Nell’ultimo articolo, abbiamo trattato la prima parte inerente ai Disturbi di Apprendimento. Di seguito, concluderemo questo nostro percorso, parlando di Dignosia, Disprassia, goffaggine e/o maldestrezza motoria e agnosia.

DISGNOSIA

E’ un disturbo più ampio delle capacità d’apprendimento e riguarda la combinazione di ritardi nell’evoluzione del linguaggio verbale, in particolare nelle sue potenzialità semantiche, unite a un ritardo nello sviluppo percettivo- rappresentativo delle informazioni sensoriali e dello sviluppo psicomotorio funzionale.
I soggetti disgnosici, cominciano a avere lacune nei prerequisiti all’apprendimento che, se non vengono colmate, si trasformano in lacune cognitive gravi riguardanti, le abilità di base del percorso di alfabetizzazione e scolarizzazione in generale. Spesso alla disgnosia si trova collegata la dislessia, in questo modo entrambe i disturbi si rinforzano vicendevolmente, e si associano a gravi difficoltà attenzionali, rendendo ancora più difficoltose le possibilità d’apprendimento del soggetto.
Alla scuola dell’infanzia è importante constatare se il bambino ha difficoltà di coordinazione nei movimenti, maldestrezza, difficoltà motorie in genere, se è indeciso su quale mano usare e quindi le utilizza alternativamente entrambe per le attività quotidiane, se confonde i nomi degli oggetti, se ha difficoltà fonetico-fonologiche.Inoltre è utile individuare se incontra difficoltà nel battere le mani o più generalmente muoversi a ritmo. E’ importante non dare la matita direttamente in mano al bambino forzandolo in questo modo ad utilizzare la destra. Può essere utile invece cercare di capire quale delle due parti è più forte.
Alla scuola elementare, invece bisogna osservare se lo standard della lettura e del lavoro scritto di un bambino cade al di sotto delle aspettative rispetto alle sue capacità; se ha difficoltà nel copiare e soprattutto dalla lavagna, se ha difficoltà di concentrazione, soprattutto dopo aver eseguito un compito scritto; se non riesce a essere preciso nel disegnare soprattutto nel disegno geometrico; se ha difficoltà o lentezza nella lettura; se i suoi compiti sono sempre pieni di errori di ortografia. Se sembra distratto, svogliato, se ha problemi di concentrazione.
Alla scuola media, infine, è opportuno controllare se il soggetto ha particolari e ripetitive difficoltà nella lettura, se è insolitamente maldestro, se non riconosce ancora la destra dalla sinistra, se risponde oralmente bene alle domande, ma ha difficoltà a scrivere le risposte, se legge una parola e poi non la riconosce in seguito nella pagina, se ha difficoltà a prendere appunti mentre l’insegnante spiega, se riesce meglio nelle verifiche orali piuttosto che in quelle scritte, se ha difficoltà ad incolonnare i numeri in matematica e forti difficoltà in ed.tecnica.

DISPRASSIA

I bambini disprassici sono generalmente descritti per le difficoltà particolarmente gravi, nella realizzazione di sequenze motorie coordinate e nelle attività grafiche, che li contraddistinguono.

Questi disturbi determinano problemi nella scrittura, sia perché il bambino più piccolo risulta incapace di scrivere le lettere, sia perché quello più grande mal controlla il grafismo e lo spazio del foglio, dando esito a prodotti grafici pasticciati visivamente e, probabilmente, per l’interazione dei fattori attivi, anche a livello cognitivo.

GOFFAGGINE E MALDESTREZZA MOTORIA

La goffaggine e maldestrezza motoria è caratterizzata dalla presenza di disturbi della percezione e della esecuzione, che probabilmente hanno una maggiore importanza per comprendere la natura del deficit: si tratta di disturbi dell’organizzazione e dell’interpretazione degli stimoli sensoriali che provengono dall’interno e dall’esterno.

Sembra che la percezione – attenzione e formulazione di comportamenti orientati, potrebbe costituire una modalità alternativa di categorizzazione e di elaborazione precoce dell’esperienza sostitutiva del ruolo dell’azione, anche in bambini con gravi difficoltà motorie.

L’impedimento più grave non è infatti rappresentato tanto dalla cattiva qualità del movimento bensì dall’impossibilità di ricevere dall’ambiente esterno un feedback soddisfacente.

L’incontro frustrante con la realtà, determina una retroazione negativa rispetto alla motivazione ad apprendere.

AGNOSIA

L’agnosia consiste nell’incapacità di identificare un oggetto, nonostante le funzioni sensoriali siano ben funzionanti e non ci siano disturbi dell’attenzione o della coscienza.

Le agnosie si suddividono in:

  • Percettive, qualora sia compromessa la percezione degli oggetti.
  • Associative qualora ci siano disturbi nel ricavare il significato degli oggetti.
  • L’agnosia compare come conseguenza di lesioni cerebrali e, a seconda del tipo di sensibilità interessata, assume nomi differenti.

