È stato capace di ingannare tutti: pittori, collezionisti, insigni intenditori d’arte e financo gerarchi nazisti. È la storia di Han van Meegeren, il più grande falsario del XX secolo.

Henricus Antonius van Meegeren è nato il 3 maggio 1889 a Deventer, comune olandese a un centinaio di chilometri a Est da Amsterdam. Terzogenito di Augusta, giovane promessa della musica e della pittura, e Henricius, autore di vari testi scolastici e insegnante di storia e letteratura inglese alla Scuola Normale per Istitutori di Deventer; un padre severo, intollerante verso ogni inclinazione artistica e indifferente anche ai più grandi pittori, come Gerard ter Borch, illustre artista del Seicento, del cosiddetto Secolo d’oro olandese, morto nella stessa Deventer e che nella cittadina è considerato alla stregua di un dio in terra.

Fin da piccolo, van Meegeren deve confrontarsi con i divieti paterni che lui, in un modo o nell’altro, riesce ad aggirare, con il sostegno della madre che capisce subito quanto la mano del figlio sia toccata dagli angeli. Nel corso delle scuole superiori, il giovane Han van Meegeren ha la fortuna di avere come professore di disegno Bartus Korteling, grande pittore oltre che insegnante, che decide di prenderlo sotto la sua cappella. Il giovane allievo ha così l’opportunità di staccarsi dalla famiglia avversa e di sublimare il suo talento.

Han van Meegeren nell’ottobre 1945 mentre dipinge un falso Vermeer

Fotografia di Koos Raucamp (ANEFO) – GaHetNa (Natiionaal Archief NL) condivisa via Wikipedia con licenza CC BY 4.0

Nello studio del maestro, van Meegeren non si dedica soltanto alla teoria, ma anche a creare personalmente i colori dei quali necessita, non ricorrendo dunque ai colori sintetici già utilizzati da molti colleghi, ma a un’arte che gli tornerà utile in futuro.

Compiuti i diciotto anni, il ragazzo si iscrive all’Istituto di Tecnologia di Delft, cittadina dell’Olanda meridionale, nota per aver dato i natali al grande artista Johannes Vermeer. Qui, su indicazione con tutta probabilità del padre, segue le lezioni di Architettura. Han van Meegeren, ufficialmente è iscritto al corso di Architettura, ma nei fatti segue quello di Belle arti, continuando, tra l’altro, a frequentare il laboratorio di Korteling.

Quando ha ventidue anni, è l’estate del 1911, Han van Meegeren incontra la donna che diventerà sua moglie. Quando conosce Anna de Voogt, il futuro falsario è uno studente in pari con gli esami, mentre la ragazza è una studentessa senza particolare volontà, discendente da una nobile famiglia indonesiana. La ragazza rimane presto incinta così i due giovani decidono di sposarsi: il matrimonio si celebra l’anno successivo. Gli sposini, senza i mezzi per mantenersi, vanno a vivere a casa della nonna di Anna, dove nasce il primogenito Jacques.

È in questo momento che van Meegeren abbandona gli studi e per sopravvivere è costretto a dipingere e vendere i suoi quadri. In suo soccorso giunge l’idea di alcuni studenti dell’Istituto di Tecnologia di Delft che indicono un concorso artistico con una bella somma di denaro destinata al vincitore.

Han van Meegeren si iscrive al concorso e comincia a dipingere la sua tela: un acquerello raffigurante l’interno della St. Laurenskerk, la Grande Chiesa di Rotterdam. L’opera di van Meegeren viene dichiarata la migliore e il pittore riceve il ricco premio, divenendo d’un tratto celebre in tutta la cittadina. La vera notorietà dell’artista però è ancora distante.

Sfruttando quel momento, si trasferisce all’Aia dove entra nella locale Accademia delle Belle arti. Scoppia però la Grande guerra e il pittore deve ritornare a Delft, svolgendo il ruolo di assistente di un professore. Si rende conto che la notorietà ottenuta è soltanto effimera, sicché se ha elevato lievemente la sua posizione sociale, non ha migliorato affatto la sua condizione economica.

