavoratori.

In questo maggio 2020, in giorni di lutto e isolamento, la Festa dei Lavoratori non sarà celebrata con le consuete manifestazioni e i concerti ormai entrati nella tradizione. Si può rivolgere un pensiero ai quasi dimenticati Martiri di Haymarket, alle loro voci strozzate, e alla lotta, mai completamente vinta, per un mondo che non abbia bisogno di martiri.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.