Greci e Romani non portavano i Pantaloni perché li consideravano Ridicoli e Barbari

Se oggi guardiamo all’Impero Romano come ad una civiltà assai antica, i romani guardavano il proprio presente cercando spunti da culture più antiche della propria, come quella greca. A Roma la lingua dei dotti era il greco, Cesare stesso parlava correntemente la lingua (durante una vacanza in Grecia in cui fu rapito dai pirati), e la mitologia Romana traeva grandissimo spunto da quella greca.

Come per la cultura, anche la moda romana fu grandemente influenzata da quella ellenica. Gli antichi greci indossavano una veste semplicissima, leggera e sciolta, non cucita o cucita solo da un lato, simile a una tunica. Per gli uomini si chiamava Chitone, mentre per le donne si chiamò dapprima Peplo, un abito con una fibbia sulla spalla, e divenne poi il Chitone, praticamente identico alla versione maschile. Queste vesti erano quasi sempre in lino, mentre sopra veniva indossato sovente un Himation di lana, a mò di cappotto.

Sotto, l’auriga di Delfi con il Chitone:

Immagine via Wikipedia – licenza CC BY 3.0

Un Chitone Ionico femminile:

L’Himation:

Il Peplo Femminile:

Immagine via Wikimedia Commons – licenza CC BY 2.0

Nell’antica Grecia i pantaloni non solo non vennero mai indossati, ma venivano associati ai popoli barbari come i Persiani, gli Sciiti, i Sarmati ed in genere i popoli orientali. I greci utilizzavano la parola Anaxyris per definire i pantaloni tipici dei popoli est-europei, mentre in latino si chiamavano Braccae, da cui deriva il termine ancora attuale “Brache o Braghe”. Per i Greci era un insulto portare i pantaloni, una pratica barbara e, generalmente, considerata ridicola, tanto che per definire i pantaloni dei Persiani, che invece li portavano, si usava il termine θύλακος, sacco.

Sotto, Pantaloni indosso ad un arciere Sciita su ceramica del 500 a.C.:

Sotto, una statuetta romana in bronzo di un “Germanico” con barba e pantaloni:

Immagine di Bullenwächter via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

A Roma l’abbigliamento non fu molto dissimile da quello della Grecia, ma le tuniche vennero elaborate maggiormente, ed utilizzate maggiormente per caratterizzare lo status sociale.

Sotto, abbigliamento Maschile:

Sotto, abbigliamento femminile:

La Toga era l’abbigliamento principale di Roma, e lo stesso Virgilio apostrofa il proprio popolo nell’Eneide:

“(Romanos) rerum dominos, gentemque togatam” – “Romani, signori del mondo (delle cose), popolo togato”.

Lo Ius Togae, il diritto di indossare la Toga, era riservato ai cittadini romani, e le guardie stesse erano preposte al controllo dell’abbigliamento degli stranieri.

I pantaloni, a Roma come in Grecia, vennero considerati per lunghissimo tempo capi d’abbigliamento tipico dei barbari. Successivamente alle grandi conquiste di Roma e alla contaminazione culturale iniziata con i soldati romani spediti fuori dal Mediterraneo, venne infine riconosciuta l’utilità e la praticità di questo capo d’abbigliamento. I Pantaloni mantengono infatti molto più efficacemente il calore rispetto alle tuniche, sono più igienici e pratici, anche se di più complesso confezionamento. Nel III secolo dopo Cristo, infine, anche per le vie della capitale d’Italia divenne di uso comune indossare i pantaloni.

Sotto, statua dell’Imperatore Tiberio, I secolo:

Fu dunque l’epoca romana a sdoganare, definitivamente, l’uso del capo d’abbigliamento inferiore più diffuso al mondo. In seguito, in epoca Bizantina, i pantaloni conobbero un successo diffuso in tutto l’impero.

Per capire l’influenza della civiltà romana in epoca antica forse il modo più divertente è guardare una scena del film comico dei Monthy Piton “Brian di Nazareth”, dove John Cleese chiede: “D’accordo, ma a parte le fognature, vino, medicina, istruzione, asili pubblici, ordine pubblico, irrigazione, strade e bilancio dei pagamenti in attivo, che cosa hanno fatto i Romani per noi?“.

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...