Harriet Tubman: storia di una schiava Ribelle

La vicenda di Harriet Tubman è una storia di avventura e coraggio, di schiavi e di padroni ma soprattutto di grande, grandissima umanità. Inizia in una contea del Maryland, negli Stati Uniti, ma non finisce nel piccolo stato nord orientale degli States, anzi, si dipana lungo una buona fetta del territorio americano, in cui nell’800 si sovrappongono il dramma della schiavitù e l’usurpazione della terra dei nativi, oltre alla terribile guerra di secessione. Araminta Ross nasce in un anno compreso fra il 1820 e il 1825 nella contea di Dochester, nel Maryland.

Figlia di schiavi, Araminta ha otto fratelli, ma la famiglia non ha modo di stare unita. Il loro proprietario, Edward Brodess, vende tre di loro, Linah, Mariah Ritty, e Soph. La madre, disperata per la perdita dei bambini, arriva a nascondere l’ultimo nato, Moses per un mese. Quando i padroni vengono a cercarlo Harriett Green, minaccia: “Date la caccia a mia figlio, ma spaccherò la testa a chiunque metterà piede in casa mia”, un ricordo che nella piccola Araminta si cementificherà come esempio di resistenza ai soprusi dei bianchi.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Qualche tempo dopo i Brodess cedono la giovane “Minty”, come veniva chiamata, a una famiglia che la impiega come tata per loro figlio: è lì che Araminta inizia a capire quale sia la violenza dei bianchi contro gli schiavi neri. Quando il bambino di Miss Susan si sveglia piangendo la giovane schiava viene frustata. La piccolissima Araminta tenta di difendersi indossando diversi strati di vestiti e scappando alle torture dei suoi aguzzini, ma il suo destino è quello di esser picchiata e frustata, quasi tutti i giorni. Un giorno viene frustata per cinque volte prima di colazione, e di quella drammatica esperienza porterà con sé le cicatrici per tutta la vita. Quando ha 13 anni, i Brodess mandano a lavorare Araminta, che è ormai considerata una donna matura, nella piantagione di un certo James Cook, ma la ragazza si ammala di morbillo e viene rispedita ai padroni, che le consentono di curarsi nella casa materna.

Un giorno, durante un normale giro al paese per svolgere delle commissioni, accade un fatto che segnerà la vita della giovane per sempre. Uno schiavo riesce a divincolarsi dalle grinfie di un padrone e inizia a scappare per la strada. Il bianco vede Araminta e le grida di fermarlo, ma la ragazza non si muove, e lo schiavo riesce a guadagnare terreno. Il padrone a quel punto lancia un oggetto di metallo del peso di circa 1 Kg, forse rivolto allo schiavo per tentare di fermarlo, ma colpisce in testa la giovane Araminta, che cade a terra esanime. La ragazza trascorre due giorni a riposo, e poi torna a lavorare nei campi. Si porterà appresso le conseguenze di quel gesto per tutta la vita: frequenti emicranie, capogiri e visioni mistiche, che interpreterà spesso come “segni divini”.

Ha fatto più lui morendo di quanto cento uomini avrebbero potuto fare vivendo

Araminta Ross, in un ambiente che a ragione si può definire pericoloso e mortale per gli schiavi, riesce ad arrivare a vent’anni e sposa John Tubman, un uomo libero, e prende così il nome con cui poi diventerà celebre: Harriet Tubman. Il suo status di schiava condiziona inevitabilmente la vita della coppia, i cui figli sarebbero stati schiavi di proprietà dei Brodess. I padroni di Harriet tentano in tutti i modi di venderla, ma le malattie di cui soffre, fra cui l’ epilessia del lobo temporale che le provoca continui attacchi convulsivi e svenimenti improvvisi, causata dal colpo ricevuto in strada, la rendono poco appetibile ai potenziali compratori.

