La tomba del più strano eroe della Storia si trova a Huelva, nella Spagna meridionale. È contrassegnata dal numero 1886. Fino al 1997 ha ospitato una salma anonima, ma oggi si può leggere su di essa un lapidario epitaffio:

“Glyndwr Michael – servì come Maggiore William Martin, RN”.

Tomba di Glyndwr Michael a Huelva, Spagna. Fotografia via Wikipedia:

La storia dell’uomo mai esistito che cambiò le sorti della Seconda Guerra Mondiale è stata oggetto di ogni sorta di speculazioni. Su di essa sono stati scritti molti libri e girati anche dei film. Per molto tempo, però, si è del tutto ignorata l’identità del vero, unico protagonista della vicenda. Del quale, dunque, vale la pena di scrivere oggi, più che mai.

Questa storia ha due inizi, perché è composta di due storie diverse: quella di Glyndur Michael e quella di William Martin. Interessarono, materialmente, la stessa persona, ma non si sovrapposero mai tra loro.

Glyndur Michael nacque ad Aberbargoed, un piccolo paese minerario del Galles meridionale, il 4 gennaio 1909. I genitori, analfabeti e molto poveri, non erano giovani e neanche sposati tra loro, perché venivano da esperienze matrimoniali precedenti. La situazione della famiglia peggiorò quando il padre, per effetto dell’alcolismo e della sifilide, divenne così invalido da non poter più lavorare. Dopo qualche tempo compì un goffo tentativo di suicidio che non riuscì, ma ne accelerò ulteriormente la fine, che sopraggiunse del 1925.

A quell’epoca, Glyndur era un ragazzo di 16 anni, alto oltre 190 cm ma già classificato come alienato mentale, cosa del resto prevedibile in un ragazzo cresciuto in un contesto tanto degradato. Aveva frequentato qualche anno di scuola (fu infatti in grado di firmare il registro dei decessi nella parrocchia dove si tenne il funerale del padre) e aveva fatto qualche esperienza come giardiniere e bracciante, ma con la gravissima crisi economica in corso non aveva nessuna possibilità di trovare un lavoro decente. Insieme alla madre, sopravviveva soprattutto grazie al sussidio che questa riceveva dall’ente per l’assistenza alle famiglie dei minatori. Fu esonerato dal servizio militare, probabilmente per via dei problemi mentali. Alla morte della madre, nel 1940, restò privo di ogni sostentamento. Nel 1942 si trasferì a Londra, forse perché venne ricoverato in un ospedale psichiatrico (i registri di molti di questi ospedali sono andati distrutti durante i bombardamenti). All’inizio del 1943 viveva in una modesta pensione nella periferia ovest della capitale ma era talmente povero che non riusciva a mangiare tutti i giorni.

Il 26 gennaio 1943, fu ritrovato in un magazzino abbandonato di King’s Cross, con i sintomi di un grave avvelenamento da ratticida. In quel periodo, l’infestazione dei ratti veniva combattuta lasciando in giro degli avanzi di cibo (pane soprattutto) cosparsi di un veleno a base di fosforo. Sebbene queste esche fossero facilmente riconoscibili perché fosforescenti al buio, Glyndur ne aveva mangiate alcune. In seguito si parlò di un tentativo di suicidio, anche considerando i precedenti familiari e l’alto numero di suicidi nel periodo, soprattutto tra le persone più povere. Ma è molto più probabile che Glyndur abbia mangiato le esche solo perché spinto dalla fame, ignorando il rischio che correva. Trasportato all’ospedale di St Pancras, sopravvisse lucidamente ancora due giorni e si spense il 28 gennaio, per una serie di conseguenze dell’avvelenamento, la più vistosa delle quali era un edema polmonare: i polmoni si riempirono di liquido, impedendogli di respirare.

A questo punto, il suo destino normale sarebbe stato la fossa comune. Ma le cose erano destinate ad andare in tutt’altro modo.

I servizi segreti inglesi, da qualche tempo, avevano concepito un piano fantasioso ai limiti dell’assurdità per ingannare i tedeschi, facendo credere loro che il principale attacco dall’Africa ormai saldamente in mano alleata sarebbe stato lanciato verso la Grecia anziché verso la Sicilia. L’obiettivo era indurre il nemico a spostare quante più divisioni possibili verso l’obiettivo civetta, per incontrare molta meno resistenza al momento di attaccare quello principale. Questo piano era un pallino dell’ammiraglio John Godfrey, il direttore del servizio segreto della Marina, uno fra i personaggi che in seguito sarebbe stato utilizzato da Ian Fleming (suo dipendente per un certo periodo) come modello per la figura di James Bond. Il primo ad avere l’idea giusta era stato un giovane funzionario dalla mente geniale e la vita avventurosa, Charles Cholmondeley; poi l’idea era stata sponsorizzata e perfezionata dal suo superiore John Masterman, che nel tempo libero scriveva romanzi gialli, ma a darle la sua forma definitiva fu un funzionario apparentemente abituato a una normale vita da burocrate, Ewen Montagu, che in quel periodo era molto preoccupato per quelle che giudicava le imbarazzanti mattane del fratello minore Ivor, un intellettuale comunista che idolatrava Stalin e voleva organizzare in Inghilterra una rivoluzione analoga a quella russa del 1917.

