Dai suoi contemporanei non era certamente considerata una persona simpatica, ma di questo poco le importava. A metà del XIX secolo era invece ritenuta fra le più belle donne d’Europa:

Cortigiana, narcisista e musa di se stessa, la Contessa di Castiglione fu sicuramente un esempio di vanità assoluta

Se non hai modo di leggere e preferisci ascoltare questa è la lettura dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Virginia Oldoini si sposò a 17 anni con Francesco Verasis, conte di Castiglione, che lei definiva “il povero becco”.

Nel 1856 fu mandata a Parigi dal cugino, il conte Camillo Benso di Cavour, per sedurre Napoleone III e ottenere da lui la promessa di un’alleanza franco-piemontese. Virginia riuscì pienamente nell’impresa, e divenne l’amante ufficiale dell’Imperatore per oltre un anno, suscitando la rabbia e l’invidia di un numero imprecisato di donne.

Oltre alla scandalosa relazione, Virginia Oldoini coltivò anche il culto della sua bellezza, attraverso centinaia di elaborate fotografie, di cui ideava anche la scenografia.

In anni in cui la fotografia era ancora agli albori, la contessa collezionò una serie di ritratti che farebbe impallidire anche la più accanita appassionata di selfie del giorno d’oggi.

La sua vanità e l’ossessione per la propria bellezza determinarono il suo stile di vita, quello di una donna che pensava di non invecchiare mai…

Il tempo vissuto a Parigi dalla Oldoini fu connotato da un’intensa e narcisistica ossessione per la sua immagine. Affascinata dal mezzo fotografico, si rivolse allo studio di Mayer & Pierson, apprezzato da tutta la nobiltà parigina.

La contessa si fece fare oltre 400 ritratti, un numero veramente esorbitante per quei tempi, sia per l’impegno economico (del marito), sia per i tempi necessari a realizzare una singola stampa.

Ogni ritratto doveva immortalare la sua “splendente giovinezza”, anche con l’ausilio di scene complesse, che dovevano evocare momenti precisi ed importanti della sua vita.

Amava indossare abiti scenografici ed assumere pose non tradizionali, a volte quasi surreali; si coglie un tratto artistico audace che alimenta il mistero attorno a questa donna straordinariamente fuori dal proprio tempo.

Dietro alla maschera della vanità, si nascondeva forse un’altro fine: raggiungere un livello di perfezione a cui nessun altro poteva arrivare.

Sotto, fotografia colorata da Loredana Crupi:

Nonostante fosse in generale poco amata dalle donne (alle quali non rivolgeva mai la parola), per il suo stile così teatrale fu molto invidiata ed anche copiata.

Aveva pochissimi amici, e il marito la lasciò dopo tre anni di matrimonio, circostanze che non stupiscono dato il suo carattere, descritto come decisamente arrogante.

I suoi ritratti fotografici erano definiti dai suoi contemporanei come “inquietanti”, perché “i suoi motivi erano poco chiari”.

Anche se la contessa di Castiglione può essere considerata quasi una pioniera della posa fotografica, nessuno le riconobbe mai questo merito.

Quando la brillantezza dei suoi occhi cominciò ad appannarsi, e il suo viso non era più così levigato, la contessa si negò allo sguardo di tutti, compreso il proprio.

Visse il lutto per la perdita della propria bellezza togliendo da casa tutti gli specchi, attorniata solo dalle fotografie che ritraevano lo splendore della sua giovinezza.

Morì a Parigi a 62 anni, e fu sepolta al cimitero di Père Lachaise. Prima della sua morte aveva tentato, senza riuscirci, di organizzare una mostra delle sue fotografie all’Esposizione Mondiale del 1900, che avrebbe dovuto intitolarsi “La donna più bella del secolo”.

La sua vita divenne oggetto del film “La Contessa di Castiglione” (disponibile su Youtube in versione integrale), del 1942, e di diversi libri a lei dedicati:

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.