Da sinistra: Harriet, Gertie e Nelson con alcuni schiavi liberati: Lee Cheney, John Alexander, Walter Green, Blind Sarah Parker e Dora Stewart ad Auburn:

Nel 1849 Harriet si ammala di nuovo e il padrone tenta di venderla, anche ad un prezzo “da saldo”, e la donna inizia a pregare affinché l’uomo cambi idea. Brodess continua a insistere nella vendita e Harriet, secondo i suoi racconti, prega affinché questi muoia, fatto che puntualmente si verifica nell’arco di tempo di circa una settimana. Nonostante il rimorso, la circostanza la porta a pensare di avere in dote dei poteri mistici. La moglie di Brodess, Eliza Ann, inizia a svendere tutti gli schiavi che ha ereditato dal marito, e Harriet decide che è giunto il momento di finire la sua vita di schiavitù. In seguito disse: “C’erano due cose a cui avevo diritto: la libertà o la morte; se non potevo avere l’una, avrei avuto l’altra”.

Nonostante il parere contrario del marito, Harriet riesce a fuggire con i fratelli Henry e Ben, il 17 settembre 1849. La vedova Brodess mette una taglia da 100 dollari sulla testa dei tre fuggiaschi (circa 3.000 euro odierni), ma la ricompensa si rivela inutile: I tre tornano spontaneamente indietro. Il giovane Ben, che all’epoca aveva circa 20 anni, nel mentre stava per diventare padre e le circostanze lo obbligano a tornare nella proprietà dei Brodess, seguito dai due fratelli. Harriet, che nel foglio di giornale viene chiamata ancora con il diminutivo “Minty”, in seguito fugge nuovamente e arriva in Pennsylvania, finalmente libera. A questo punto è bene precisare che gli schiavi statunitensi che fuggivano dagli Stati Federali in cui la schiavitù era legale e raggiungevano uno stato dove la schiavitù era già stata abolita diventavano automaticamente liberi, senza possibilità di essere estradati. Harriet ricordò poi ”Quando ho capito di aver oltrepassato quella linea (il confine), mi sono guardata le mani per vedere se ero ancora me stessa. C’era un’aria di gloria; il sole albeggiava tra gli alberi e sui campi, e mi sentivo quasi in Paradiso”.

La donna non dimentica il suo passato di sofferenza, coercizione e sevizie e, nonostante la taglia sulla sua testa, per anni fa avanti e indietro dal Maryland per liberare fratelli, nipoti e tanti altri schiavi. Inizia quindi a muoversi attraverso gli Underground Railroad, una rete di percorsi segreti e luoghi sicuri utilizzati dagli schiavi per fuggire dalle grinfie dei padroni. Gli abolizionisti che aiutano Harriet la soprannominano Mosè, e il nome non potrebbe rivelarsi più azzeccato. Secondo il racconto biblico il profeta guidò gli ebrei fuori dall’Egitto, e così Harriet guida centinaia di schiavi lontano dalle grinfie dei padroni bianchi. Di quei lunghi anni di fughe ricorderà: “Ho condotto in salvo schiavi con la Underground Railroad per 8 anni, e posso dire, al contrario di molti, che il treno che conducevo non ha mai deviato dalla sua strada e non ho mai perso un passeggero”. Un paio d’anni dopo esser divenuta una donna libera torna a cercare il marito, nella rischiosa Contea di Dorchester, ma lo trova sposato a un’altra donna, tale Caroline, e quindi si considera libera anche dal vincolo matrimoniale con John.

Nel 1858 aiuta John Brown, un bianco che sostiene con forza l’abolizione della schiavitù e di cui parleremo in un video dedicato, nel suo attacco agli schiavisti bianchi. Brown sosteneva la necessità di una rivoluzione armata degli schiavi e, nonostante Harriet non fosse d’accordo con l’uso della violenza, aiuta Brown e i suoi sostenitori nei loro intenti contro i padroni. L’ultima azione armata del gruppo, avvenuta il 19 ottobre del 1859, porta alla cattura di John Brown e alla sua impiccagione, un episodio che lasciò Harriet profondamente colpita, che disse: “Ha fatto più lui morendo di quanto cento uomini avrebbero potuto fare vivendo”.

Nel 1859 un senatore repubblicano, futuro segretario di Stato degli Stati Uniti, William Seward, fervente abolizionista, le vende per 1.200 dollari un terreno nei pressi della città di Auburn, dove Harriet inizia a ospitare tutti i suoi schiavi fuggiaschi. Durante il novembre del 1860 tenta il suo ultimo salvataggio per liberare l’unica sorella ancora in schiavitù, Rachel, e i suoi due figli, Ben e Angerine. Quando torna nella Contea di Dorchester scopre che la sorella è morta, ma che i bambini possono esser liberati pagando una piccola tangente di 30 dollari, che però non ha con sé. Affranta lascia i nipoti ai loro padroni, e di loro non si conoscerà mai la sorte.

