L’allievo di cui va più fiero Wilhelm von Osten, professore di matematica in un liceo di Berlino, è “Hans l’intelligente”. Tanta è la sua abilità nel risolvere operazioni matematiche complesse e a dare soluzioni in campi anche al di fuori di quella materia, che insegnante e allievo si esibiscono (gratuitamente) in un cortile di Berlino dove si radunano piccole folle entusiaste.

Wilhelm von Osten

L’orgoglioso professore sessantenne, con barba e lunghi capelli bianchi, pone le domande all’allievo, un magnifico cavallo di razza Orlov.

Hans l’intelligente

Hans l’intelligente dimostra di saper risolvere le quattro operazioni di base, ma anche di estrarre radici quadrate, trasformare in decimali una frazione e scomporre un numero in fattori primi.

Von Osten non è riuscito a insegnargli a parlare, e quindi l’animale risponde battendo uno zoccolo su una pedana di legno, tante volte quante bastano a dare la soluzione. Ad esempio, se la domanda è “quanto fa 2/52 5 più 1/2?”, Hans batte per nove volte sulla pedana, facendo seguire altri dieci colpi, per dare l’esatta soluzione: 9/10, e così via.

Ma la prodigiosa abilità di Hans non si limita all’aritmetica. Riesce a comporre parole sempre con il sistema del battito dello zoccolo, dove A corrisponde a un colpo, B a due e via di seguito. Il cavallo sa rispondere anche a domande riguardanti il calendario (se l’ottavo giorno del mese arriva di martedì, qual è la data per il venerdì successivo?), riconoscere persone in fotografia, distinguere i colori e la differenza di toni in un brano musicale, contare quante delle persone presenti indossano il cappello. Insomma, quel cavallo mostra le capacità cognitive di un bambino di circa 13/14 anni.

Negli anni tra fine ‘800 e inizi ‘900, Wilhelm von Osten e Hans l’intelligente fanno spettacoli (mai a scopo di lucro) in tutta la Germania, tanto che la fama del professore e del suo allievo vanno anche oltre i confini del paese, arrivando addirittura negli Stati Uniti.

L’interesse per quello straordinario animale è dovuto in parte anche alla curiosità suscitata dalle recenti teorie di Charles Darwin, e tutto quell’entusiasmo degli spettatori contagia la stampa: i giornali tessono le lodi del portentoso cavallo.

E’ da un po’ che professore e allievo si esibiscono in diverse città della Germania quando, nel 1904, il “consiglio educativo tedesco” nomina la “Commissione Hans”, composta da tredici persone scelte dallo psicologo e docente universitario Carl Stumpf, per eseguire dei test di verifica sulle reali capacità di Hans ed escludere una frode da parte di Von Osten.

A formare la Commissione ci sono un veterinario, un ufficiale di cavalleria, il direttore dello zoo di Berlino, diversi insegnanti di scuola e il direttore di un circo. Gli esperti, nell’arco di due giorni, devono decidere se il “fenomeno” Hans è reale (e quindi degno di ulteriori studi), o se si tratta di una sorta di “illusione collettiva”, se non addirittura di un imbroglio.

La Commissione conclude che non c’è trucco e non c’è inganno:

Il cavallo è veramente intelligente

La commissione trasmette quindi le sue conclusioni a Stumpf, che ha un allievo, Oskar Pfungst, molto interessato alla faccenda. Lui ha idee ben precise su come verificare le competenze del cavallo. Lo psicologo comprende che Hans risponde correttamente quando le domande sono poste dal suo maestro, Von Osten, ma anche quando è un estraneo a formularle. Se però l’interrogante si allontana dal cavallo, la percentuale di errore si alza, anche se non di molto. Ma la cosa più interessante è che, se chi pone la domanda non è a conoscenza della risposta, oppure non è nella visuale del cavallo, allora Hans immancabilmente sbaglia.

Oskar Pfungst conclude che “l’intelligenza” di Hans dipende dalla sua capacità di vedere da vicino la persona che formula la domanda e che conosca la risposta. Il ricercatore si accorge a sue spese che far innervosire Hans con domande alle quali non sa rispondere, suscita la sua rabbia che talvolta esprime a morsi…

Al di là di questo aspetto, lo psicologo capisce che deve studiare non solo il cavallo, ma anche gli umani che interagiscono con lui. Ben presto Pfungst si rende conto che le persone presenti agli esperimenti sono soggette a micromovimenti della testa e del tronco: solitamente inclinano quasi impercettibilmente il busto in avanti quando Hans inizia a battere la zampa, e si raddrizzano quando raggiunge il giusto numero di colpi. Questo atteggiamento suggerisce al cavallo che deve smettere di “contare”.

Se lo spettatore non conosce la risposta, o è troppo lontano, Hans non sa più rispondere. Il linguaggio del corpo, quei segnali quasi invisibili che lo spettatore non riesce a nascondere neppure su richiesta dello psicologo, sono la spiegazione dell’intelligenza di Hans.

Per togliersi ogni dubbio, Pfungst si mette nella parte del cavallo e conduce un esperimento: chiede a un soggetto, posto alla sua destra, di pensare intensamente a un numero. Lui, messo a quattro zampe, inizia a battere dei colpi con la mano destra guardando di sbieco la persona. Immancabilmente, anche se il soggetto sa di non dover dare segnali corporei, mostra “un improvviso lieve strappo verso l’alto della testa” quando viene raggiunto il numero giusto di colpi.

Quel particolare comportamento, ovvero un’influenza involontaria su animali e umani tramite il linguaggio del corpo, è chiamato “Clever Hans Effect” (Effetto di Hans l’intelligente), che ha portato a condurre ricerche nel campo della percezione, della psicologia cognitiva e sociale, con la tecnica del “doppio cieco”: chi conduce un esperimento e chi vi si sottopone è all’oscuro di alcuni elementi, in modo da non influenzarsi a vicenda (è una modalità usata anche nella sperimentazione dei farmaci).

Wilhelm von Osten rimase sempre convinto delle capacità cognitive del suo allievo Hans, e anche dopo le conclusioni di Pfungst continuò a fare spettacoli in giro per la Germania, fino all’anno della sua morte, nel 1909. Quanto ad Hans, dopo quella data, cambiò molti padroni e probabilmente morì intorno al 1916, come cavallo arruolato nella prima guerra mondiale.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.