È del 1958, il film commedia “La legge è legge” con Totò e Fernandel, su di un immaginario paesino diviso in due dalla linea di confine Italo-Francese. Nella realtà questo fatto non avrebbe potuto aver luogo poiché, essendo le Alpi il confine naturale, non esistono fisicamente luoghi nei quali Italia e Francia si dividano un territorio appetibile. Di stranezze simili a quelle del film di Christian-Jaque, però ne esistono molteplici in tutto il mondo…

È quanto accade tutt’oggi al confine fra USA e Canada. E come fu per il film un’osteria, qui lo è per una biblioteca di provincia. Dalle stranezze di queste circostanze nascono spesso miti e leggende sulla loro origine. Quando si chiede a qualche abitante di Derby Line nel Vermont e Stanstead nel Quebec l’origine di questa anomalia, la risposta è sovente: “gli ispettori del governo del 18° secolo forse erano ubriachi al momento di decidere dove e come tracciare la linea di confine ufficiale fra lo stato americano del Vermont e la provincia canadese del Quebec, in quanto il confine sul 45° parallelo non è una linea dritta ma fa avanti e indietro come un’onda”.

Per quasi 200 anni gli abitanti di Derby Line nel Vermont, e Stanstead nel Quebec, hanno convissuto sostanzialmente come se appartenessero a due quartieri della medesima città. Hanno bevuto la stessa acqua, lavorato nella stessa fabbrica, giocato gli stessi sport (soprattutto il curling), combattuto nelle stesse guerre mondiali e sono nati nello stesso ospedale nella vicina Newport nel Vermont. Hanno anche condiviso lo stesso centro culturale, la Haskell Free Library e l’Opera House , un edificio in stile vittoriano, costruito deliberatamente in cima alla frontiera internazionale nel 1901 dalla moglie canadese di un ricco commerciante americano, con uno spiccato senso degli Humour.

Immagine condivisa con licenza Creative Commons via Wikinews

Negli ultimi 15 anni, però, il sentimento comune delle due città è stato compromesso, in gran parte a causa della maggiore enfasi sulla sicurezza dei confini degli Stati Uniti negli anni successivi all’11 settembre del 2001. Sono finiti i giorni in cui un residente locale di una delle due parti potesse camminare su tutta la linea di confine con un sorriso e in serena tranquillità. Ma contro ogni logica della paura, la “Haskell Free Library e l’Opera House” continua a servire sia il Vermont che il Quebec, e rimane l’unico spazio trans-nazionale che i residenti di entrambe le nazioni possono usufruire senza passaporto.

Oggi è l’unica biblioteca al mondo che esiste e opera in due paesi contemporaneamente

Quando Martha Haskell decise di costruire un’elaborato, turrito, edificio in stile neoclassico, con il pianterreno di granito locale e il primo piano di mattoni, fu principalmente per una biblioteca, ma in corso d’opera decise di modificare l’interno per dotare la zona del primo teatro a pianta operistica della zona, donando il resto della struttura alla biblioteca.

La maggior parte del complesso fu realizzato per il teatro dell’opera con: fondali eleganti dipinti in stile veneziano, putti in gesso, soffitti di stagno, un balcone scolpito, un sipario dipinto raffigurante Venezia e un arco di proscenio con filigrana d’oro. Il teatro fece la felicità sia della mecenate sia dei cittadini, consentendo a questi ultimi di evitare un viaggio di molti chilometri per assistere ad uno spettacolo.

Naturalmente, la Haskell non avrebbe potuto prevedere l’avvento del cinema prima e della radio poi, che immediatamente tagliarono al teatro dell’opera i profitti necessari al suo mantenimento. L’Opera House ha faticato per quasi cento anni, supportata però dalla biblioteca pubblica che, ricordiamo, ebbe un posto più modesto sotto di essa. I devoti impiegati, pressoché volontari, la mantennero in vita, e durante la stagione estiva è ancora possibile assistere ad uno spettacolo o ascoltare musica dal vivo.

Per una questione di confini però, la maggior parte dei posti sono sul lato canadese, e quindi con ogni probabilità ci si siederà in Canada per guardare gli artisti situati in Vermont.

La biblioteca al piano di sotto risulta essere meno ornata, ma sono presenti caminetti scolpiti nel legno, grandi finestre sormontate da vetrate e, armadi in rovere incassati nei muri. Uno degli eleganti camini è attualmente utilizzato come nicchia per leggere libri illustrati.

Dal 1970, una linea di nero nastro isolante è posizionata sul pavimento che delimita l’esatto confine internazionale, in quanto dopo un piccolo incendio vi fu una disputa legale tra le compagnie di assicurazione americane e canadesi, le parti hanno insistito nel portare un geometra per segnare il confine esatto, in modo tale che ognuna delle due parti potesse sapere con esattezza quanto avrebbero dovuto pagare in un nuovo caso.