Il piano prevedeva che i tedeschi “ritrovassero”, in modo apparentemente del tutto casuale, dei finti documenti privati che facessero riferimento al futuro attacco alla Grecia. Era del tutto fuori discussione che fossero utilizzati dei documenti ufficiali, in quanto la loro perdita avrebbe dovuto comportare un automatico cambiamento dei piani. I tedeschi dovevano credere che gli inglesi sottovalutassero la portata di questi documenti, credendoli distrutti.

L’ideale sarebbe stato mettere in scena la finta caduta di un aereo per far ritrovare il corpo di uno dei suoi passeggeri con i documenti addosso.

Sotto documento d’identità di William Martin:

Si decise dunque di procurarsi il cadavere di un giovane annegato e di farlo ritrovare in mare al largo di un Paese neutrale, ma pieno di spie tedesche, cui il ritrovamento non sarebbe sfuggito. In questo senso, la Spagna era perfetta. Il cadavere doveva sembrare in tutto e per tutto una persona realmente esistita e appena annegata in seguito a un incidente come la caduta di un piccolo aereo.

Montagu cominciò allora a creare l’identità di quest’uomo. Doveva essere un ufficiale ma non di grado elevato e avere un nome molto comune. Lo chiamò William Martin e gli diede il grado di maggiore dei Royal Marines. Gli attribuì anche una fidanzata di nome Pam, che fu interpretata in diverse fotografie da Joan Leslie, una giovane segretaria che lavorava nel suo ufficio. Nelle settimane di preparazione, in attesa di trovare il cadavere giusto, Montagu e Joan, che era entrata entusiasticamente nella parte, scrissero molte lettere, l’uno interpretando William Martin e l’altra interpretando Pam. Erano lettere molto sentimentali, tanto che qualcuno si è chiesto se non ci fosse qualcosa tra i due (sembra proprio di no), e sarebbero state ritrovate addosso al cadavere.

Infatti, proprio in mezzo a queste lettere private, ce ne sarebbero state altre, sempre private, con l’aria di essere state affidate al morto per un trasporto più rapido. Queste però non sarebbero state lettere tra innamorati ma tra importanti generali: una dal vicecapo di Stato Maggiore Archibald Nye al generale Harold Alexander e una dall’ammiraglio Louis Mountbatten all’ammiraglio Andrew Cunningham, comandante navale alleato nel Mediterraneo. La prima lettera avrebbe riportato, in modo quasi casuale, l’intenzione di attaccare la Grecia dopo aver finto fino all’ultimo di preparare l’attacco alla Sicilia per depistare i tedeschi; nella seconda, sarebbero state riportate le credenziali di William Martin come uomo di raccordo tra Mountbatten e Cunningham.

Naturalmente, era sempre possibile che un qualunque intoppo potesse far saltare tutto. Moltissimi funzionari spagnoli erano filonazisti e venivano lautamente retribuiti sottobanco dai servizi segreti tedeschi, ma poteva anche capitare che a occuparsi del cadavere ripescato fosse uno onesto al punto da farlo seppellire senza chiamare nessuno e spedire i suoi effetti personali in Inghilterra; così come poteva anche capitare che il corpo non arrivasse mai a riva. Ma a Winston Churchill, quando gli fu sottoposto, il piano piacque. Lo stesso avvenne quando a esserne messo al corrente fu il capo di stato maggiore americano Eisenhower. Con la loro approvazione, il piano (che portava il macabro nome di Mincemeat, ossia “Carne trita”) divenne operativo.

Restava da trovare un cadavere. Quello di un annegato. Giovane, di una corporatura da militare, ma nessuno che richiedesse il suo corpo per la sepoltura. Quello di Glyndur Michael sembrò perfetto: non era annegato ma, per via dell’edema polmonare, sembrava che lo fosse. Le tecniche autoptiche di allora non permettevano di scoprire la differenza. Un ulteriore colpo di fortuna arrivò quando l’operazione era già a uno stadio avanzato, quando Montagu, durante una riunione per altre ragioni, si imbatté in un ufficiale addetto ai servizi radio, Ronnie Reed, che era proprio il sosia di Glyndur Michael. Fu facilmente convinto a farsi fotografare con la divisa di maggiore dei Royal Marines e così William Martin fu dotato di documenti d’identità perfettamente verosimili perfino nelle foto.

