L’arte può suscitare sensazioni diverse. Ammirazione, incredulità, passione, o commozione, come l’arte di trincea. Materiali poverissimi, scarti della guerra, trasformati in opere d’arte. Alcune raffinatissime e magnifiche, altre semplici, quasi primitive, eppure nessuna lascia indifferenti.

Che siano gioielli o oggetti decorativi o di uso comune, quello che è dietro ad ogni pezzo è un pezzo di storia e di sofferenza.

Fotografia di Claude Truong-Ngoc condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

La prima guerra mondiale è stata, più delle precedenti e delle successive, una guerra di trincea.

Ore, giorni, ad aspettare la prossima battaglia, nelle trincee o nelle gallerie in montagna, o anche nei mesi o anni di prigionia. E bisognava passare il tempo, pensando a casa, alla prossima licenza, se mai ci sarebbe stata.

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Così cominciò l’arte di trincea. Di materiale ce n’era tanto. Bossoli di fucile, di cannone, proiettili, gavette, materiale abbandonato sul campo, monete restate in tasca, bottoni, distintivi, tutto poteva servire.

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I soldati, di qualunque colore fosse la loro divisa, cominciarono a lavorare questi resti di guerra.

L’arte di trincea ha accomunati tutti, da qualsiasi nazione provenissero

La mia passione è nata da questa mia collana fatta da un soldato belga con monete del 1914 e quella centrale del 1907, forate per applicare una pietra colorata, fatta per una fidanzata o una moglie, chissà. Pur nella semplicità del materiale è un gran lavoro. La medaglietta centrale è di Elisabetta Regina dei Belgi, donata ai soldati a ricordo della regina e applicata in seguito, è del 1918, il che fa pensare che l’autore sia stato così fortunato da vedere la fine del conflitto.

Sul retro la dicitura ‘La mere de nos braves 1914-1918’.

Elisabetta del Belgio non è figura molto nota in Italia ma in Belgio è famosissima. Elisabetta in Baviera, figlia di Carlo Teodoro (fratello di Sissi, Elisabetta d’Austria) e poi madre di Maria Josè, ultima regina d’Italia, era diventata per matrimonio regina del Belgio.

La famiglia reale del Belgio, invaso dai tedeschi durante la prima guerra mondiale, si era rifiutata di scappare ed Elisabetta, pur tedesca di nascita, si era prodigata in tutti i modi per aiutare i soldati belgi che combattevano con i francesi contro i tedeschi, lavorando negli ospedali con tanta passione e amore, e tale era stata la sua dolcezza che era stata soprannominata ‘la mamma dei nostri valorosi’.

Molti sono stati i gioielli fatti dai soldati, anelli con l’ottone dei bossoli di fucile, bracciali con i bossoli di cannone o con l’alluminio delle gavette, più facile da lavorare. Su alcuni si vede la mano esperta, sono veramente gioielli, impreziositi da elementi ricavati da monete o distintivi e medaglie. Alcuni incredibili bracciali, soprattutto tedeschi, fatti con la ghiera rigata del bossolo arrivano ad avere la cerniera e la chiusura, probabilmente opera di orafi tanta è la raffinatezza del lavoro. E molte monetine, di tutte le nazioni, trovate sui campi di battaglia o nelle tasche di chi non ne aveva più bisogno, amico o nemico che fosse.

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Gli altri improvvisavano, ma in ognuno si nota l’amore con il quale venivano fatti. Cercavano di abbellirli con semplici incisioni, spesso con i nomi delle persone o dei luoghi, e le date, per poi regalarli alle loro donne o tenerli come ricordo. Fanno tanta tenerezza quelli più semplici, con abbozzati fiorellini di ‘non-ti-scordar-di-me’ o come quelli ritrovati nei campi di battaglia, mai finiti e mai consegnati. In Francia ne sono stati trovati moltissimi.e se ne trovano ancora sepolti nei campi dove i combattimenti sono stati più aspri.

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Ma non c’erano solo gioielli. I bossoli dei cannoni diventavano vasi, finemente battuti e incisi, ancora di gusto Liberty, vere opere d’arte, i bossoli di fucile spesso diventavano accendini, con le gavette facevano tabacchiere, portacenere. E tagliacarte, il lavoro più semplice, i più raffinati abbelliti da manici di materiali diversi come i ganci per i bottoncini degli stivaletti femminili.

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Oggetti meravigliosi, tutti.

La vicenda della Prima Guerra Mondiale, studiata solo sui libri di scuola, potrebbe risultare arida, mentre queste piccole storie rendono la tragedia molto più umana.

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Alcuni soldati al lavoro su dei pezzi di artiglieria:

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Alcuni soldati al lavoro:

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Esposizione “L’Art pendant la guerre”, Losanna, 1917:

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Giovanna Francesconi
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.