Götz von Berlichingen: il Leggendario Cavaliere Tedesco dalla Mano di Ferro

Götz von Berlichingen nacque in Germania attorno al 1480, quando anche gli appartenenti a famiglie della piccola nobiltà dai pochi mezzi, come lui, molto spesso diventavano soldati di ventura, al soldo del miglior offerente. Nel 1500 Berlichingen era già a capo di una compagnia di mercenari, che vendeva i propri servizi a diversi Duchi, Baroni e Margravi. Nel 1508 partecipò alla guerra di successione di Baviera, combattendo per Alberto IV, e durante l’assedio della città di Landshut fu colpito dalla palla di un cannone nemico, che gli fece perdere una mano.

Esistono due versioni sulla storia dell’amputazione: una racconta che l’arto fu amputato dalla spada del cavaliere stesso, colpita dalla cannonata; l’altra dice che la palla colpì direttamente la mano, armata di spada

La protesi di Götz von Berlichingen, nel 16° secolo 3Immagine condivisa via Wikipedia con licenza Creative Commons 3.0

Comunque sia andata, Berlichingen rimase menomato, ma questo non gli impedì di continuare a combattere: poco tempo dopo l’incidente il cavaliere sfoggiava una mano di ferro. La protesi era dotata di due cerniere nella parte superiore, che consentivano di ripiegare le dita verso l’interno, permettendo al soldato di impugnare una spada.

Berlichingen continuò così a condurre la sua banda di mercenari, che non si limitavano a combattere durante le numerose guerre di quegli anni, ma operavano incursioni in ricche città della Germania, assaltavano carovane di mercanti, e talvolta sequestravano piccoli signorotti locali per ottenere un riscatto.

La protesi di Götz von Berlichingen, nel 16° secolo 4Immagini condivise via Wikipedia – licenza CC BY 3.0

Dopo qualche anno dall’incidente, Berlichingen sostituì la mano di ferro con quello che può essere considerato un raro esempio di arto protesico del XVI secolo, ancora conservato nel museo del suo castello natìo, a Jagsthausen. La nuova protesi comprendeva anche l’avambraccio, e la mano era dotata di giunti nelle dita: con la mano sinistra il cavaliere poteva posizionarle in modo che potessero tenere una penna d’oca, la spada o le redini del cavallo.

La protesi di Götz von Berlichingen, nel 16° secolo 1

Per aver condotto i ribelli durante la “guerra dei contadini” del 1525, e per i numerosi atti di violenza nei confronti dell’aristocrazia, che lo resero particolarmente inviso a principi e nobili, fu anche paragonato ad una sorta di Robin Hood, dall’animo feroce ma sensibile. In realtà non fu né la sensibilità né la sua aderenza alla causa “del popolo” a guidare le sue azioni, ma il tentativo di limitare la portata della rivolta e di far fare ai ribelli il minor danno possibile.

Götz von Berlichingen in un’incisione Albrecht Schultheiss

La protesi di Götz von Berlichingen, nel 16° secolo 2Immagine di pubblico dominio

“Götz dalla Mano di ferro”, continuò la sua attività di mercenario fino all’età di 64 anni, combattendo anche contro le armate turche di Solimano il Magnifico. Quando morì, nel 1562, lasciò un’autobiografia manoscritta, pubblicata nel 1731, che ispirò Johann Wolfgang von Goethe per un dramma liberamente basato sulla sua vita avventurosa.

La protesi di Götz von Berlichingen, nel 16° secolo 5Immagine di pubblico dominio

Lo scrittore riporta una frase, poi diventata famosa come “saluto svevo”, che pare il condottiero abbia realmente pronunciata, quando gli venne ordinato di arrendersi, mentre era sotto assedio nel Castello di Jagsthausen: “Er aber, sag’s ihm, er kann mich im Arsche lecken!”, che tradotto può suonare come “Digli che può leccarmi il c**o”.

Götz von Berlichingen è stato protagonista di diversi film per la TV tedeschi, di cui l’ultimo in ordine di tempo è stato trasmesso nel 2014 di cui sotto trovate il trailer:

E di alcuni precedenti, più accurati nella ricostruzione storica:

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.