I bibliotecari cercano di tenere la politica fuori dal centro culturale il più possibile, ma anche loro non possono sfuggire alla strana realtà di risiedere sul confine. Negli ultimi 15 anni, le misure di sicurezza nazionali hanno bloccato le strade incustodite che corrono tra gli Stati Uniti e il Canada, e hanno creato una nuova serie di normative e posti di blocco. La zona intorno alla grande e vecchia biblioteca è diventata sempre più sorvegliata sia dalla polizia americana sia dalla Reale polizia canadese, con strade vicine fiancheggiate da telecamere. C’è sempre una guardia di frontiera stazionante proprio davanti l’ingresso, seduta sopra un SUV.

Per gli americani è facile entrare nella biblioteca, ma per i canadesi è più complesso perché, tecnicamente, stanno attraversando il confine nazionale. “Ci si sente un po’ come se si stesse passando attraverso una zona militare“, osserva Nancy Rumery, direttore della biblioteca.

Per accedere i canadesi devono passare davanti una serie di telecamere di sicurezza in Church Street e poi passare davanti alla guardia di frontiera degli Stati Uniti. Fintanto che leggono i libri o li portano a casa nel modo in cui sono venuti, è tutto a posto. Ma se escono e continuano negli Stati Uniti, anche solo per una passeggiata o a comprare una rivista, un gelato, o visitare un amico o un parente, saranno ricercati per ingresso illegale quindi, spiega sempre la Rumery: “Facciamo finta che nessuno abbia lasciato il Canada“.

Ma altri sono meno disposti a far finta. La potenza simbolica del palazzo attrae turisti da tutto il mondo, ma ogni volta che la Haskell Free Library e l’Opera House fanno notizia a livello nazionale, entrambe le nazioni (soprattutto dopo che il presidente Obama ha menzionato la libreria durante la visita del primo ministro Justin Trudeau), Rumery nota un incremento nell’adozione richiedenti asilo sperando di sfruttare la natura insolita del Haskell per attraversare il confine senza passare attraverso i canali ufficiali.

La biblioteca vede anche regolarmente le riunioni informali di famiglie divise da restrizioni in materia di immigrazione. “Di solito sono le famiglie di immigrati dove alcuni sono stabiliti negli Stati Uniti e alcuni si sono stabiliti in Canada, e per qualsiasi motivo non possono attraversare il confine, si incontrano e sono qui per un giorno intero e fanno un picnic sul prato” spiega Rumery.

Anche se alcuni hanno suggerito di tenere una guardia di confine nella libreria, Rumery si sta fortemente opponendo a questa idea. Perché la cultura unisce e, non deve essere politicizzata come avviene in altre nazioni del mondo.

Le parole della Rumery, trasmettono il sentimento di molti residenti di entrambe le città che sono stanchi delle misure di sicurezza, sempre più invasive. La biblioteca ha giocato un piccolo ma importante ruolo nel 2010 durante un periodo di conflitto tra i locali ed i funzionari della polizia di frontiera americana, dopo un nuovo programma di sovvenzioni federali sulla sicurezza che ha portato decine di agenti di polizia ad aiutare nel controllo del confine. Il tutto avvenne per un banale incidente che vide un Vermonter (abitante della zona canadese) arrestato per aver camminato verso il Quebec per comprare una pizza, e rifiutandosi di fermarsi presso uno dei nuovi punti di controllo.

Nel corso di poche settimane di tensione i residenti indignati di entrambe le comunità organizzarono una manifestazione fuori dalla biblioteca per richiedere la libertà del Vermonter arrestato. Riuniti poi nella Opera House espressero il loro disagio collettivo con l’attuale politica, e si incontrarono con i funzionari di governo di entrambe le nazioni, tra cui il senatore Bernie Sanders.

Successivamente il capo della pattuglia di frontiera locale ridimensionò la presenza della polizia in città, ma insistette sulla chiusura ufficiale dell’ingresso ai pedoni, ad eccezione di quanti usufruiscono della biblioteca di entrambe le nazioni. I residenti, tuttavia, hanno demarcato la linea creando una linea di vasi di fiori, per tenere lontani i commissari alla sicurezza.

Lo storico Scott Wheeler ha i suoi dubbi sul fatto che questa linea di confine estetica riuscirà a durare nel tempo: “Un giorno ci sarà qualche funzionario federale che ne porrà la fine ma… Non riesco a credere che non accadrà“. Per ora questa eccezione al diritto internazionale resta viva e gli americani ed i canadesi posso godere di questo elegante edificio costruito da Martha Haskell senza bisogno del passaporto.

Dove può la cultura e la ragione, non possono il diritto e la politica

fonti: Wikipedia – Atlas Obscura – Haskell Opera – Wikinews

Salvatore E. Schimmenti
Salvatore E. Schimmenti

Libero, siciliano, figlio della propria giovinezza, interessato a tutto ciò che è interessante! Risulto spesso essere un ossimoro. Amo la cultura in ogni sua sfaccettatura!