È in quel frangente che Han van Meegeren si avvicina per la prima volta all’idea che lo farà entrare nella storia: decide di dedicarsi alla realizzazione di tele false.

Dutch 20th-century paintings in the Museum Boijmans Van Beuningen

Fotografia di Sailko – Own work condivisa via Wikipedia con licenza CC BY 3.0

Comincia la sua carriera falsificando se stesso, dipingendo una copia della sua premiata tela di St. Laurenskerk per venderla a un facoltoso collezionista. Il tentativo di truffa però fallisce miseramente e il pittore inizia a odiare quel sistema secondo il quale due opere d’arte, seppur identiche, non possono essere considerate ambedue originali.

Nonostante questa figuraccia, nel 1916 l’artista riesce a ottenere il primo contratto di lavoro e dà vita alla sua prima personale. La mostra ha un successo oltre le aspettative: Han van Meegeren riesce a vendere tutti i quadri esposti e, allo stesso tempo, inizia a ricevere importanti commissioni e incarichi, creando calendari e manifesti. In quel periodo, visti gli introiti che ne venivano, si dedica completamente alla realizzazione di questi articoli, intaccando la sua reputazione di artista promettente, già fortemente compromessa dato il suo comportamento schivo e arrogante verso gli addetti ai lavori.

Il pittore si accorge che la critica lo sta facendo a pezzi per essersi, in un certo senso, venduto al dio denaro e risponde pan per focaccia, attaccando i valori artistici dell’arte contemporanea, definita, dall’artista, inferiore rispetto alla pittura tradizionale. Van Meegeren inizia a lavorare anche come restauratore di tele di bassa importanza, svolgendo un lavoro che si potrebbe paragonare a quello dell’editor che, con un accurato lavoro di cesello, riesce a valorizzare un manoscritto imperfetto, altrimenti destinato al macero. Le mediocri tele che passano dalle sue mani acquistano nuova linfa, divenendo delle opere d’arte. Anche questa esperienza gli tornerà utile qualche anno dopo.

Separatosi dalla moglie Anna, Han van Meegeren e l’amico pittore Theo van Wijngaarden entrano in possesso di un quadro che attribuiscono a Frans Hals, artista di punta del Secolo d’oro olandese (tra le sue opere più conosciute “La zingara”, conservata al Louvre).

Van Meegeren e van Wijngaarden si adoperano a restaurare la tela e la propongono ad Abraham Bredius, un noto critico d’arte che si accorge immediatamente che l’opera non è dell’Hals. I due rimangono contrariati, certi che il quadro sia invece del grande pittore. Decidono perciò di mostrare al critico un altro ritratto, un Rembrandt che van Wijngaarden ha accuratamente copiato qualche anno prima. Il critico analizza con cura la seconda tela e poco dopo ne accerta l’autenticità. Se prima erano diffidenti verso la competenza della critica, ora van Meegeren e van Wijngaarden non hanno più dubbi: la critica non capisce un’acca di arte. Per tutta risposta, sdegnato dal giudizio di Bredius, van Wijngaarden distrugge il suo falso d’autore.

Van Meegeren si sente sempre più incompreso e, dopo aver sposato la nuova compagna Jo Oerlemans, decide di intraprendere un viaggio in Europa. Prima soggiorna in Italia e poi in Provenza, a Roccabruna, a pochi chilometri dal confine italiano. Qui riesce a mantenersi facendo ritratti a facoltosi turisti in vacanza nella Costa Azzurra e soprattuto riprende la sua vecchia idea di falsificare le tele.

Johannes Vermeer – Woman with a Lute near a Window – WGA24655

Fotografia di Jan Vermeer – art database di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Da Hals a ter Borch, da de Hooch a Johannes Vermeer, il pittore inizia a ricopiare lo stile dei maggiori artisti olandesi. In particolare si specializza nel contraffare le opere del più famoso su scala internazionale, Vermeer, autore, tra le tante, della celebre tela “Ragazza col turbante”, conosciuta pure come “Ragazza con l’orecchino di perla”.

