Harrison Okene era il cuoco del rimorchiatore Jascon 4, imbarcazione che stava trainando una petroliera Chevron nel Golfo della Guinea. Alle 5 di mattina del 26 maggio del 2013 l’imbarcazione si capovolse al largo della costa nigeriana, prendendo alla sprovvista i 12 uomini dell’equipaggio, che in quel momento stavano dormendo. Le porte anti-pirateria, sbarrate dall’interno, lasciarono poco scampo all’equipaggio, e tutti gli uomini si trovarono intrappolati dentro le cabine, affogando.

Tutti, tranne Okene

L’uomo si trovava casualmente in bagno in quel momento, e trovò rifugio in una sacca d’aria, inciampando fra una stanza e l’altra sino alla bolla della salvezza. In quel momento, ma non poteva saperlo, si trovava a grande profondità:

30 metri sotto il livello del mare

Per Harrison, che all’epoca aveva 29 anni, iniziarono 62 ore di terrificante attesa. Poteva sentire i colpi dei pesci che iniziavano a mangiare i corpi dei suoi compagni (probabilmente barracuda), e patì il buio totale e un grandissimo freddo. Ricorderà di quei terribili momenti che rimase cosciente aiutandosi con la preghiera.

Sotto, il rimorchiatore Jacson 4 e Harrison Okene:

Okene iniziò a un certo punto a sentire un’ancora che si appoggiava sul fondo, e poi dei soccorritori che martellavano le pareti delle cabine sott’acqua. Harrison iniziò a battere su tutte le pareti che gli erano a portata di mano, ma i rumori dei soccorritori si facevano sempre più lontani, e poi sparirono del tutto.

Era rimasto di nuovo solo

Per sua immensa fortuna i subacquei tornarono in breve, e Okene, spinto dal senso di sopravvivenza, lasciò la sua bolla d’aria e andò in cerca dei sommozzatori, riuscendo a individuarli grazie alle luci delle torce. Riuscì a raggiungere un sommozzatore e lo toccò sulla spalla, e il sub rimase stordito (e presumibilmente terrorizzato) quando realizzò che Okene non era un altro cadavere ma un uomo vivo e vegeto.

Il video del ritrovamento del cuoco, rimasto per 62 ore sott’acqua in balia del più buio terrore, è impressionante:

Harrison Okene venne imbragato e portato in superficie, ma il suo calvario non era finito. Essendo stato per quasi 3 giorni a quella profondità l’uomo aveva il sangue pieno di azoto, e il rischio di morte era altissimo.

Dopo aver passato altri due giorni all’interno di una camera iperbarica, Harrison Okene si riprese completamente. Soffrì di desquamazione della pelle a causa dell’acqua salata che lo aveva avvolto per tutto quel tempo, e il suo recupero psicologico fu lento e difficoltoso, ma alla fine riuscì a riprendersi. Esser sopravvissuto a questa prova, dentro un’imbarcazione capovolta a oltre 30 metri di profondità, costituisce quello che può definirsi un miracolo.

Categorie: Blog

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...