I Coniugi Żabiński salvarono Centinaia di Ebrei nascondendoli allo Zoo di Varsavia

In periodi storici particolarmente bui, fortunatamente accade che alcune persone si distinguano da tutte le altre per il loro coraggio e la compassione, in un mondo che talvolta sembra perdere qualsiasi traccia di umanità. Durante la Seconda guerra mondiale, più di 200 ebrei cercarono e trovarono rifugio nello zoo di Varsavia, alcuni ospitati nella villa dei proprietari, altri nascosti temporaneamente nelle gabbie vuote dello zoo. La storia di questi salvataggi è stata accuratamente raccolta nel Museo di Storia degli ebrei polacchi.

Tutto iniziò con Jan Żabiński e sua moglie Antonina. Nel 1929 Jan divenne direttore dello zoo di Varsavia, nato da una mostra di animali itinerante partita nel 1871, che si trasformò in un fiorente giardino zoologico sulla riva destra del fiume Vistola, dove si trova ancor oggi.

Il gran numero di animali esotici, e anche il successo della loro riproduzione in cattività, attirava visitatori da tutto il paese. Nel 1937 nacque nello zoo il primo elefante “polacco”, Tuzinka.

I Żabiński erano appassionati d’arte oltre che di animali: Jan aveva studiato disegno presso la Scuola di Belle Arti e aveva lavorato come ricercatore presso l’Università di Varsavia, al Dipartimento di Zoologia e Fisiologia degli animali, mentre Antonina era archivista presso lo stesso dipartimento.

Dopo l’apertura dello zoo, la coppia si tenne in stretto contatto con l’ambiente artistico locale, aprendo il giardino a molti pittori e musicisti, che amavano lavorare in quel luogo, trovarvi ispirazione, o dare concerti all’aria aperta.

Lo zoo fu il centro di una fiorente attività artistica e scientifica sino al 1939, quando l’esercito tedesco invase la Polonia. Durante il bombardamento di Varsavia, il 1° settembre, lo zoo venne colpito e molti animali furono uccisi. Jan Żabiński si vide costretto ad abbattere gli animali feroci, che potevano diventare un pericolo se, in seguito ad un altro attacco, fossero fuggiti, vagando liberamente in città.

Gli animali sopravvissuti divennero fonte di cibo per gli abitanti di Varsavia, durante l’assedio alla città. Per i Żabiński fu orribile assistere alla morte dei loro protetti, e ancor più decidere di abbatterli loro stessi, ma la guerra non aveva lasciato loro altra scelta.

Antonina scrisse nel suo diario: ”C’era questa cupa calma piatta in tutto il mondo, e io continuavo a ripetermi che non era un sogno di morte ed estinzione, ma semplicemente un ’sonno invernale’.”

Nonostante il dolore per la perdita dei loro amati animali, Jan e Antonina approfittarono della loro posizione per aiutare gli altri

Jan, che era un attivista anti-nazista già prima dell’invasione della Polonia, fu incredibilmente nominato dall’esercito tedesco sovrintendente ai parchi di Varsavia: una perfetta opportunità per aiutare la comunità ebraica, perché la carica gli dava libero accesso al ghetto ebraico, consentendogli così di rimanere in contatto con i suoi amici e colleghi ebrei, ai quali riusciva a portare cibo e notizie. Iniziò ad allevare animali da cortile nello zoo ormai vuoto, proprio per portare della carne all’interno del ghetto. Riuscì anche a procurare documenti falsi a diverse persone e nascondigli nella zona “ariana” della città.

Le gabbie vuote dello zoo divennero dei rifugi temporanei per quegli ebrei che non trovavano altro luogo dove nascondersi, ma la coppia accolse anche in casa diverse persone in cerca di salvezza.

Per avvisare gli ospiti di un pericolo, Antonina suonava al pianoforte un’aria di Offenbach: al suono di “Vai, vai a Creta” i clandestini correvano a nascondersi in soffitta, o in un piano interrato sotto al giardino, attraverso un tunnel segreto.

I Żabiński aiutarono sia vecchi amici che persone a loro sconosciute

Durante gli anni della guerra Jan Żabiński ebbe un ruolo attivo nella Armia Krajowa, il principale movimento di resistenza polacca, e partecipò anche alla rivolta di Varsavia, nel 1944. Fu arrestato e portato in un campo di concentramento, ma la moglie proseguì l’attività di assistenza agli ebrei, aiutata dal giovane figlio Ryszard. Fortunatamente Jan sopravvisse, e riuscì ad assistere alla cerimonia di riapertura dello zoo, nel 1949.

Chi crede alla circolarità della storia, sicuramente troverà una conferma nella foto successiva: prigionieri di guerra tedeschi chiusi in delle gabbie dello zoo di Anversa.

La storia di Jan Zabinski e sua moglie Antonina 11

Nel 2007 la scrittrice americana Diane Ackerman ha pubblicato un libro, “The Zookeeper’s Wife”, sulla famiglia Zabinski, ispirato dai diari di Antonina.

Dal libro è stato tratto un film uscito nel 2017, di cui sotto trovate il trailer:


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