Come autismo, si intende un disturbo del neurosviluppo (ossia un disturbo nervoso che si manifesta già nell’età dello sviluppo) in cui si presentano una compromissione dell’interazione sociale e un deficit di comunicazione verbale e non verbale, che a loro volta provocano comportamenti caratteristici come ristrettezza di interessi e azioni ripetitive. In realtà, non esiste una sola sindrome autistica, ma una complessa serie di tipologie, che possono rendere il disturbo da lieve a grave a seconda dell’intensità con cui si presentano i sintomi. Le diverse tipologie richiedono approcci terapeutici diversi, per cui, in ambito clinico, si preferisce usare l’espressione “Disturbi dello Spettro Autistico”.

Il termine “autismo” fu usato per la prima volta in letteratura psichiatrica da Eugen Bleuler nel 1911, in riferimento ad alcune manifestazioni della schizofrenia. Solo dal 1943, ad opera di Leo Kanner, è impiegato esclusivamente nella definizione del disturbo specifico come lo si intende oggi.

In realtà, già nel XIX secolo, c’erano stati alcuni studi che avevano cominciato a porre la questione all’attenzione della comunità scientifica: alcuni di questi sono opera di John Langdon Down (lo stesso che diagnosticò per primo la sindrome di Down) e uno di questi studi affronta la questione di quella che Down definisce “sindrome del Savant”(dal francese “idiot savant” ossia “idiota sapiente”), ossia la condizione in cui si presenta un evidente talento specifico in un soggetto che per ogni altro verso patisce significativi limiti e ritardi cognitivi.

I “Savants” non sono affatto rari tra i soggetti affetti da disturbi dello spettro autistico, e possono rivelare incredibili talenti in attività come disegno, musica, meccanica, calcolo e altro, più raramente nel linguaggio.

Alcuni “Savants” sono passati alla Storia e uno dei più noti tra essi è l’artista svizzero Gottfried Mind, conosciuto come “il Raffaello dei gatti”.

Mind è vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, quando ancora non si parlava di autismo e anzi l’intera psichiatria era ancora a un livello rudimentale, quindi la sua diagnosi è stata elaborata a posteriori. Non ci sono però dubbi sul fatto che fosse affetto da una sindrome autistica, sebbene non gravissima.

Mind nacque a Berna il 25 settembre 1768, figlio di un falegname di origine ungherese che lavorava per conto di un ricco possidente, Herr Gruner. Era un bambino debole e malaticcio, tendente alla solitudine, almeno fino a quando Herr Gruner ingaggiò un pittore tedesco di nome Legel per alcune decorazioni dei suoi immobili. Legel dovette trovare simpatico quello strano bambino, perché cominciò a portarselo dietro quando andava in giro a dipingere soggetti del paesaggio naturale e gli mostrò diverse stampe raffiguranti soprattutto animali. Quando poi Gottfried volle provare a disegnare per proprio conto, Legel lo incoraggiò e gli corresse gli errori.

Il padre, tuttavia, voleva farne un falegname per lasciargli l’attività e quindi pretese che lavorasse con il legno. Gottfried però usò il legno solo per intagliare figure di animali, e vennero così bene che, appena qualcuna di esse fu mostrata in giro, molti bernesi andarono a comprarsele per usarle come soprammobili.

Grazie a questo risultato, a 8 anni, Gottfried fu messo a studiare nell’accademia per bambini poveri aperta a Neuenhof, vicino Berna, dal pedagogista Johann Heinrich Pestalozzi, dove si segnalò per la scarsa attitudine a farsi amicizie tra gli altri bambini, lo scarso interesse per le materie di studio (restò per tutta la vita semianalfabeta e incapace di svolgere semplici calcoli) e la straordinaria abilità nel disegno.

Intorno al 1780 divenne assistente di un pittore bernese abbastanza celebre, Sigmund Freudenberger, allievo di François Boucher e apprezzato autore di scene di vita contadina. Freudenberger si rese presto conto che Gottfried era molto più bravo di lui a disegnare gli animali e prese l’abitudine, quando doveva inserirne qualcuno in un quadro, di copiare quelli ritratti dal suo assistente.

