A seguito del fenomeno mediatico legato alle riprese aeree realizzate con i droni in occasione del terremoto in Emilia ed in genere del fenomeno che sta invadendo le scrivanie di appassionati di aeromodellismo e Geek, la nostra redazione è stata contattata da Gianni d’Ambrosio, il responsabile ed ideatore di Helicam Vision. Il buon Gianni ci ha guidati nell’approfondimento della materie delle riprese aeree come Virgilio con Dante nella Divin Commedia, e da questa chiacchierata amichevole abbiamo deciso di pubblicare un approfondimento per questa nuova disciplina modellistica e di videoreporting che speriamo aiuti quanti si stanno avvicinando alla passione per droni ed aeromodelli con telecamere.

Ciao Gianni, come hai cominciato, ed è vero che sei uno dei precursori nel campo delle riprese aeree?

Confermo che sono stato uno dei pochi precursori di una moda che è scoppiata solo da pochi anni. L’unico che mi ha anticipato di tre anni è stato il belga Emmanuel Previnaire che ha iniziato a far volare cineprese nel 1989. Io ho iniziato nel 1992 e solo sei anni dopo, in Italia, altri due aeromodellisti hanno iniziato i loro esperimenti. Ma quando gli altri italiani hanno iniziato a pensarci, io già stavo lavorando. L’invasione dei droni è iniziata da qualche anno, dopo che Henri Seydoux (CEO Parrot ndr) ha progettato l’A.R. Drone. Ma il drone non è un’invenzione francese bensì un’invenzione americana del lontano 1999: “The 4-rotor Draganflyer helicopter 1999

Come realizzi le tue riprese, e che attrezzatura usi?

Per ottenere una buona ripresa è fondamentale l’affiatamento tra pilota e cameraman. La telecamera in volo, in quanto oggetto libero di muoversi in uno spazio tridimensionale, dispone di 6 gradi di libertà, cioè può ruotare e traslare lungo agni asse ed è il cameraman a decidere i 6 movimenti. Aggiungendo anche il comando dello zoom, i movimenti che il cameraman deve pensare e coordinare diventano 7. E’ difficile!

L’attuale mezzo da me utilizzato è un elicottero classe 160 con motore a benzina equipaggiato di telecamera SONY CINEALTA. Il mio sistema è talmente stabile da eliminare le vibrazioni anche alla massima focale (zomm 14x) nonostante la motorizzazione a scoppio.

Desidero approfondire con te l’aspetto tecnico degli elicotteri radiocomandati e dei vantaggi e svantaggi dei Droni, velivoli a 4 o più rotori che somigliano ad un elicottero ma che sono caratterizzati da più eliche. Quali sono le caratteristiche fisiche?

I velivoli quadrirotori sono stati pensati, per la prima volta, nel 1922 da OeMichen. Circa vent’anni dopo si è capito che la migliore configurazione di un velivolo ad ala rotante è quella dell’elicottero (un solo rotore). Più aumentano le suddivisioni della supeficie portante e tanto più si perde energia. Questo principio di fluido-dinamica è stato scoperto nel1883: Numero di Reynolds

Il Numero di Reynolds costituisce l’A, B, C dell’ingegneria aeronautica. Tuttavia, qualche anno fa, un gruppo di programmatori tedeschi ignorando completamente i principi fondamentali dell’ingegneria aeronautica ha sviluppato un software capace di gestire con estrema precisione la velocità di rotazione dei motori elettrici costrundo un modellino simile al quadrirotore di Oehmichen del 1922. Tranne il fatto di aver scritto un software, per il resto non c’è innovazione. Tale software si sarebbe potuto sviluppare molti anni fa, ma le vecchie batterie al Nichel Cadmio o all’Hydrite hanno un rapporto peso/potenza troppo elevato limitando a circa un minuto il tempo di volo. Dopo la caduta del Muro di Berlino i Sovietici hanno rilasciato all’industria di consumo la tecnologia Li-Ion e nel 1996 sono comparse le prime batterie agli ioni di litio. Pochi anni dopo è uscita la variante Li-Po che possiede una densità di energia circa 3 volte superiore alle vecchie batterie estendendo il tempo di volo almeno a 4 minuti (nella peggiore condizione). Quindi, apparentemente, la vera l’innovazione sarebbe la batteria ai polimeri ma, a fatti, tale batteria era un progetto sovietico segreto!!!

Qualche anno prima di me, un pilota belga ha presentato in California il primo prototipo di “cinepresa con le ali”, montata su gimbal 2 assi e sospensione anti-vibrazioni (senza impianto di stabilizzazione giroscopica) ricevendo addirittura l’Oscar nel 1996.

A differenza della macchina belga, la mia disponeva di Gimbal 3 assi, impianto di stabilizzazione giroscopica (tecnologia proprietaria) e impianto anti vibrazioni. Lo scopo dei programmatori tedeschi (e successivamente delle fabbriche italiane) è quello di facilitare il pilotaggio per rendere le riprese aeree alla portata di tutti. Ma per quanto si possano impegnare ci sarà sempre differenza tra pilotare un Helicam e guidare un Drone!! E’ la stessa differenza che c’è tra suonare un pianoforte a coda o suonare una tastiera elettronica (con un dito) che fa gli accordi da sola!!

Quali sono le tue esperienze, ed in particolare i lavori che hai realizzato?

L’HELICAM, l’elicottero da me progettato e realizzato, è stato presentato ufficialmente al mercato internazionale nel 1999, nello stand della Sony all’International Television Show di Milano.Da qui in poi, ho collaborato con alcune delle principali case di produzione cinematografica, agenzie di viaggi, canali televisivi e non solo di tutto il belpaese, fra cui: Serie televisiva “La Squadra”, “Nebbie e delitti 2”, Speciale Superquark, e molti altri.

Sotto trovate un video relativo ad una ripresa aerea realizzata da Gianni d’Ambrosio, che può servire come esempio per la qualità delle riprese aeree da lui prodotte.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...