La parte più difficile del lavoro, per Cholmondeley e Montagu, fu vestire il cadavere, dopo averlo parzialmente scongelato dalla cella frigorifera in cui era conservato, usando una stufa elettrica. Poi lo ricongelarono e lo posero in un contenitore metallico a temperatura controllata progettato dall’inventore Charles Frazer-Smith. La prestanza fisica di Glyndur, alto 195 cm, rese le operazioni molto complicate. Nell’occasione, il corpo fu anche fotografato più volte:

Glyndur non era mai stato fotografato da vivo

Il 18 aprile 1943, il contenitore con il corpo di Glyndur, sul quale era scritto “Strumenti ottici”, fu imbarcato sul sommergibile “Seraph”, sotto la responsabilità del tenente Norman Jewell. Nella notte del 30 aprile, giunto a 1500 m dalla località costiera di Portil Pilar, nella Spagna meridionale, il mezzo emerse. L’equipaggio (convinto di trasportare finti strumenti ottici da far trovare sulla spiaggia per smascherare un sospetto agente tedesco) tirò fuori il contenitore e lo lasciò sul ponte, poi tornò sottocoperta lasciando soli Jewell e il suo assistente, tenente David Scott. I due tirarono fuori il corpo, si assicurarono che avesse con sé tutto il suo equipaggiamento (compresa una ventiquattrore legata al polso da una catenella) e lo fecero scivolare in mare. Jewell non poté trattenersi dal recitare un pezzo del salmo 39 in memoria del morto. Mentre il sommergibile, che aveva rischiato di incagliarsi sul fondo basso durante l’operazione, riguadagnava il largo, i due gettarono in acqua anche un canotto di salvataggio. Fu anche fatta esplodere una bomba a salve, che produsse un forte bagliore, simulando l’impatto di un aereo precipitato in mare, e furono sparsi dei frammenti provenienti da altri relitti di aereo. Il contenitore metallico, secondo gli ordini, doveva essere affondato intero ma, poiché restava a galla, Jewell e Scott prima gli spararono e poi lo recuperarono e gli misero una bomba dentro, poi lo ributtarono in acqua, dove finalmente andò distrutto. Solo nel 1991 Jewell avrebbe confessato di non aver eseguito gli ordini. Quando il “Seraph” si immerse per riprendere la rotta di casa, stava per sorgere l’alba e i pescherecci distanti qualche miglio avevano visto solo la finta esplosione dell’aereo precipitato.

Le onde spinsero il corpo a riva, dove fu ritrovato dopo poche ore. I funzionari spagnoli avvisarono subito le spie tedesche. Non si diede molta pubblicità al fatto: Glyndur fu seppellito nella tomba dove riposa ancora adesso.

Ovviamente, non poteva finire qui. Una ulteriore serie di eventi, molto complessa, il cui racconto allungherebbe enormemente questo articolo, portò poi le finte lettere di Nye e Mountbatten dalle spie tedesche di Huelva a quelle di Madrid. Da qui, rapidamente finirono a Berlino, dove furono esaminate dagli esperti dei servizi segreti tedeschi, che le giudicarono vere. I tedeschi spostarono molte divisioni dalla Sicilia alla Grecia e, nel luglio successivo, quando gli alleati lanciarono la loro offensiva in Sicilia, la trovarono in gran parte sguarnita di difese, anche se la resistenza dei pochi tedeschi fu accanitissima.

Sulla vicenda, esiste però ancora un punto che non è mai stato chiarito e probabilmente non lo sarà mai. A giudicare definitivamente vere le finte lettere trovate sul corpo di William Martin fu quello che era considerato il massimo esperto della materia in Germania, il tenente colonnello Alexis von Roenne. Diversi storici hanno espresso qualche dubbio sul fatto che von Roenne sia potuto cascare tanto facilmente nel tranello teso dagli inglesi. C’è un elemento che fa pensare molto, ed è la successiva scoperta del fatto che, in realtà, von Roenne era segretamente antinazista. Infatti, fu implicato nell’attentato del 20 luglio 1944 e, condannato a morte, finì impiccato a Plotzensee l’11 ottobre 1944. La domanda che tutti si pongono oggi, davanti alla questione, è:

Ma von Roenne sbagliò davvero o lo fece apposta, per accelerare la fine del nazismo?

Roberto Cocchis
Roberto Cocchis

Barese di nascita, napoletano di adozione, 54 anni tutti in giro per l'Italia inseguendo le occasioni di lavoro, oggi vivo in provincia di Caserta e insegno Scienze nei licei. Nel frattempo, ho avuto un figlio, raccolto una biblioteca di oltre 10.000 volumi e coltivato due passioni, per la musica e per la fotografia. Nei miei primi 40 anni ho letto molto e scritto poco, ma adesso sto scoprendo il gusto di scrivere. Fino ad oggi ho pubblicato un'antologia di racconti (“Il giardino sommerso”) e un romanzo (“A qualunque costo”), entrambi con Lettere Animate.