L’agnosia visiva comporta il mancato riconoscimento di oggetti percepiti con la vista nonostante gli organi periferici adibiti all’analisi dello stimolo visivo non presentino danni. I pazienti affetti da agnosia visiva appercettiva hanno delle serie difficoltà a riconoscere degli oggetti in condizione di cattiva illuminazione (ad esempio in penombra) o se presentati con angolazioni insolite (ad esempio, un secchio visto dall’alto anziché frontalmente).

La diagnosi di questo disturbo non è facile e può capitare che persone con agnosia siano considerate “cieche”.

Gli errori nel riconoscere gli oggetti sembrerebbero dovuti al fatto che chi soffre di questa patologia nota solo alcuni dettagli dello stimolo visivo, trascurandone altri importanti.

I pazienti con agnosia visiva associativa non hanno problemi nel percepire le cose, ma si comportano come se un oggetto comune, posto davanti a loro, fosse qualcosa di mai visto.

Può capitare quindi che una persona non sappia riconoscere una matita o non sappia dire a cosa serva, ma ne possa descrivere perfettamente forma e colore.
La curiosità è che tale disturbo può essere circoscritto ad alcune categorie di stimoli, tra questi la prosopagnosia, deficit che impedisce al soggetto di riconoscere i volti familiari e, nei casi gravi, comporta l’incapacità di riconoscere sé stessi davanti ad uno specchio.

Questi pazienti hanno la possibilità di trarre aiuto dalla voce di chi sta loro di fronte.

Ci sono persone il cui deficit è limitato al riconoscimento dei colori: essi possono vederli e distinguerli, ma non sono in grado di colorare un disegno in bianco e nero perché si comportano come se non sapessero di che colori sono abitualmente gli oggetti presentati.

L’agnosia visuo-spaziale impedisce all’individuo di analizzare correttamente delle informazioni spaziali. Eseguire compiti relativamente semplici come disegnare, scrivere, diventa un’impresa ardua per la difficoltà ad usare in modo adeguato lo spazio sul foglio. Se si chiede ad una persona con questo disturbo di copiare degli stimoli da un modello proposto, il risultato sarà piuttosto carente, con gli oggetti mal allineati o privi di dettaglio.

Anche la lettura può essere difficoltosa. Discriminare la posizione, l’orientamento, ricercare degli stimoli o esplorare lo spazio danno esiti poco soddisfacenti.
L’agnosia acustica è l’incapacità di riconoscere suoni e rumori e, come avviene per la modalità visiva, può essere di tipo appercettivo o associativo. Il disordine può manifestarsi in modo selettivo compromettendo una ben precisa abilità. Ad esempio, l’amusia impedisce di riconoscere melodie note e, a sua volta, si divide in recettiva (non s’identificano le note) o espressiva (non si riesce a fischiettare un motivo conosciuto).

L’agnosia tattile impedisce di riconoscere un oggetto attraverso il tatto, in mancanza di informazioni provenienti dagli altri sensi. Anche in questo caso è presente la classificazione in appercettive e associative e può manifestarsi in modo altamente specifico. Possiamo, infatti, distinguere:

  • L’iloagnosia (incapacità nell’identificare il materiale con cui è fatto un oggetto).
  • L’amorfognosia (mancato riconoscimento della forma).
  • L’asimbolia tattile (difficoltà a denominare l’oggetto toccato).

Siamo giunti al termine di questo nostro viaggio attraverso i Disturbi di Apprendimento. Ci auguriamo che possa essere stato utile soprattutto per fugare dubbi e/o perplessità.

Haidi Segrada

Haidi Segrada. È Esperta in glottodidattica infantile, counselor pedagogico e formatrice. Esperta in comunicazione pedagogica. Si occupa della supervisione pedagogica e didattica in diverse scuole e strutture educative, sia pubbliche che private. Ha maturato un’esperienza pluriventennale nel mondo della scuola ricoprendo diversi ruoli: docente, consulente, coordinatrice e direttrice. Professore associato presso UniCampus HETG.
E' autrice di testi psicopedagogici e didattici come: “Organizzare l’educazione – profili di metodo nella scuola dell’infanzia”, “La comunicazione empatica nella scuola dell’infanzia”, “Mi prenderò cura di te”, “James the storyteller” e “ACA, Ascolto, Comunicazione, Azione”, co - autrice del manuale universitario “La pratica psicopedagogica: dalle teorie all’intervento educativo” edito da Mimesis. Ha scritto, inoltre, il testo di storia della pedagogia: “Impronte di storia della pedagogia dal settecento ad oggi” e “STEAM per l’infanzia. Esperienze e proposte operative”
Autrice delle raccolte di poesie “Il Tramonto all’Alba” e “Con il vento nel cuore”.
Autrice per Vanilla Magazine. 
Formatore Docente e Progettista certificata AIF (Associazione Italiana Formatori) è ideatrice del Marchio “A.C.A” – Metodo educativo – pedagogico e didattico.
E’ Presidente dell’Associazione “ACA - educazione in rete”.

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