Il deserto del Sahara, un oceano di sabbia e silenzio, una distesa sterminata che sembra senza confini. Per chi ci è stato, è impossibile non sentirne la nostalgia, la voglia tornarci ancora una volta. E magari, parlando del fascino del deserto, a qualcuno potrebbe venire in mente un film del 1975, Il vento e il leone, dove un indimenticabile Sean Connery interpreta (in una storia estremamente romanzata) uno sharīf berbero, detto il Raysuli.

Il vero Raysuli – 1924

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I berberi, popolo straordinario come il luogo dove hanno scelto di vivere. Il nome che si sono dati è Imaziɣen, “uomini liberi”, mentre gli arabi e poi gli occidentali usarono il vocabolo greco-romano “barbaro” (che indicava inizialmente chi non parlava greco e latino).

Berbero del Marocco

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Perché gli “uomini liberi” scelsero di vivere in una distesa di sabbia e roccia dal clima implacabile come il Sahara?

Berberi nel deserto

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Quell’immenso territorio che si estende dalle coste occidentali dell’Atlantico fino al Mar Rosso, un tempo era qualcosa di molto diverso e più ospitale, simile alla savana. E mentre il clima cambiava e il deserto avanzava, molte popolazioni si spostavano. Ma non gli antenati pre-arabi dei Berberi, che trovarono il modo di sopravvivere in luogo tanto ostile.

Berbero suona per due donne della sua tribù

Fonte immagine: Wellcome Images via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 4.0

E se i resti più antichi, riconducibili a popolazioni affini, risalgono addirittura al 20.000 a.C, le testimonianze sugli Imaziɣen risalgono a circa 5.000 anni fa: tribù unite da lingue simili che vivevano in diverse aree del Nord Africa e che si mescolarono fra loro, gettando le basi dell’identità e della cultura berbera. Loro preferiscono far iniziare la loro storia nel 950 a.C., quando un libico divenne faraone e fondò la XXII dinastia.

Giovane donna berbera con gioielli tradizionali – 1905 circa

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I Berberi si sono scontrati con molte delle civiltà che dominarono in terra africana: furono soggiogati da Fenici e Cartaginesi, e secoli dopo dagli arabi. Ma fondarono anche regni potenti, come la Numidia e la Mauretania, finché non arrivarono i Romani, che ridussero a province dell’impero praticamente tutti i territori  del Nord Africa. Poi, quando la dominazione romana cadde, i Berberi ripresero il controllo di molte regioni nordoccidentali, e non solo. Si spinsero alla conquista della Spagna, dopo l’islamizzazione del Maghreb, sotto il comando di Tāriq ibn Ziyād.

Pastore Berbero in Marocco

Fonte immagine: Mary Gillhan Archive Project via Wikimedia Commons-licenza CC BY 2.0

Attraverso i secoli i Berberi, incontrando e scontrandosi con tanti popoli diversi, hanno assorbito molte diverse influenze culturali, mantenendo al tempo stesso uno stile di vita che li distingue notevolmente dagli altri popoli africani. I Berberi, per l’ovvia impossibilità di praticare l’agricoltura, hanno scelto una vita nomade, da “uomini liberi”.

Due cammellieri berberi in Marocco

Fonte immagine: John581 via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 2.0

Gli uomini si dedicavano alla pastorizia, mentre alle donne era riservato il compito di tessere. Erano molti gli animali allevati da queste tribù, dalle pecore ai cavalli, ma nessuno rivestiva la stessa importanza dei cammelli. La loro resistenza fu la chiave della sopravvivenza dei Berberi nel deserto, il mezzo per dare vita a una rotta commerciale tra il Nord Africa e il Medio Oriente. Gli uomini liberi conducevano, e conducono ancora oggi, le carovane attraversando il deserto come fossero marinai su una nave: si orizzontavano grazie alle stelle, nelle limpide e calde notti africane, mentre ricordavano le storie tramandate nelle famiglie, dove si faceva riferimento a come trovare piccole pozze d’acqua e individuare i rari punti di riferimento.

Carovana di turisti guidati da un Berbero – Marocco

Fonte immagine: Patricia Illizaliturri via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 4.0

Ancor oggi, nonostante molti abbiano abbandonato lo stile di vita nomade, preferendo stabilirsi nelle città, dove la vita è più sostenibile, ci sono tribù (come i famosi Tuareg) che continuano a vivere nelle tende, spostandosi alla ricerca di aree dove pascolare i loro animali. Il capo tribù, che spesso si proclama discendente del profeta Maometto (sharīf), prende le decisioni più importanti e amministra la giustizia.

Accampamento berbero

Fonte immagine: CMES – University of Arizona

I berberi che mantengono le loro tradizioni e parlano la lingua tamaziɣt sono diffusi in molte nazioni del Nord Africa e non solo: dal Maghreb (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto) alla Mauritania, dal Mali al Niger, al Burkina Faso. Sopravvivere non è stato facile, perché i Berberi sono stati perseguitati per secoli. I vari stati nazionali, nati dalla conquista araba, hanno tentato in tutti i modi di cancellare la loro lingua e di costringerli a uno stile di vita sedentario.

I Berberi e la modernità

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Nonostante questo, uno dei valori fondamentali per i Berberi è l’ospitalità: un estraneo che accetti cibo e acqua da loro diventa “ospite”. Ciò significa che chi lo ha rifocillato si assume anche la responsabilità della sua sicurezza. Perché in luoghi così difficili, un bicchiere d’acqua e un pezzo di pane può fare la differenza tra la vita e la morte… e condividerli con qualcuno che non si conosce è un segno di grande civiltà.

Sotto, la frase finale di Sean Connery che chiude il film “Il vento e il leone”: “Tu sei come il vento, e io come il leone. Tu crei la tempesta, la sabbia punge i miei occhi e la terra è arsa. Io ruggisco e ti sfido, ma tu non mi senti. Però fra noi c’è una grande differenza: io come il leone devo rimanere nel mio posto. Tu, come il vento, non sai mai quale sia il tuo posto”:

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.