I “Giusti” della Wehrmacht: i tedeschi che dissero NO alla Shoah

Sono riconosciute fra i “Giusti tra le Nazioni”, in Israele, le persone non ebree che salvarono almeno un ebreo dalla morte o dalla deportazione durante la seconda guerra mondiale, rischiando la vita e senza alcun interesse economico o di altro genere. Le testimonianze dei superstiti venivano controllate e documentate, anzi lo sono tuttora perché ancora in questi ultimi anni sono stati ammessi nuovi “Giusti”.

Ovviamente molti non ci sono, spesso i superstiti non seppero mai il nome di chi li aveva salvati

Il certificato di Giusto tra le Nazioni

Fra i giusti ci sono circa 900 tedeschi, la maggior parte civili, ma furono molti i militari della Wehrmacht che non obbedirono agli ordini, rischiando la loro stessa vita. Ci furono quelli che come Erich Eder, allievo ufficiale che salvarono famiglie ebree non denunciandole, quelli come Wilhelm Hosenfeld, capitano, che salvò personalmente molti ebrei fuggiaschi in Polonia nascondendoli e aiutandoli con cibo e abiti, fra questi il pianista polacco Władysław Szpilman la cui vicenda viene narrata nel film di Polansky “Il pianista”. Hosenfeld, catturato dall’Armata Rossa nel gennaio del 1945, fu condannato a 25 anni di lavori forzati per crimini di guerra per la sola appartenenza alla Wehrmacht e nonostante l’intervento di Szpilman e di molti altri sopravvissuti, i sovietici non vollero liberarlo. Hosenfeld morì sotto pestaggio o tortura nel 1952. Szpilman e poi suo figlio si batterono per farlo includere dei “Giusti”, riconoscimento che gli fu tributato nel 2008.

Wilhelm Hosenfeld

Ci furono poi quelli che usarono il pretesto del bisogno di manodopera per salvare ebrei dai ghetti polacchi, come Gerhard Kurzbach, responsabile del campo automezzi, che impiegò manodopera ebrea nelle officine. Quando, nel 1942, saputo che gli ebrei stavano per essere trasferiti nei campi di sterminio in Germania, prelevò 200 ebrei dal campo di Bochnia in Polonia per lavori urgentissimi e urlando e strepitando li fece caricare sui camion.

Gerhard Kurzbach

Gli ebrei terrorizzati si resero conto poi che era stata tutta una sceneggiata ad uso delle guardie del campo per salvarli, e vennero tutti liberati. Pochi mesi dopo Kurzbach fu prelevato da un gruppo di soldati tedeschi, trasferito in Romania, e dal 1944 non se ne ebbero più notizie, probabilmente ucciso per le sue attività contro lo sterminio. Le tante testimonianze a suo favore lo fecero inserire nei “Giusti” nel 2012.

Il pianista Władysław Szpilman

Karl Plagge, capitano di stanza a Vilnius, iscritto al partito nazista dalla prima ora ma contrario alle persecuzioni ebraiche, si occupava dell’officina degli automezzi locale e riuscì a prelevare dal Ghetto centinaia di uomini con le loro famiglie, sostenendo che sarebbero stati più motivati a lavorare non separandoli. Li sistemò in un campo di lavoro appositamente creato per non farli rientrare nel ghetto. Nel 1943 non riuscì ad evitare la deportazione di un centinaio di loro ma nel 1944, saputo che il campo sarebbe stato eliminato e tutti gli ebrei deportati il giorno seguente, fece un discorso pubblico ai suoi operai, insieme all’ufficiale delle SS, informandoli che sarebbero stati trasferiti, che non avrebbero avuto nulla da temere ed elogiando le SS, ma specificando che non sarebbe stato necessario portare i bagagli, facendo capire quale sarebbe stata la loro sorte.

Circa 200 ebrei riuscirono a scappare o a nascondersi evitando la deportazione, per gli altri non ci fu nulla da fare

Karl Plagge

Si consegnò agli statunitensi nel 1945, la sua opera fu considerata umanitaria più che contraria al nazismo e venne liberato nel ’46. Le deportazioni che non riuscì a evitare pesarono sul giudizio degli israeliani che per due volte negarono l’inserimento fra i “Giusti”, nonostante le innumerevoli testimonianze di superstiti, ma alla terza richiesta, nel 2004, Plagge venne accettato. Su di un totale di 100.000 ebrei lituani se ne salvarono solo 2.000 circa, in buona parte grazie a Plagge, e il suo comportamento venne considerato un compromesso morale giustificato dalla salvezza di molti nell’impossibilità di salvare tutti.

I veicoli militari della Wehrmacht in Polonia nel 1942:

Per salvare dalla morte gli ebrei doveva essere frequente l’alibi del lavoro, tanto che Himmler emise il seguente comunicato : “Ho ordinato che vengano presi provvedimenti spietati contro tutti coloro che pensano di poter usare l’interesse dell’industria bellica per nascondere le loro reali intenzioni di proteggere gli ebrei“.

