Definire e ricercare i Bisogni Educativi Speciali non significa “fabbricare” alunni diversi per poi emarginarli o discriminarli in qualche modo. Significa rendersi conto delle varie difficoltà, grandi e piccole, per sapervi rispondere in modo adeguato (Ianes 2005).

Tra poco inizierà un nuovo anno scolastico, nuove avventure e nuove sfide. A tal proposito desideriamo trattare un argomento tanto importante quanto controverso e fare chiarezza in merito alla sigla B.E.S.

Con la sigla B.E.S. si fa riferimento ai Bisogni Educativi Speciali portati da tutti quegli alunni che presentano difficoltà richiedenti interventi individualizzati non obbligatoriamente supportati da una diagnosi medica e/o psicologica, ma comunque riferiti a situazioni di difficoltà tali da far prefigurare un intervento mirato e personalizzato. Attualmente, il panorama dei bisogni è molto ampio e non si riferisce solo a cause specifiche, la loro natura non è stabile nel tempo poiché possono venire meno o essere superati. Si può trattare di svantaggio sociale e culturale, di disturbi specifici di apprendimento e/o di disturbi evolutivi specifici, di difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse. Le linee di intervento vengono declinate in ordine alle diverse tipologie. Gli alunni che mostrano di avere Bisogni Educativi Speciali sono quantificati intorno al 10-15% del totale (anche se, ogni anno le percentuali aumentano) mentre quelli in possesso di una certificazione, individuati storicamente come diversamente abili sono il 2-3%. L’insieme dei provvedimenti adottati chiarisce come la presa in carico dei BES debba essere al centro dell’attenzione e dello sforzo congiunto della scuola e della famiglia.

Esistono anche soggetti che vengono classificati con l’acronimo EES (Esigenze Educative Speciali): si tratta di persone caratterizzate da qualsiasi difficoltà evolutiva nell’ambito dell’educazione e dell’apprendimento caratterizzata da un funzionamento problematico (danno, ostacolo, stigma sociale).

A tal proposito, desideriamo ricordare la Direttiva del 24 dicembre 2012 che individua e definisce meglio la situazione dei soggetti BES; un passaggio importante è rappresentato dalle affermazioni seguenti: «Gli alunni con disabilità si trovano inseriti all’interno di un contesto sempre più variegato, dove la discriminante tradizionale – alunni con disabilità/alunni senza disabilità – non rispecchia pienamente la complessa realtà delle nostre classi. Anzi, è opportuno assumere un approccio decisamente educativo, per il quale l’identificazione degli alunni con disabilità non avviene sulla base della eventuale certificazione, che certamente mantiene utilità per una serie di benefici e di garanzie, ma allo stesso tempo rischia di chiuderli in una cornice ristretta. A questo riguardo è rilevante l’apporto, anche sul piano culturale, del modello diagnostico ICF (International Classification of Functioning) dell’OMS, che considera la persona nella sua totalità, in una prospettiva bio-psico-sociale. Fondandosi sul profilo di funzionamento e sull’analisi del contesto, il modello ICF consente di individuare i Bisogni Educativi Speciali (BES) dell’alunno prescindendo da preclusive tipizzazioni. In questo senso, ogni alunno può presentare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta». In questo contesto, quindi, viene sottolineata l’importanza della classificazione ICF, ma anche la necessità di non “circoscrivere” l’alunno con disagio/difficoltà/disturbo in una  ”cornice ristretta” perché si limiterebbe il suo processo di inclusione nel contesto-classe.

L’assenza di certificazione non consente all’alunno di accedere ai servizi previsti dalle legge 104; nonostante la mancata presenza dell’insegnate di sostegno, gli insegnanti curricolari sono emotivamente e professionalmente impegnati nella elaborazione di strategie di intervento mirate. Si tratta di un percorso delicato e difficile che alunno, genitori ed insegnanti devono seguire insieme in un confronto costante e in totale collaborazione.

Gli insegnanti, soprattutto, devono attuare costantemente la pratica osservativa (esistono al riguardo molte schede di osservazione), iniziando già dalla scuola dell’infanzia, poiché una individuazione tempestiva di un deficit consente agli insegnanti e ai genitori di predisporre gli interventi più opportuni. Questa considerazione si riferisce soprattutto ai soggetti con DSA in quanto le difficoltà e/o i disturbi dell’apprendimento vengono ritenuti meno gravi di un altro deficit e, di conseguenza, i genitori in alcuni casi, possono sottovalutare la gravità del problema.

Un percorso individualizzato e personalizzato costituisce lo strumento privilegiato con cui le difficoltà di apprendimento connesse ai BES possono essere affrontate dalla scuola attraverso la messa a punto di un Piano Didattico Personalizzato (PDP). Questo ha lo scopo di definire, monitorare e documentare le strategie di intervento più idonee e i criteri di valutazione degli apprendimenti. Il PDP è lo strumento con cui si potranno includere progettazioni didattico – educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita, da parte dei docenti, sia nelle attività individuali che  collegiali. Come si può evincere questo strumento rappresenta un mezzo educativo e didattico fondamentale dove, ancora una volta, viene chiamata in causa la professionalità del docente e di tutto il team della classe.

