I Mapuche sono un popolo nativo dell’America del sud, che ha sempre vissuto in territori del Cile centrale e meridionale e dell’Argentina del sud, e che conserva ancor oggi molte delle sue antiche tradizioni. La loro economia si è sempre basata sull’agricoltura, tanto che il loro nome significa “Popolo della Terra”, ma sono anche stati fieri combattenti, che in tempi lontani si opposero con successo ai tentativi di conquista da parte dell’Impero Inca, ma non solo. Questo popolo, composto da etnie diverse e senza una vera struttura statale, riuscì a contrastare l’occupazione dei conquistadores spagnoli per oltre trecento anni. La guerra di Arauco è considerato il più lungo conflitto mai combattuto nella storia (1536 – 1881), e vide contrapposti i Mapuche agli spagnoli.

Familia Mapuche di Claudio Gay – 1848

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Nel 1557 fu combattuta la battaglia di Lagunillas, nei pressi del fiume Bio Bio (Cile centro-meridionale), in cui furono uccisi trecento Mapuche contro due sole vittime spagnole. La disfatta dei nativi fu totale, perché 150 tra i sopravvissuti furono catturati; tra i prigionieri c’era anche il capo Mapuche, Galvarino.

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Tutti furono condannati, per l’insurrezione, al taglio della mano destra e del naso. L’ordine fu dato direttamente dal governatore spagnolo Garcia Hurtado de Mendoza, che decretò per Galvarino il taglio di entrambe le mani.

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I prigionieri furono poi rilasciati, per servire da monito agli altri guerrieri Mapuche, che avrebbero dovuto terrificarsi per la brutale punizione inflitta dagli spagnoli. Mendoza inviò Galvarino dal toqui (capo militare) Caupolican, per convincerlo ad arrendersi, informandolo del preponderante numero dei soldati spagnoli e delle devastanti armi da fuoco di cui erano dotati.

Garcia Hurtado de Mendoza

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Quando Galvarino si presentò davanti al suo toqui, e al consiglio di guerra, invece di consigliare la resa, chiese giustizia per le mutilazioni ricevute, e invocò una nuova rivolta contro i conquistadores, a cui partecipò da fiero combattente, a capo di uno squadrone, nonostante le mutilazioni subite: il coraggioso nativo americano si fece legare due coltelli al posto delle mani amputate, per contrastare l’avanzata degli spietati usurpatori spagnoli.

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Nessuno può sapere quanto lunghe e taglienti fossero le lame, ma a tutti probabilmente piace pensare che fossero lucenti e affilate come lance

Il 30 novembre 1557 Galvarino guidò i soldati Mapuche contro 1.500 spagnoli, nella battaglia di Millarapue, nella quale persero la vita 3000 nativi, e 800 furono fatti prigionieri. La vittoria dei conquistadores fu facile, perché potevano contare su armature, balestre e fucili.

Molti prigionieri furono impiccati, mentre sulla fine di Galvarino ci sono diverse ipotesi: secondo alcuni resoconti dell’epoca, fu dato in pasto ai cani, secondo altri fu impiccato; una terza ipotesi narra del suo suicidio, compiuto proprio con una delle lame, che combatterono sino alla morte i conquistadores spagnoli.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.