Vi è mai venuto in mente che il Brasile potesse trovarsi non in Sud America ma nel Nord Europa, al largo dell’Irlanda? Mai? Eppure, se aveste consultato le carte geografiche fino alla prima metà dell’Ottocento, precisamente sino al 1853, avreste notato una piccola isola di nome “Hy Brazil” (oppure semplicemente “Brazil” o “Brasil”)  collocata proprio a nord-ovest dell’Irlanda, in pieno Oceano Atlantico.

La mappa di Gerardo Mercatore del 1595:

Le similarità con l’omonimo paese dell’America meridionale però si limitavano solo al nome che era, nel caso della nostra isoletta, apparentemente dovuto al gaelico “uì Breasail”, indicante i discendenti del clan irlandese del Breasal, oppure – più verosimilmente – dovuto alla fitta vegetazione isolana, caratterizzata degli alti alberi di pernambuco, denominati “brazilwoods” in inglese.

La mappa del Piri Reis del 1513:

“Apparentemente” perché, dopo essere stata considerata certa sin dal medioevo, l’esistenza di Hy Brazil  fu considerata mitica in epoca vittoriana e la sua presenza sulle carte geografiche stralciata con la stessa velocità con cui era comparsa, nel 1325, ad opera di Angelino Dulcert, un famoso cartografo di Palma di Maiorca. Per secoli la leggendaria isola fu rappresentata come un territorio di piccole dimensioni, di forma circolare, attraversato diametralmente da un fiume.

Brasil come mostrato sulla mappa di Abraham Ortelius del 1572:

Un presunto sbarco sull’isola fu quello riferito dal capitano scozzese John Nisbet, giunto nei pressi dell’isola nel 1674, che narrò di aver inviato quattro uomini del suo equipaggio in perlustrazione sulla terraferma. I testimoni riferirono di aver ricevuto in dono dei metalli preziosi,  fatto che alimentò per secoli la fama dell’isola inafferrabile, perché circonfusa dalle nebbie che ne impedivano quasi sempre l’avvistamento, sulla quale si favoleggiava vivesse una civiltà avanzata e benevola,  che alcuni vollero persino identificare con l’Atlantide perduta.

Atlante Catalano del 1375:

Come è noto, le carte geografiche e le mappe del globo sono state per secoli relativmente imprecise, ed il caso di Hy Brazil parrebbe rientrare proprio nel novero degli errori commessi dai geografi del passato. A rettificare l’errore ci pensò l’Ammiragliato Britannico nel 1873, quando la piccola isola scomparve definitivamente dalle mappe di navigazione, dopo essere stata etichettata, ancora nel 1859, come «Brasil Rocks, higly doubtful» nella Carta dell’Atlantico dei famosi editori di tavole nautiche James Imray & Son.

La persistenza del mito di Hy Brazil può forse ricondursi alla natura della costa irlandese, caratterizzata da rocce che emergono all’improvviso dalle acque, una geologia che può aver tratto in inganno i naviganti, illudendoli di essersi trovati realmente al largo di un’isola.

Mappa d’Europa del 1570:

Non estranea alla persistenza del mito può essere stata anche la sua identificazione con l’inafferrabile mondo dei morti vagheggiato dalle tradizioni celtiche. Se queste sono le spiegazioni più plausibili, un episodio recente resta comunque sconcertante per le sue strane coincidenze.

In una puntata di History Channel del 2010, dal titolo « Antiche civiltà aliene», si riferiva di un presunto avvistamento ufo avvenuto anni prima in Gran Bretagna, ad opera di due militari americani. Nel corso di tale avvistamento uno dei due testimoni avrebbe ricevuto telepaticamente un messaggio binario che, una volta decodificato da un esperto, avrebbe, tra le altre cose, restituito delle precise coordinate, coincidenti stranamente proprio con quelle in cui si era creduto un tempo di avvistare la leggendaria isola di Hy Brazil.

Fortuite coincidenze che sembrano destinate ad alimentare il mistero della piccola isola ancora a lungo, a dispetto della sua scomparsa dalle carte geografiche e dalla sua assenza su qualunque rilevazione satellitare…

Giovanna Potenza
Giovanna Potenza

Giovanna Potenza è una dottoressa di ricerca specializzata in Bioetica. Ha due lauree con lode, è autrice della monografia “Bioetica di inizio vita in Gran Bretagna” (Edizioni Accademiche Italiane, 2018) e ha vinto numerosi premi di narrativa. È uno spirito curioso del mondo che ama viaggiare e scrivere e che legge avidamente libri che riguardino il Rinascimento, l’Età Vittoriana, l’Arte e l’Antiquariato. Ha una casa ricca di oggetti antichi e di collezioni insolite, tra cui quella di fums up e di bambole d’epoca “Armand Marseille”.