Per non sprecare il viaggio, la Tubman raccoglie un altro gruppo, del quale fa parte la famiglia Ennalls, pronto e disposto a correre i rischi del viaggio verso nord. Il gruppo impiega diverse settimane per fuggire, a causa dei cacciatori di schiavi che li costringono a nascondersi più a lungo del solito. Le temperature sono gelide, e i fuggiaschi hanno pochissimo cibo. I bambini vengono drogati con della tintura d’oppio per tenerli tranquilli mentre passano vicino alle pattuglie a caccia di schiavi fuggiaschi. Nonostante i bianchi alle calcagna, il gruppo raggiunge in sicurezza la casa di David e Martha Wright ad Auburn, il 28 dicembre del 1860. Sono finalmente persone libere.

Quando nel 1861 scoppia la Guerra di Secessione Americana Harriet capisce che se avesse vinto l’Unione la schiavitù sarebbe stata certamente abolita, e si arruola. Dopo mesi e mesi di servizio come spia, infermiera ed esploratrice a fianco dell’esercito nordista, nel 1863 diviene la prima donna a guidare una spedizione armata nella storia degli Stati Uniti. Durante un assalto sul fiume Combahee, nella Carolina del Sud, capeggia una missione che libera circa 750 schiavi che poi si arruoleranno come soldati fra le fila dell’Unione. I giornali lodano il patriottismo, la sagacia, l’energia e la bravura della Tubman. La donna finisce gli anni di guerra come infermiera e consigliera dei generali, riuscendo anche a sopravvivere a un’epidemia di vaiolo che la fa considerare come “benedetta da Dio”.

Qualche anno dopo, durante un viaggio in treno a New York nel 1869, il conduttore intima ad Harriet di cambiare carrozza: deve spostarsi in una di classe inferiore. La donna rifiuta e mostra i documenti emessi dal governo che la autorizzano a sedere proprio in quel posto, e così il funzionario la maledice e la strattona. Lei resiste alla violenza, e così l’uomo chiama altri due passeggeri per aiutarlo a porre fine a quel sopruso di una “Nigger – una Negra” (perdonate la parola ma solo così si riesce a capire il disprezzo con cui questi personaggi trattavano i neri in quel periodo). Mentre si aggrappa alla ringhiera esterna i bianchi la spingono, spezzandole il braccio. Dolorante e impossibilitata a difendersi, il gruppetto la getta dalla carrozza in corsa, quasi ammazzandola, e nello svolgersi dell’azione altri passeggeri bianchi maledicono la Tubman e gridano al conduttore di gettarla dal treno. Altri tempi, altri populismi, altre concezioni di umanità, se così possiamo definirla.

Sopravvissuta a quello che potremmo definire come un vero e proprio attentato, Harrietnel 1869, ormai cinquantenne, sposa Nelson Charles Davis, un muratore veterano di guerra come lei, di 2 anni più giovane, e insieme adottano una bambina, Gertie. Gli amici e i sostenitori della Tubman dai tempi dell’abolizionismo, nel frattempo, organizzano una raccolta di fondi per sostenere le sue attività, che ormai comprendono anche una campagna per i diritti delle donne e il suffragio universale. Un’ammiratrice, Sarah Hopkins Bradford, scrive una sua biografia, “Scenes in the Life of Harriet Tubman”, che viene pubblicata nel 1869 e fa guadagnare alla Tubman circa 1.200 dollari. Nel 1886 la Bradford pubblica un altro volume, “Harriet, the Moses of her People”, che consente ad Harriet di incassare altri fondi, usati interamente per aiutare gli ex-schiavi che le chiedono aiuto.

