Halley: la stazione di ricerca in Antardide che si muove sulle proprie gambe

Progettare una base per la stazione di ricerca Halley, del BAS (British Antartic Survey) è un compito assai impegnativo: è situata sul Brunt Ice Shelf, una piattaforma di giaccio galleggiante spessa 130 metri, che lentamente si sposta dal continente sul Mare di Weddel, in Antartide. In inverno la notte dura per 105 giorni consecutivi, durante i quali la base è completamente isolata dal resto del mondo, né navi né aerei possono arrivare o partire, e i residenti hanno come unica compagnia una colonia di pinguini imperatore. Durante l’estate le temperature raramente salgono sopra lo zero, ma il tempo scorre veloce, perché molto lavoro, sia scientifico che di manutenzione, può essere svolto solo in questa breve stagione, in cui arrivano le navi di carico, che trasportano tutto ciò che occorre per la vita alla base durante i mesi in cui rimane isolata, e portano via tutti i rifiuti accumulati. Il primo arrivo, molto atteso, è alla fine di dicembre, quando si incrementa anche il personale, che durante l’estate aumenta di molte unità. L’ultimo legame con il mondo esterno è rappresentato dalla nave che, verso la fine di febbraio, riporta indietro il materiale in uscita e coloro che non svernano alla stazione.

Quando il sole tramonta per l’ultima volta, il più anziano dei residenti ammaina la bandiera britannica, ridotta a brandelli, dopo aver sventolato per molti mesi al vento antartico. Il Midwinter viene celebrato con una settimana di festeggiamenti, che culminano con un grande pranzo, mentre il BBC World Service trasmette un programma speciale, con i messaggi da casa per il personale. Il Sunup, il primo sorgere del sole dopo 105 giorni di oscurità, viene celebrato con un barbecue (tempo permettendo), e una nuova bandiera viene issata dal più giovane residente della base.

Il BAS iniziò la sua attività di ricerca nel 1956, e da allora sono state ben sei le stazioni Halley costruite; le prime quattro sono state schiacciate dalla neve, la quinta è in una posizione precaria, perché sorge in una porzione di ghiaccio che rischia di staccarsi, trasformandosi in iceberg.

Halley VI è la prima stazione di ricerca al mondo completamente ri-localizzabile, costituita da otto moduli interconnessi, che poggiano su gambe idrauliche: in caso di forti accumuli di neve possono essere sollevati, ed anche spostati, grazie a giganteschi sci d’acciaio, che ne consentono il rimorchio.

Halley VI è stata progettata da Hugh Broughton Architects, che ha vinto un concorso internazionale bandito dal BAS.

Una piattaforma scientifica all’avanguardia, alloggi moderni e confortevoli, e uno spazio comune, sono ospitati da questa struttura dal design futuristico, pluripremiata nel 2014 dai Architizer A+ awards, e dal Annual ENR Global Best Projects Competition. Nel bianco paesaggio ghiacciato il rosso e il blu dei moduli spiccano come una grande sfida alla forza degli elementi. Con il suo design flessibile, la stazione consente agli scienziati di abitare in uno degli ambienti più inospitali della Terra: una piattaforma di ghiaccio galleggiante nel Polo Sud.

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.