Moltissime fiabe della tradizione popolare traggono ispirazione da personaggi e storie legate alla realtà, talvolta crudeli oppure molto tristi, trasformate in racconti pedagogici per i più piccoli (Biancaneve, Cenerentola, Il Pifferaio Magico e altre, spiegate nelle loro origini su Vanilla Magazine).

C’è una storia, questa sì veramente raccapricciante, che ha fatto il percorso inverso: l’accattivante quanto privo di scrupoli serial killer Henri Landru è stato soprannominato come il protagonista di una delle fiabe francesi più conosciute e spaventose: Barbablu.

Barbablu nella raffigurazione di Gustave Doré

L’inquietante leggenda, trasmessa in forma scritta per la prima volta da Charles Perrault nel 17° secolo, narra la storia di una giovane donna, sposa di un uomo ricco dal passato oscuro. Barbablu, poco dopo le nozze, lascia sola la moglie nella grande dimora di campagna dove vivono, consegnandole le chiavi di tutte le stanze e i locali della proprietà.

La donna ha il permesso di aprire tutte le porte che vuole, tranne una

L’uomo mostra alla donna, con sottile perfidia, la chiave della stanza proibita, che attira come una calamita l’ingenua moglie, raccomandandosi di non entrarci mai. La donna non si trattiene e apre la porta, facendo una macabra scoperta. All’interno ci sono, appesi al soffitto, i corpi delle sei mogli precedenti, e il pavimento è un tappeto di sangue. Al suo ritorno Barbablu capisce subito che la donna gli ha disubbidito e deve quindi morire. Arrivano però in soccorso della ragazza i suoi valorosi fratelli, che uccidono il crudele marito e la salvano in extremis.

Questa è la fiaba, dove Perrault sembra voler ammonire i lettori sui pericoli di una eccessiva curiosità, come se la donna fosse in parte responsabile di quanto stava per accaderle (come purtroppo direbbero alcuni ancora ora oggi: “se l’è andata a cercare”).

Henri Landru

Nella realtà dei primi anni del ‘900 agisce Henri Landru, un piccolo truffatore che diventa un pericolosissimo serial killer. Fino al 1904 Landru, sposato e padre di quattro di figli, vive cambiando spesso lavoro e organizzando piccole truffe. Poi viene arrestato, inscena un tentativo di suicidio in carcere, ma viene comunque considerato sano di mente, anche se “sulle frontiere della follia”.

Nei dieci anni successivi l’uomo entra ed esce di prigione, mentre la moglie si arrangia come può, facendo la lavandaia. Intanto però Landru fa i primi tentativi di quella che sarà la sua attività successiva:

Sedurre e raggirare ricche vedove, con la promessa di un matrimonio

Il primo (almeno a quanto si sa) tentativo lo riporta in prigione, dove probabilmente ha agio di pensare a come organizzare nuove truffe. Uscito nel 1912, è condannato in contumacia nel 1914 per una nuova frode, ma questa volta la pena da scontare è terribile: dove essere deportato a vita nella colonia penale in Guyana, ovvero all’inferno.

Henri Landru durante l’ultimo processo

Forse, ma questa è solo una supposizione, la prospettiva della prigione in Guyana gli toglie ogni scrupolo: non deve più correre il rischio di essere riconosciuto, e magari denunciato, dalle sue vittime, destinate quindi a essere tutte eliminate.

Il suo piano è semplice: circuire vedove ricche ma non troppo, preferibilmente con pochi legami, grazie ad annunci per cuori solitari pubblicati sui giornali di Parigi. Si spaccia per un vedovo solo, benestante e un po’ avanti con gli anni, alla ricerca di una vedova da sposare, purché sufficientemente agiata.

Non deve stupire che Landru, usando innumerevoli alias, sia riuscito a entrare in corrispondenza con non meno di 283 donne: erano gli anni della prima guerra mondiale e quelli immediatamente successivi, che avevano lasciato una lunga scia di soldati morti e, inevitabilmente, moltissime vedove.

Una volta conquistata la fiducia della prescelta, e avuto accesso ai suoi risparmi, il novello Barbablu la attira in una villetta in affitto (ne cambia tre, in altrettanti differenti paesi di campagna), la uccide, e si preoccupa di far sparire ogni traccia: brucia nel forno della casa alcune parti del corpo, altre le seppellisce nei terreni intorno, oppure le getta in qualche stagno.

Auto della polizia davanti alla villetta di Gambais – 1919

La prima a farne le spese, a gennaio o febbraio del 1915, è una vedova di 39 anni, Jeanne Cuchet, che porta con sé nella casa della morte anche il figlio di 17 anni, sparito nel nulla come lei.

Il forno usato da Landru per bruciare i cadaveri, portato come prova al processo


Landru viene arrestato nell’aprile del 1919 grazie all’ostinazione della sorella di una delle vittime, Celestine Buisson, che intuisce la fine della parente solo due anni dopo l’omicidio, e mette in allarme la polizia.

Il disegno del forno, fatto da Landru durante il processo

Al processo, Landru è accusato di undici omicidi, perché viene trovato un suo taccuino con un elenco di 11 nomi di donne, che risultano scomparse. In realtà, nessuno può dire quante siano state le vittime del serial killer, perché Landru inizia a tenerne nota, e non regolarmente, solo dopo i primi mesi del 1915, e comunque non riporta gli incontri occasionali, avvenuti specialmente dopo la guerra. Fa rabbrividire il dato riscontrato dalla polizia: delle 283 donne con le quali Landru ha sicuramente avuto contatti (alcuni solo epistolari), 73 non sono mai state rintracciate.

Il 7 novembre 1921 si apre un processo che si trasforma in spettacolo: sono presenti scrittori famosi come Kipling e Colette, aristocratici parigini e anche stranieri, che si divertono alle battute di spirito dell’assassino.

Landru, durante il processo nega gli omicidi ma non la frode, e giustifica i nomi sul suo taccuino nero come un elenco di clienti della sua attività di commerciante in mobili usati.

Per la verità, non esistevano prove dirette di nessun omicidio, e soprattutto non c’erano i corpi (“Mostratemi i cadaveri!” urlava l’imputato dal suo banco), solo qualche frammento osseo e una manciata di denti. Ed è pur vero che di quelle donne nell’elenco, solo tre potevano considerarsi benestanti, mentre le altre erano praticamente indigenti.

Il suo avvocato, un principe del foro parigino, tentò di farlo condannare per il solo reato di frode (che avrebbe comunque comportato la deportazione in Guyana), ma l’atteggiamento sfrontato dell’uomo, la famosa agendina nera con i nomi, la circostanza che per le donne dell’elenco Landru avesse comprato un biglietto del treno di solo andata, acquistando invece per sé uno di andata e ritorno, portarono la giuria a decidere per la condanna a morte.

Henri Landru, soprannominato Barbablu, fu ghigliottinato nella fredda alba del 25 febbraio 1922, senza mai aver ammesso la sua colpevolezza.

Il personaggio venne portato sul grande schermo da Charlie Chaplin, nel suo “Monsieur Verdoux”, di cui sotto trovate il trailer:

E da Charles Denner, nel 1963, che intepretando “Landru” realizzò un ritratto più realistico del killer francese. Sotto, il film in lingua originale:

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.