Ma Harriet vuol fare molto di più di quel che può, e si ritrova sommersa di debiti. Nel 1873 si fa raggirare da due uomini. Due neri di nome Stevenson e John Thomas dichiarano di avere in loro possesso un deposito di oro proveniente dalla Carolina del Sud. Offrono il tesoro, che sostengono abbia un valore di circa 5.000 dollari, in cambio di 2.000 dollari in contanti. I truffatori affermano di conoscere uno dei Tubman, e Harriet li porta a casa propria, dove rimangono per diversi giorni. La donna sa che i bianchi del Sud hanno seppellito molti oggetti di valore quando le forze dell’Unione minacciavano la regione, e anche che i neri venivano spesso assegnati a lavori di scavo. La storia del tesoro sembra plausibile, e Harriet decide di rischiare. Prende in prestito i soldi da un ricco amico di nome Anthony Shimer e si prepara a ricevere l’oro a tarda notte. Tuttavia, una volta che gli uomini l’hanno attirata nel bosco, la aggrediscono e la addormentano con il cloroformio. Poi le rubano la borsa, la legano e la imbavagliano. Quando viene trovata dalla sua famiglia il denaro è sparito.

I cittadini di New York rispondono con indignazione all’incidente, e anche se qualcuno critica la Tubman per la sua ingenuità la maggior parte prova compassione per le sue difficoltà economiche e si apre la caccia i truffatori. L’incidente ricorda al paese il passato di Harriet e i suoi problemi economici. Nel 1874 viene proposto un disegno di legge che prevede che la Tubman riceva “la somma di 2.000 dollari per i servizi da lei resi all’esercito dell’Unione come scout, infermiera e spia”, ma la proposta viene bocciata in Senato. Grazie a diverse leggi che nel mentre rendono gli Stati Uniti un paese più moderno, nel 1895 Harriet inizia a percepire una pensione di reversibilità del marito morto, Nelson Davis, mentre nel 1900, ormai ottantenne, le viene data una piccola pensione come infermiera della Guerra di Secessione. Lo stato però non le riconosce mai un’indennità per i suoi servizi come spia ed esploratrice.

Ormai celebre, Harriet Tubman va a New York, Boston e Washington per parlare a favore del diritto di voto delle donne. Parla delle sue azioni durante e dopo la guerra civile, e spiega i sacrifici di innumerevoli donne nel corso della storia moderna come prova dell’uguaglianza tra i sessi. Quando viene fondata la Federazione nazionale delle donne afroamericane, nel 1896, la Tubman è l’oratore principale del primo incontro. Dopo una vita trascorsa a combattere, prima per la propria libertà e poi per quella degli altri, Harriet Tubman è piena di cicatrici e malattie, che le provocano ogni tipo di disagio fisico. Alla fine dell’800 si sottopone a un intervento di neurochirurgia presso l’ospedale di Boston, a causa di quelli che lei definisce incessanti “ronzii nella testa”, conseguenza probabilmente del colpo ricevuto ormai 60 anni prima da quel padrone che tentava di riacciuffare lo schiavo fuggiasco. Nel 1911, completamente povera e ormai malata, viene accolta in una casa di riposo che porta il suo nome. Muore nel 1913, circondata dall’affetto delle innumerevoli persone che ha aiutato.

 

Ma la sua storia non finisce con la sua morte. Nel corso degli anni Harriet Tubman diventa un simbolo della lotta per i diritti degli afroamericani negli Stati Uniti, e il 20 aprile del 2016 il segretario al Tesoro statunitense Jack Lew annuncia l’intenzione di aggiungere il ritratto della Tubman alla parte anteriore della banconota da 20 dollari, spostando il ritratto del presidente Andrew Jackson, proprietario di uno schiavo, nella parte posteriore. In questo modo Harriet sarebbe la prima donna ad esser raffigurata su una banconota degli Stati Uniti. Qualche tempo dopo l’amministrazione di Donald Trump decide però di non consentire la modifica della banconota, fermando il riconoscimento istituzionale dell’eroismo di Amarinta, oppure potremmo chiamarla Harriet o Mosè. Nonostante gli echi razzisti dell’America Harriet Tubman, la donna che ebbe tre nomi, è un simbolo di generosità e coraggio, di abnegazione e volontà, che nessun atto governativo reazionario potrà mai far dimenticare.

 

 

Sopra, una scultura mostra Harriet Tubman mentre porta in salvo un bambino lungo le Underground Railroad. Fotografia di Dwight Burdette condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia.


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