Helmut Berger: l’”Angelo Dannato” Dimenticato

La maggior parte dei giovani neppure lo conosce, tranne quelli appassionati di cinema, eppure Helmut Berger fu un mito degli anni ’70, definito l’uomo più bello del mondo, e la sua filmografia è di tutto rispetto anche grazie a Luchino Visconti che lo aveva scoperto come attore e come uomo.

Helmut Steinberger è nato a Bad Ischl il 29 maggio 1944. I suoi genitori avevano un albergo ma lui non era minimamente interessato ad occuparsene, e a 18 anni lasciò l’Austria per Londra dove lavorò come fotomodello. Si trasferì poi a Perugia per frequentare il corso di teatro all’Università per stranieri. Per i suoi esami di cultura italiana nel 1964 visitò Volterra, e qui avvenne l’incontro che cambiò la sua vita.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Luchino Visconti stava girando lì il film “Vaghe stelle dell’orsa” e Berger, da sempre interessato al cinema, visitò il set. L’incontro fra Visconti e Berger fu un colpo di fulmine per entrambi.

Helmut Berger ne “Il Giardino dei Finzi Contini”

Nei primi tempi i due cercarono di tenere nascosta la loro relazione, negli anni ’60 l’omosessualità era ancora un tabù. Visconti, nonostante le molte relazioni con donne famose, non aveva mai nascosto il suo orientamento bisessuale, ma Berger non voleva si sapesse, nel timore che un rapporto sincero venisse svilito per uno di interesse, ma in ogni caso non ci volle molto però perché la loro relazione diventasse di dominio pubblico.

La prima parte come attore di Helmut fu nel 1967 nell’episodio “La strega bruciata viva” diretto da Visconti del film “La Strega”, mentre la prima da protagonista fu l’anno seguente nel film “I giovani tigri” diretto da Leonviola, seguito nel 1969 da “Sai cosa faceva Stalin alle donne”, diretto da Liverani.

Il successo vero arrivò nel 1969 con il film “La caduta degli dei”, di Visconti, per il quale Berger ottenne la nomination al Golden Globe come miglior giovane attore. La scena dove interpreta la “Fesche Lola” di Marlene Dietrich ne l’Angelo Azzurro, ritenuta scandalosa, è rimasta famosa nell’immaginario collettivo.

La sua bellezza androgina e la sua bisessualità (della quale non faceva certo mistero) portarono sullo schermo le scelte sessuali non solo come parodia cinematografica ma come dimensione umana degli attori stessi. Dall’anno seguente fu un susseguirsi di film che lo resero celebre e ricercatissimo, non solo nel cinema ma anche nel mondo della moda, del jet set, delle riviste e dai grandi fotografi.

Nel 1970 girò “Il dio chiamato Dorian”, ispirato al Dorian Grey di Oscar Wilde e il famosissimo “Il giardino dei Finzi Contini” diretto da Vittorio De Sica, che ottenne l’Oscar per il miglior film straniero.

Gli elogi per Berger furono mondiali, il regista Billy Wilder dichiarò che era un peccato che il miglior attore italiano fosse austriaco e la stampa lo definì “più intellettuale di Alain Delon e più impeccabile di Robert Redford”.

Nel 1971 seguì il film “La farfalla dalle ali insanguinate” di Duccio Tessari e nel 1973 la sua interpretazione trionfale, “Ludwig” di Luchino Visconti. Il film fu molto criticato in Germania, soprattutto in Baviera, dove venne giudicato “una barbarie cinematografica” e tagliato di 55 minuti, ma nonostante la censura la pellicola ottenne un successo mondiale, e in Italia vinse il David di Donatello come miglior film, miglior regista e un David speciale a Helmut Berger.

Berger era al massimo della notorietà, facevano notizia le sue amicizie, forse qualcosa di più, con Marisa Berenson con la quale arrivò a un passo dal matrimonio, e con decine di donne, quasi tutte le sue partner sul set, e uomini e artisti famosi. Pienamente consapevole e fiero della sua bellezza era amato dalle donne e dagli uomini e lui amava sia gli uomini sia le donne, sempre trasgressivo, sempre al centro degli scandali con i suoi comportamenti sessuali e i suoi eccessi, con sbornie, risse nelle serate del bel mondo e le copertine delle riviste più famose.

Nel 1973 girò ancora “La colonna infame” di Dino Risi, “Così bello, così corrotto, così infame” di Sergio Gobbi e “Mercoledì delle ceneri” di Larry Peerce, e poi nel 1974 di nuovo di Visconti “Gruppo di famiglia in un interno”, nel 1975 “Una romantica donna inglese” di Losey e “Salon Kitty” di Tinto Brass.