Il manifesto affisso in Polonia con le ritorsioni contro chi aiutava gli ebrei

Il caso più eclatante, unico nella seconda guerra mondiale, avvenne il 26 luglio del 1942 quando un reparto della Wehrmacht fronteggiò un reparto delle SS con le armi in pugno per bloccare l’entrata al ghetto di Przemyśl minacciando di fare fuoco. Il generale Curt Ludwig von Gienanth era stato avvisato che gli ebrei sarebbero stati prelevati dal ghetto e trasferiti nel campo di sterminio di Belzec e ne informò il Maggiore Max Liedtke, un ex giornalista licenziato per articoli contro il nazismo, e il Tenente Albert Battel, un avvocato già inviso al partito per le sue “simpatie” ebraiche.

Da destra il generale Curt Ludwig von Gienanth, al centro Hans Frank detto il boia della Polonia e il generale Kurt Daluege:

Battel e Liedtke studiarono un piano per cercare di mantenere gli ebrei del ghetto sotto il controllo della Wehrmacht e impedirne la deportazione. L’unica via di accesso al ghetto era un ponte ferroviario sul fiume San, e Liedtke e Battel decisero di bloccarlo, sicuri dell’approvazione del generale, anche lui contrario alle persecuzioni. Piazzarono sul ponte i camion per fare da barricata e due mitragliatrici. Il Tenente Colonnello delle SS Martin Fellenz ordinò di sgomberare il passaggio con la minaccia di denunciarli, ma Battel e Liedtke risposero minacciando di aprire il fuoco. La situazione era tesa, ma alla fine Fellenz fece ritirare le SS. Ovviamente si trattò di un ritiro momentaneo, era chiaro che sarebbero tornati con ordini dai comandi superiori.

Max Liedtke:

Battel fece caricare il maggior numero di ebrei possibile nei camion. In 5 viaggi circa 500 persone vennero portate fuori dal ghetto, e un centinaio di loro venne nascosto nelle cantine degli alloggiamenti della Wehrmacht da Battel che andava personalmente tutti i giorni a consegnare il cibo. Restarono lì per due settimane prima di ritornare al ghetto, quando la situazione si era finalmente calmata.

Il giorno seguente l’episodio della minaccia con le mitragliatrici Fellenz tornò con gli ordini di Himmler e non ci fu nulla da fare, circa 4.000 persone furono deportate a Belzec

Albert Battel

Il comportamento di Von Gienanth, Lidtke e Battel non restò senza conseguenze. Il generale fu passato alla riserva e rimandato in Germania, Liedtke fu mandato al fronte in Unione Sovietica dove fu poi fatto prigioniero e morì, a guerra finita, durante il 1955. Battel fu indagato sia dalla Wehrmacht sia dalle SS. Venne arrestato dalla Wehrmacht su ordine di von Keitel , venne imprigionato, gli furono levate le decorazioni guadagnate nella Prima Guerra Mondiale e revocato lo stipendio. Incombeva su di lui la minaccia di venir consegnato alle SS. Battel venne aiutato dal generale Eugen Höbert von Schwarztal che lo fece liberare e gli consigliò di congedarsi dalla Wehrmacht per motivi di salute e unirsi alla Volkssturm, la milizia popolare.

Dopo la fine della guerra nei processi di denazificazione Battel, per la sua appartenenza al partito (obbligatoria per la sua professione di avvocato), venne giudicato nazista e gli venne proibito l’esercizio della professione. Nessuno parlò in suo favore, i pochi superstiti di Belzec e Przemyśl non conoscevano il suo nome. Trovò lavoro in una fabbrica e morì nel 1952.

Il ghetto di Przemyśl

La riabilitazione di Battel avvenne grazie al processo di Martin Fellenz. Fellenz era stato ritenuto non colpevole nei processi di denazificazione, ma grazie alle molte testimonianze dei superstiti venne in seguito arrestato e processato nel 1963 con l’accusa di aver deportato circa 40.000 ebrei. Venne condannato a 7 anni, parzialmente già scontati in attesa del processo e tornò libero.

Martin Fellenz:

Durante il processo però venne trovato il fascicolo sulle indagini del 1942 su Battel, e venne ritrovata anche una lettera di Himmler a Bormann dell’ottobre 1942 dove si ordinava l’arresto di Battel a guerra finita (i tedeschi erano ancora dell’idea che la vittoria fosse dietro l’angolo).

Chi poteva essere e cosa poteva aver fatto questo sconosciuto Albert Battel da essere oggetto di una lettera fra i maggiori esponenti del nazismo?

La lettera di Heinrich Himmler a Martin Bormann relativa a Albert Battel:

La storia di Battel, l’avvocato nazista che salvava gli ebrei, finì sui giornali di tutto il mondo e molti sopravvissuti che non avevano mai saputo il suo nome lo riconobbero dalle foto. L’avvocato israeliano Zeev Goshen, con l’aiuto di Michael Goldmann-Gilad, sopravvissuto di Belzec e divenuto poi l’investigatore della polizia israeliana che interrogò Adolf Eichmann, volle riabilitare pubblicamente Battel dopo anni di ricerche di notizie e testimoni che dichiararono di aver avuto un protettore tedesco, pur senza conoscerne il nome.

Michael Goldmann-Gilad durante il processo a Adolf Eichmann:

Nel 1981 Battel venne riconosciuto “Giusto fra le nazioni” e il suo albero è nel giardino dello Yad Vashem, il Centro per la Memoria della Shoah di Gerusalemme . Peccato che Albert Battel non abbia fatto in tempo a sapere di essere stato paragonato a Oskar Schindler.

La medaglia di Giusto tra le nazioni

Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.