Cerchiamo ora, di rispondere alle domande più frequenti in materia di BES.

“Chi individua gli studenti con Bisogni Educativi Speciali?”

La C.M. 8/2013 enuncia come doverosa l’indicazione da parte dei Consigli di classe e dei team dei docenti dei casi in cui si ritenga opportuna e necessaria l’adozione di una personalizzazione della didattica e di eventuali misure compensative e dispensative, nella prospettiva di una presa in carico globale ed inclusiva.

Naturalmente si confermano le procedure di certificazione già in essere per gli studenti con disabilità e con Disturbo Specifico di Apprendimento.

I docenti sono chiamati a formalizzare i percorsi personalizzati attraverso delibere di Consigli di classe – team docenti, redigendo il Piano di Studi Personalizzato, firmato dal Dirigente Scolastico (o da docente specificamente delegato), dai docenti e dalla famiglia.

“Chi firma il Piano di Studi Personalizzato?”

Il MIUR indica che il PDP debba essere a firma congiunta da parte della scuola (Dirigente Scolastico o docente delegato), docenti e famiglia.

Riguardo al coinvolgimento delle famiglie è utile sottolineare, in questa sede, che le stesse sono coinvolte nella firma sia per una piena consapevolezza della personalizzazione del percorso scolastico dei propri figli, sia per una condivisione di strumenti e modalità da utilizzare a scuola per il successo formativo. Non giova agli studenti un’eccessiva interferenza nei contenuti del PDP da parte delle famiglie, né l’esclusione delle stesse dalla conoscenza del piano: si sottolinea, ancora una volta, quanto sia importante un rapporto di fiducia e collaborazione. Scuola e famiglia devono lavorare in comunione d’intenti e questo monito vale sempre, non solo in presenza di casi con bisogni educativi speciali.

Qualche considerazione

In apertura abbiamo ricordato che a breve inizierà un nuovo anno scolastico. Ogni volta, è un nuovo inizio ma, soprattutto, una possibilità. Sappiamo bene quanto il panorama della scuola sia complesso, a volte sembra di non riuscire nel proprio mandato educativo sia che si parli di famiglie sia che si tratti di personale educativo e docente perché sempre più la burocrazia schiaccia e soffoca la qualità dell’operato. Il nostro augurio è quello di resistere, di non darsi per vinti, di lottare non solo perché è un nostro preciso dovere di fronte al futuro, ma perché siamo tutti coinvolti nell’educazione, è un argomento, quello dell’educazione e della scuola che riguarda tutti, nessuno escluso. Sappiamo che le difficoltà sono molte che, spesso, la voglia di mollare tutto ci potrebbe sopraffare ma dobbiamo resistere per il bene della nostra società,  in questa stessa società che si pone come obiettivo preponderante quello di produrre  e consumare, noi siamo chiamati a produrre futuro e speranza.

Tanti auguri, quindi, a tutti i genitori e a tutto il personale educativo e didattico che si appresta ad iniziare un nuovo anno scolastico, che possa essere costellato da fatiche (questo lo sappiamo e lo mettiamo in conto) ma anche da soddisfazioni e di crescita, non solo quella dei nostri figli e/o alunni, ma anche la nostra, quella crescita che rappresenta una spirale aperta verso l’alto e che ci aiuta a dare un’immagine al concetto di educazione ed autoeducazione… Un’infinita spirale aperta verso l’alto, verso l’infinito, verso l’oltre… 

Consigli di lettura

Ianes D., L’evoluzione dell’insegnante di sostegno. Verso una didattica inclusiva, Erickson, Trento, 2014.

D. Ianes, Bisogni educativi speciali e inclusione, Erickson, Trento 2005

Haidi Segrada

Haidi Segrada. È Esperta in glottodidattica infantile, counselor pedagogico e formatrice. Esperta in comunicazione pedagogica. Si occupa della supervisione pedagogica e didattica in diverse scuole e strutture educative, sia pubbliche che private. Ha maturato un’esperienza pluriventennale nel mondo della scuola ricoprendo diversi ruoli: docente, consulente, coordinatrice e direttrice. Professore associato presso UniCampus HETG.
E' autrice di testi psicopedagogici e didattici come: “Organizzare l’educazione – profili di metodo nella scuola dell’infanzia”, “La comunicazione empatica nella scuola dell’infanzia”, “Mi prenderò cura di te”, “James the storyteller” e “ACA, Ascolto, Comunicazione, Azione”, co - autrice del manuale universitario “La pratica psicopedagogica: dalle teorie all’intervento educativo” edito da Mimesis. Ha scritto, inoltre, il testo di storia della pedagogia: “Impronte di storia della pedagogia dal settecento ad oggi” e “STEAM per l’infanzia. Esperienze e proposte operative”
Autrice delle raccolte di poesie “Il Tramonto all’Alba” e “Con il vento nel cuore”.
Autrice per Vanilla Magazine. 
Formatore Docente e Progettista certificata AIF (Associazione Italiana Formatori) è ideatrice del Marchio “A.C.A” – Metodo educativo – pedagogico e didattico.
E’ Presidente dell’Associazione “ACA - educazione in rete”.

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