Hugo Jaeger: la Storia del fotografo che documentò i colori della Germania Nazista

Hugo Jaeger fu uno dei due fotografi personali di Adolf Hitler, che accompagnò il Führer sia durante gli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale sia nel mezzo del conflitto, e gli scattò circa 2.000 fotografie a colori. All’epoca, Jaeger fu uno dei pochi fotografi che scattava su pellicole a colori, un lavoro documentario di eccezionale valore che ci consegna un ritratto della Germania nazista sorprendentemente vivido, molto più dettagliato e fedele rispetto alle fotografie in bianco e nero.

Jaeger iniziò a seguire Hitler nel 1936, e lo accompagnò sino alla fine, poco prima del Bunker di Berlino. A differenza del più famoso fotografo personale del dittatore tedesco, Heinrich Hoffmann, Jaeger riuscì a non farsi sequestrare gli scatti dagli statunitensi grazie a un espediente singolare. Il fotografo aveva custodita tutta la documentazione fotografica in una valigia in pelle, che conteneva al suo interno diversi oggetti, fra cui una bottiglia di cognac.

Quando Jaeger incontrò gli statunitensi, e questi scoprirono un uomo con un numero così impressionante di negativi raffiguranti la Germania Nazista e Hitler, i sospetti naturalmente furono di un qualche tipo di collaboratore del partito nazionalsocialista. Jaeger riuscì a salvare sia i negativi ma anche la sua vita proprio grazie alla bottiglia di cognac che si trovava all’interno, che i soldati americani divisero con lui, dimenticando le fotografie.

Il fotografo fu quindi lasciato libero dagli statunitensi, che non compresero per nulla la portata del personaggio storico che avevano trovato di fronte. L’uomo riuscì quindi a seppellire le immagini in 12 vasetti di vetro, in un terreno fuori Monaco. Curiosamente il fotografo di Hitler sotterrò i negativi come Henryck Ross, che documentò gli orrori nazisti nel ghetto di Lodz. Jaeger tornò ogni anno a controllare che i vasetti fossero al loro posto, sino al 1955, quando disseppellì definitivamente tutte le fotografie e le archiviò in una cassetta valori di una banca. 10 anni più tardi le vendette alla rivista LIFE, che le pubblicò su carta per prima, e che nel 2009 le pubblicò su internet divise in quattro gallerie differenti.

I colori delle immagini di Jaeger ci consentono di comprendere la potenza della propaganda nazista, e quanto le scenografie degli eventi pubblici fossero curate nei minimi dettagli. Ci fa anche capire la portata numerica dei seguaci del nazismo che, come in un enorme esperimento da “Terza Onda”, si trovarono a seguire, forse inconsciamente, l’elité degli uomini del Terzo Reich.

Nelle immagini di Jaeger non si trovano riferimenti ad aspetti negativi della Germania nazista, come ad esempio le campagne promozionali del Pervitin, la metamfetamina che divenne una specie di “Siero del Super Soldato Nazista”. Le immagini erano tutte “vincenti”, celebrative della grandezza e della forza della Germania.


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