Nell’Atlantico meridionale c’è un piccolo arcipelago chiamato Georgia del Sud (amministrato dal Regno Unito) dove, nei primi anni del secolo scorso, i cacciare di balene avevano costruito una base: Grytviken, edificata sull’isola maggiore da un capitano di baleniere norvegese, Carl Anton Larsen della Compagnia Argentina de Pesca.

Nel 1913 fu eretta anche una piccola chiesa neogotica che ad oggi è l’unico edificio di Grytviken ad aver mantenuto il suo scopo originale, perché la base fu abbandonata nel 1966.

I balenieri sfruttavano ogni parte degli animali macellati, il grasso, la carne, le ossa e le viscere, che venivano trasformati in olio, fertilizzante e foraggio. Gli elefanti marini erano invece cacciati solo per il loro grasso. Nel suo periodo di massimo splendore lavoravano nella base circa 300 uomini, durante l’estate australe, da ottobre a marzo.

La popolazione di balene nei mari intorno all’isola si ridusse notevolmente nei sessant’anni successivi all’apertura della base, tanto da provocarne la chiusura, perché ormai il numero di cetacei era così basso che divenne impraticabile il loro continuo sfruttamento. Anche ora le rive intorno a Grytviken sono disseminate di ossa di balena, mentre la ruggine si appropria degli impianti di trasformazione del grasso e delle baleniere abbandonate.

Oggi Grytviken ospita una stazione scientifica, abitata continuativamente da una decina di persone, e un piccolo museo sui cetacei, che viene curato da due custodi.

Nel 1998 la chiesa dei balenieri è stata ristrutturata dagli stessi fondatori del Museo della Georgia del Sud, che ha trovato la sua sede in quella che era la casa del direttore della base. La chiesa è usata raramente, fatta eccezione per qualche occasionale cerimonia di matrimonio, di solito organizzata da discendenti di balenieri sepolti presso l’insediamento. Nel locale cimitero vi è anche sepolto l’esploratore Ernest Henry Shackleton, che qui morì il 5 gennaio del 1922, durante la sua terza spedizione antartica.

Si può anche riconoscere la chiesa e la base baleniera abbandonata in un cameo del film di animazione, premio Oscar 2007, Happy Feet.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.