Non molti conoscono il nome di Helen Hulick (1908-1989), un’educatrice statunitense che applicò terapie innovative e, per l’epoca, rivoluzionarie, nell’insegnamento rivolto ai bambini con problemi di udito e linguaggio. Tuttavia, i giornali americani parlarono molto di lei per un episodio che, pur dimostrando il suo carattere anticonformista, non aveva nulla a che vedere con il suo lavoro di educatrice.

Helen Hulick

Il 9 novembre 1938, Helen Hulick era stata convocata dal tribunale di Los Angeles come testimone di un furto con scasso, avvenuto proprio nella sua abitazione. Si presentò davanti alla Corte indossando un paio di pantaloni, capo di abbigliamento che ottant’anni fa non era così consueto per una donna. Il giudice Arthur S. Guerin sospese l’udienza, intimando a Helen di presentarsi, la volta successiva, con un abbigliamento più femminile.

La giovane donna, che all’epoca aveva 28 anni, dichiarò senza mezzi termini al Los Angeles Times:

“Dite al giudice che farò valere i miei diritti. Se mi ordina di mettermi un vestito, non lo farò. Mi piacciono i pantaloni. Sono comodi.”

Il 14 novembre Helen Hulick, che si era ripresentata in tribunale indossando dei pantaloni, fece scatenare l’ira del giudice, forse accecato dai brillanti colori del suo abbigliamento, verde e arancione, portati con naturalezza dalla battagliera “maestra d’asilo”.

Ancora una volta il giudice interruppe il procedimento e si rivolse, infuriato, verso la testimone: “L’ultima volta che si è presentata a questa corte, vestita come ora, ha attirato l’attenzione dei presenti, dei prigionieri e del tribunale più del procedimento in corso. Le è stato chiesto di tornare con un abito accettabile per una procedura in tribunale. Oggi è tornata indossando dei pantaloni, sfidando apertamente la corte (….). La corte le ordina di tornare domani con un abito adatto. Se insiste a indossare i pantaloni, le verrà impedito di testimoniare (…). Ma sia pronta a essere punita secondo la legge per oltraggio alla corte”

Helen non si fece intimidire dalle minacce di Guerin e dichiarò: “Tornerò con i pantaloni, e se (il giudice) mi mette in prigione, spero che ciò possa aiutare le donne a liberarle per sempre dagli ‘anti-pantalonisti’ “

Fedele a se stessa – ma col supporto di un avvocato, William Katz, che si era portato dietro quattro volumi di citazioni sul diritto ad indossare anche in tribunale l’abbigliamento voluto – Helen si ripresentò in pantaloni. A suo dire, lei non possedeva abiti, se non uno da cerimonia, perché portava solo pantaloni dall’età di 15 anni.

Helen Hulick, il suo avvocato e il notaio, con la divisa del carcere


Il giudice guardò la ragazza con disprezzo e la condannò a cinque giorni di prigione, dove fu alla fine costretta a indossare un abito, quello in tela di jeans delle detenute. L’avvocato, che aveva ottenuto il suo rilascio immediato, portò la questione in Corte d’Appello, che sancì il diritto di Helen, come di ogni altra donna, a indossare i pantaloni anche in un tribunale.

Il 17 gennaio 1939, Helen Hulick fu di nuovo convocata come testimone sul furto a casa propria. Dopo la sua vittoria sul giudice Guerin, e soprattutto sulla mentalità bacchettona dell’epoca, la ragazza si presentò in tribunale vestita in abiti femminili.

Nonostante l’ottusa intransigenza del giudice, i pantaloni venivano già portati da moltissime donne negli Stati Uniti, anche grazie agli insegnamenti di Mary Walker, l’unica donna ad aver ricevuto la medaglia d’onore statunitense, che era, perdipiù, un rinomatissimo medico.

Walker portava i pantaloni perché ne riconosceva i benefici igienici

Ma forse il giudice non conosceva la sua storia…

Fonte immagini: Archivi del Los Angeles Times/UCLA

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.