Acquista olii e pennelli del Seicento, compra per pochi spiccioli antichi dipinti dello stesso secolo finiti in malora, li raschia e restaura, risolve, grazie alle sue conoscenze di tecnica dell’arte, le criticità derivanti dall’invecchiamento e quelle date dai colori freschi, che deve necessariamente far apparire ben più datati provocando la cosiddetta “craquelure”. Un’impresa ardua che van Meegeren, dopo anni di lavoro, porta a termine. Tutti credono nella bontà delle tele che vende e così in breve tempo riesce a racimolare un bel capitale che gli permette finalmente di vivere in maniera agiata.

Han van Meegeren copia le tecniche pittoriche di Vermeer, ma non le sue opere vere; si dedica infatti a crearne di nuove, con lo stesso stile, diventando a tutti gli effetti un falso Vermeer trapiantato nel XX secolo. Impara perfettamente anche la firma e crea tantissime opere che principia a spacciare come Vermeer autentici. I falsi sono credibilissimi, tanto che non sono in pochi i collezionisti e i musei d’Europa che acquistano le tele proposte dal falsario.

De Emmaüsgangers door Han van Meegeren (Cena in Emmaus)

Fotografia di Han van Meegeren – Museum Boijmans van Beuningen, Rotterdam. Boijmans.nl De valse Vermeers van Van Meegeren di Pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Uno dei suoi più grandi capolavori è la “Cena in Emmaus”, ispirata al Caravaggio, quadro che viene acquistato addirittura, credendolo un Vermeer autentico dopo l’avallo ricevuto dal critico Abraham Bredius, dalla galleria Boijmans-Van Beuningen di Rotterdam.

Scoppia la Seconda guerra mondiale e la vena di Han van Meegeren, ormai irrimediabilmente esaltato, schiavo dell’alcol e della menzogna che ha imbastito, non si placa. Conosciuto in tutta l’Olanda, entra in contatto con i più importanti gerarchi nazisti che hanno invaso il suo paese nel 1940: vende al capo delle SS Heinrich Himmler una serie di quadri contraffatti, piazza un falso Vermeer, un “Cristo e l’adultera”, a Hermann Göring; per quell’unico dipinto, il vicecancelliere del Terzo Reich dà al pittore ben centotrentasette quadri in cambio.

È la primavera del 1945, mentre i sogni di Hitler cadono in frantumi, il pittore viene arrestato con l’accusa di essere un collaboratore dei tedeschi. Nel processo svolto alla fine del 1947, van Meegeren viene condannato a un solo anno di galera, dopo aver confessato al mondo di non aver collaborato con i nazisti, ma di essere soltanto un falsario che ha venduto un Vermeer falsificato a un gerarca nazista. Nessuno può credergli, tutti sono convinti che ci sia qualcosa di più grosso sotto e per dimostrare quanto detto l’artista è costretto a dipingere una tela in tribunale, sbalordendo i giudici e tutti i presenti. Si salva dall’ergastolo, ma decreta il crollo della sua immagine. Almeno così crede, perché, inaspettatamente, tutti finalmente riconoscono la sua maestria e in molti si fanno avanti per avere uno dei suoi falsi d’autore.

Han van Meegeren non sconta la condanna e nemmeno gode del successo, perché la salute, minata dal lungo abuso di alcol e farmaci, presenta il conto. Il 30 dicembre 1947, cinquantottenne, van Meegeren muore in una clinica di Amsterdam a causa di un infarto. È sepolto nel piccolo cimitero di Diepenveen, villaggio vicino alla natia Deventer.

Simpatica curiosità: il figlio Jacques, morto nel 1977, diventerà un buon pittore e nel corso della sua carriera, ripercorrendo le orme del padre falsario, falsificherà alcune tele, proponendole come degli autentici falsi del celeberrimo falsario olandese.

Sulla eccezionale storia di van Meegeren è stato scritto il libro “Io ero Vermeer: ascesa e caduta del più grande falsario del ventesimo secolo” di Frank Wynne (Ponte alle Grazie).

 

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si occupa di editoria e giornalismo. È vicepresidente di Glicine associazione e rivista, autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".