Hart Island: l’isola/cimitero di New York diventata la Fossa Comune del COVID-19

L’isola di chi non ha un posto nel mondo neppure dopo la morte, lo scoglio nel mare su cui si infrange il “sogno americano”. Parliamo di Hart Island, isola a ovest di Long Island nel distretto del Bronx di New York City, saltata agli onori della cronaca internazionale in questi giorni nel panorama dell’emergenza COVID-19.

Proprio nella Grande mela infatti i morti per coronavirus hanno raggiunto un numero tale da non poter garantire una degna sepoltura a tutti. Le autorità hanno così optato per la sepoltura delle salme in grandi fosse comuni scavate nell’isola del Bronx da operai appositamente assunti. Ma le “common graves” di Hart Island non sono certo una novità dettata dall’emergenza pandemica del momento.

Nonostante l’idea di fosse comuni possa rimandarci ai desaparecidos di Pinochet o di Videla, la verità è che a Hart Island, nel cuore di New York e degli USA, queste siano scavate e riempite sistematicamente tutt’oggi, per dare un posto a chi non può permettersi un luogo in cui riposare neanche dopo la morte. Qui solitamente i detenuti del carcere della vicina Rikers Island seppelliscono mediamente i corpi di 25 persone a settimana, tra coloro i quali non hanno parenti o una famiglia che possa permettersi un funerale o la sepoltura del proprio caro defunto.

Le sepolture di massa avvengono in modo da poter avere il massimo risparmio di spazio, tempo e denaro. Per mezzo dollaro l’ora i detenuti di Rikers Island hanno il compito di scavare lunghe trincee in cui accatastare e seppellire le spartane casse di legno di pino contenenti i defunti. Le casse sono disposte in due file impilate su tre diversi livelli, per un totale di 150 casse a trincea. Su ogni cassa è segnato con un pennarello il numero di identificazione, l’età della persona, la sua etnia e il luogo in cui è stato rinvenuto il corpo. Durante gli anni ’80, per paura di contagi, gli unici ad essere sepolti in tombe singole erano i morti per AIDS.

Una trincea in corso di scavo, fotografia di Jacob Riis:

Forse questa è una pratica degradante per la dignità di chi già in vita non ha avuto fortuna ma che è solo l’ultima funzione che si è data a un’isola che per secoli è stata la casa di chi, per un motivo o per l’altro, dovesse essere nascosto allo sguardo di quell’America che non voleva vedere macchiato il proprio “sogno americano”. Ripercorriamone insieme la storia.

Occupata dalla tribù nativa Siwanoy prima della colonizzazione europea, la prima funzione pubblica di Hart Island si ebbe nel 1864 quando divenne centro addestramento reclute del 31esimo Reggimento Fanteria delle United States Colored Troops, reggimenti composti esclusivamente da soldati afroamericani. Poteva ospitare da 2000 a 3000 reclute alla volta e vi furono addestrati oltre 50 mila soldati. Ma la triste storia di Hart Island comincia con la costruzione sull’isola di un campo di prigionia per soldati confederati. Il campo ospitò 3413 prigionieri e dopo la fine della Guerra civile americana molti veterani indigenti furono seppelliti sull’isola. È in questo periodo che sull’isola di Hart cominciarono ad essere scavate le prime fosse comuni. Malati, emarginati, indigenti, chiunque non avesse altro luogo dove riposare per sempre veniva portato qui.

Si stima che alla data del 1958 su Hart Island fossero ormai sepolti i resti di oltre 500.000 persone

Nella seconda metà del XIX secolo Hart Island fu utilizzata come stazione di quarantena durante l’epidemia di febbre gialla del 1870. In quel periodo l’isola ospitava anche un ospedale psichiatrico femminile e un tubercolosario. Seguirono una workhouse per ragazzi e una per adulti, strutture in cui persone povere lavoravano in pessime condizioni in cambio di vitto e alloggio. All’inizio del XX secolo Hart Island ospitava 2000 tra giovani delinquenti e anziani prigionieri del vicino penitenziario di Blackwell.

Vi fu anche un progetto per costruire sull’isola la “Coney Island dei negri”, un parco divertimento riservato alla comunità nera di Harlem dato che all’epoca la segregazione razziale impediva agli afroamericani di frequentare i principali parchi divertimento della città, riservati ai bianchi. Il progetto non giunse in porto in quanto il governo era preoccupato dalla prossimità del futuro parco alla vicina prigione.

Dopo la Seconda guerra mondiale parte del carcere dell’isola venne convertito in rifugio per senzatetto e alcolisti, non senza le proteste degli abitanti delle isole vicine che vedevano di cattiva luce i nuovi avventori. La prigione di Hart Island venne chiusa solo nel 1966 in seguito a delle modifiche al Codice penale. Alla sua chiusura fu proposta l’istituzione sull’isola di un centro di recupero per tossicodipendenti. Nel 1956, in piena Guerra fredda, sull’isola fu installata anche una base missilistica con funzione antiaerea.

Fotografia aerea dell’isola, immagine di Bjoertvedt  condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Ma la drammatica storia di chi anche dopo la propria morte rimane persona non gradita nella propria comunità non finisce qui. Nel 1985 i corpi senza vita di sedici persone morte per AIDS furono sepolti nella punta meridionale dell’isola di Hart, lontani dalle altre fosse, per paura che avrebbero potuto contaminare chissà chi altro. Da allora migliaia di vittime dell’AIDS sono state seppellite sull’isola, tanto che ad oggi il numero esatto dei malati che riposano in questo luogo è sconosciuto.

Ad oggi Hart Island è una delle più grandi fosse comuni degli Usa e il più grande cimitero pubblico del paese. Si stima che sull’isola siano sepolti più di un milione di persone, con un tasso di circa 1500 sepolture all’anno negli ultimi due decenni. Secondo un articolo del New York Times del 2006, nell’anno precedente si erano registrate 1.419 sepolture nelle fosse comuni di cui 826 adulti e 546 tra neonati e bambini nati morti.

Vista aerea rivolta a ovest che mostra Hart Island (in basso a destra), con City Island (a sinistra) e parte del quartiere del Bronx (in alto), nel 2010. Fotografia di Doc Searls condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Nonostante le iniziative di diverse associazioni abbiano tentato nel corso degli anni di dare dignità chi riposa silenziosamente in questo angolo di America, Hart Island sembra essere rimasta nel corso di tutti questi anni un ghetto sull’acqua, dentro cui nascondere chi da quel sogno americano è stato tradito. Un’isola allo stesso tempo vicinissima alla Statua della Libertà ma da essa e dai sui ideali lontana anni luce.

Nicolo Devitofrancesco

Studente di giurisprudenza con una passione per il giornalismo e la scrittura. Scrivo di qualsiasi cosa ovunque mi sia possibile. Mi piacciono i cappelli e chiunque abbia una storia da raccontarmi.