Nel 1976 girò “La lunga notte di Entebbe” di Marvin Chomsky, ma senza saperlo era arrivato all’apice della sua carriera.

Il quel 1976 morì Luchino Visconti, che già dal 1972 era parzialmente paralizzato a causa di un ictus, e Berger entrò in una profondissima crisi personale. La loro pur burrascosa relazione, dato il carattere, gli eccessi e i tradimenti di Berger, era durata 12 anni, e i due non avevano mai negato il loro amore tanto che alla morte del regista l’attore si definì “vedova a soli 32 anni”.

Berger ebbe grossi problemi con la famiglia del regista, che non aveva mai accettato la relazione, e voci di corridoio suggerirono che Visconti avesse fatto testamento in favore del compagno, ma il testamento olografo non fu più trovato.

Per Berger non era però una questione economica. Era psicologicamente distrutto, e cominciò ad abusare di alcool e droga. Nel 1977, il giorno dell’anniversario della morte di Visconti, tentò il suicidio e venne salvato in extremis.

Helmut Berger nel 1972. Fotografia di Marisa Rastellini

A causa del decadimento fisico e mentale dovuto agli abusi di alcool e di un ostracismo del cinema italiano dopo la morte di Visconti, non arrivavano più scritture per film e ruoli importanti, e Berger fu costretto ad accettare film di serie B come “La Belva col mitra” dove recitò scene di nudo, famose in seguito per essere state recuperate e utilizzate da Quentin Tarantino, che lo ha sempre giudicato uno dei migliori attori della storia, nel film “Jackie Brown”. Accettò anche di girare film e telefilm per la televisione, fra questi Fantomas di Claude Chabrol, 11 episodi di Dinasty, che ammise di aver girato solo per ragioni economiche, e I Promessi Sposi di Salvatore Nocita che, pur con un ottimo cast, lo vedeva relegato nella piccola parte di Egidio, amante della monaca di Monza.

Nel 1990 Francis Ford Coppola lo volle per il Padrino parte Terza, ma non erano più i tempi da attore protagonista, nel 1992 Berger ebbe un ritorno di notorietà con il video “Erotica” di Madonna che sostenne di essere stata sempre molto influenzata e affascinata dall’androginia dei suoi idoli David Bowie ed Helmut Berger, seguito nel 1993 dal film “Ludwig 1881” dove la sua interpretazione venne molto lodata dalla critica ma non fu un grande successo di pubblico.

Nel 1994 Berger sposò l’attrice Francesca Guidato. Aveva 50 anni, era ancora un bell’uomo, avrebbe potuto ricominciare la sua vita, ma la dipendenza da sostanza stupefacenti e alcool non lo abbandonò mai, e i due si separarono nel 1997, pur non arrivando mai al divorzio.

Helmut Berger nel 1973. Fotografia di Angelo Deligio

Nel luglio 2015 Berger annunciò di essersi sposato con Florian Wess, uno stilista di 36 anni più giovane. La moglie Francesca lo minacciò di denuncia per bigamia ma il matrimonio non era legale e quindi la minaccia non ebbe seguito. I due si separarono già due mesi dopo.

Negli anni seguenti, con il nuovo interesse per i diritti LGBT venne spesso invitato in TV quale simbolo della bisessualità mai nascosta. Venne girato un documentario sulla sua vita che ripercorreva la sua carriera, i suoi vizi e i suoi eccessi. Queste produzioni gli portarono una nuova notorietà nei paesi di lingua tedesca, e probabilmente anche un po’ di denaro dato che viveva con una misera pensione. Non ha mai fatto mistero di aver sempre speso tutto quello che aveva guadagnato e di aver scoperto che per la maggior parte dei suoi lavori non erano stati versati contributi pensionistici.

Nel 2019, per il suo settantacinquesimo compleanno, nel Teatro Lehar di Bad Ischl è stato posto un busto che lo rappresenta, ma nello stesso anno, a causa di ripetute polmoniti che lo hanno debilitato, ha definitivamente lasciato le scene e le apparizioni.

Cosa dire di un sex-symbol, di un uomo ammirato e amato, di un bravo attore e di tutto quello che sarebbe potuto essere, che ha in un certo senso buttato tutto al vento?

Nella sua autobiografia “Ich” del 1998 sostiene di aver provato tutto e che rifarebbe tutto, ma che dentro di sé è sempre restato la vedova di Luchino Visconti al quale doveva la propria anima. Nel 2012 è stato pubblicato il libro fotografico “Ein Leben in Bilder” con le più famose immagini della vita di quello che era l’“uomo più bello del mondo”.


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