Gottfried imparò moltissimo, sia per quanto concerne le tecniche di disegno, sia per quelle dell’acquerello, durante gli anni in cui lavorò al servizio di Freudenberger. Aveva una notevole memoria per i dettagli ed era in grado di ricavare un disegno perfetto anche da un soggetto visto solo per qualche istante.

Freudenberger morì nel 1801 e, da allora, Gottfried andò avanti autonomamente, continuando l’attività del suo maestro come autore di scene di vita contadina. Ma l’oggetto del suo maggiore interesse era un altro.

Solitario e scontroso con le altre persone, aveva invece una grande facilità di approccio con i gatti, e viveva insieme a molti di essi. Lavorava tranquillamente con un gatto sulla spalla o sul tavolo. Divideva tutto con loro ed era molto affettuoso e materno nei loro riguardi.

Fu inevitabile che i gatti diventassero i suoi modelli preferiti

Le opere in cui Gottfried Mind raffigura i suoi gatti non sono semplici disegni o acquerelli che mostrano i piccoli felini, ma veri e propri ritratti che evidenziano il carattere di ognuno di essi. Gottfried, vivendo tra essi, riuscì a rappresentarli in tutti i modi durante la loro vita quotidiana, intenti in ogni attività possibile.

Come il vero Raffaello, ebbe anche lui la sua Fornarina. Si chiamava Minette, ed è la gatta pezzata tricolore che appare spessissimo nelle sue opere, spesso insieme a qualcuno dei numerosi figli che partoriva di volta in volta. Non ci sono dubbi sul fatto che Minette rappresentò il grande amore nella vita di Gottfried.

A tempo perso, quando non poteva fare altro, realizzava figure di animali anche lavorando delle castagne secche. Queste sue opere così originali, tuttavia, oggi sono molto rare, perché le castagne secche sono facilmente soggette al consumo da parte degli insetti.

Un altro soggetto che lo ispirava molto erano gli orsi, che poteva vedere in una specie di giardino zoologico chiamato “Barengraben”. Qui, portava agli orsi del pane e delle mele e passava molto tempo con loro, ritraendoli nella loro vita quotidiana come faceva con i gatti.

Uno dei pochissimi amici che ebbe nella vita fu un ricco collezionista, Sigmund Wagner, che possedeva molte incisioni dei più svariati soggetti. Gottfried apprezzava solo quelle che ritraevano animali.

Quando, nel 1809, le autorità bernesi, per bloccare un’epidemia di rabbia, decisero di eliminare tutti gli animali randagi dalla città (si parla di almeno 800 gatti uccisi), Gottfried non perse tempo e si trasferì in un villaggio di campagna, insieme ai suoi gatti, salvandoli da morte certa. Quando tornò a Berna, cessato l’allarme, la città, in cui non si incontravano più animali randagi, gli parve tristissima. La perdita dell’amata Minette (purtroppo la longevità dei gatti non è paragonabile a quella umana) gli diede il colpo di grazia e, alla fine del 1813, Gottfried cadde in uno stato di depressione profondissima, dal quale non si risollevò più.

Morì il 17 novembre 1814, all’età di 46 anni.

Roberto Cocchis
Roberto Cocchis

Barese di nascita, napoletano di adozione, 54 anni tutti in giro per l'Italia inseguendo le occasioni di lavoro, oggi vivo in provincia di Caserta e insegno Scienze nei licei. Nel frattempo, ho avuto un figlio, raccolto una biblioteca di oltre 10.000 volumi e coltivato due passioni, per la musica e per la fotografia. Nei miei primi 40 anni ho letto molto e scritto poco, ma adesso sto scoprendo il gusto di scrivere. Fino ad oggi ho pubblicato un'antologia di racconti (“Il giardino sommerso”) e un romanzo (“A qualunque costo”), entrambi con Lettere Animate.