Se pensate che il Globe Theatre di Londra – la ricostruzione del teatro in cui recitò la compagnia di William Shakespeare – possa risultare interessante solo per gli studiosi del grande drammaturgo o per gli appassionati del teatro elisabettiano, non potreste essere più lontani dal vero.

Sotto, la ricostruzione del Globe Theatre di Londra. Fotografia di Dark Dwarf condivisa con licenza CC BY-ND 2.0 via Flickr:

La sua peculiare intelaiatura a traliccio, tipica dello stile Tudor, infatti, colpisce anche il turista più distratto che si avventuri sul Millennium Bridge, il ponte sospeso sul Tamigi dalla caratteristica forma slanciata, che ricorda lo scheletro di un dinosauro.

Indissolubilmente legato alla fama di Shakespeare, il più grande autore inglese di tutti i tempi – non a caso opere come il “Giulio Cesare”, il “Macbeth”, il “Re Lear” e l’”Amleto” videro al Globe la loro prima rappresentazione – il teatro originario fu costruito nella zona di Bankside nel 1599, sul terreno di tal Thomas Brend, grazie alla compagnia di attori di nome “The Lord Chamberlain’s Men”, cui apparteneva Shakespeare.

Ricostruzione del Globe Theatre fatta da C. Walter Hodges condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia:

Il Globe, che per quattordici anni fu il protagonista assoluto della vita culturale londinese, non ebbe da subito vita facile: durante una recita, nel 1613, un cannone destinato agli effetti speciali mandò a fuoco il tetto di paglia e l’edificio risultò completamente distrutto.

Un secondo Globe fu subito riedificato sullo stesso sito, ma non ebbe maggiore fortuna

Già in epoca elisabettiana, infatti, l’arte teatrale era stata oggetto di attacchi da parte dei ministri anglicani e del governo, ufficialmente perché considerata corruttrice dei costumi nazionali, in realtà perché ritenuta un pericoloso strumento di propaganda mirante all’ottenimento del consenso popolare. Un elemento, questo, che non era sfuggito all’astuta Elisabetta I che, nei primi anni del suo regno, aveva usato spesso le rappresentazioni a lei dedicate in chiave antispagnola ed anticattolica.

Il Globe Theatre come disegnato nel 1647 da Wenceslas Hollar:

Nel 1642 i teatri furono chiusi a causa della Guerra Civile e fu l’inizio di un inesorabile declino: quando i Puritani giunsero al potere con Oliver Cromwell, infatti, furono adottate subito misure drastiche contro il teatro, accusato di allontanare i fedeli dalle chiese. Nel 1647, infine, in un’empito di fanatico oscurantismo, i Puritani giunsero addirittura ad approvare l’ordinanza che prevedeva la distruzione sistematica di tutti teatri inglesi dalle fondamenta.

Inutile dire che nemmeno il Globe fu risparmiato

Situato sulla riva del fiume, che aveva un letto più ampio del Tamigi odierno, l’antico teatro, dalla struttura ottagonale lignea – chiamata “the wooden O”, “l’O di legno” dai londinesi – era munito di un oculo centrale per filtrare la luce naturale e poteva contenere fino a 3200 spettatori, disposti a pagare un penny per i posti in piedi e due per assistere alle rappresentazioni dalle tre più comode gallerie circolari.

Sotto, l’attuale ricostruzione del Globe Theatre a Villa Borghese, Roma. Fotografia di Salvatore Gioitta condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Era inoltre protetto da un’ampia tettoia che, in caso di pioggia, riparava i preziosi costumi degli attori, attori che furono a lungo esclusivamente uomini, visto che fino al 1660 alle donne fu vietato comparire sulle scene.

Dominava il teatro una bandiera fluttuante, che recava il motto di “Mundus agit histrionem” (una cui possibile traduzione è “È il mondo che crea l’attore”) tratto dallo scrittore latino Petronio (“Quod fere totus mundus exerceat histrionem” ) e trasformato poi da William Shakespeare nel celebre monologo di Jacques nel secondo atto, scena settima, di “Come vi piace” in “Tutto il mondo è un palcoscenico “ (“Tutto il mondo è un palcoscenico e tutti gli uomini e le donne solamente degli attori. Essi hanno le loro uscite e le loro entrate. Ognuno nella sua vita recita molte parti”). Poche battute che riassumono l’universalismo shakesperiano ed il suo concetto del “grande teatro del mondo” e dell’uomo come un attore, cui però nella vita reale non è concesso il lusso di riprovare la scena malamente recitata.

Sotto, il palco del Globe Theatre di Londra. Fotografia di Matthew Kirkland condivisa con licenza CC BY-NC 2.0 via Flickr:

La struttura così come la conosciamo oggi, comunemente denominata Shakespeare’s Globe ed inaugurata nel 1999, è il frutto di una delicata operazione politico-culturale e della caparbietà visionaria di un attore e regista americano di nome Sam Wanamaker. Questi, durante un soggiorno londinese nel 1949, restò sconcertato nello scoprire che tutto ciò che restava del Globe si riduceva ad una placca, all’epoca a ridosso del muro di una birreria, e fondò quindi lo Shakespeare Globe Trust, finalizzato alla raccolta di fondi per la ricostruzione del teatro, cui lavorò egli stesso instancabilmente, anche se morì senza vederne la realizzazione finale.

Sotto, le gallerie del Globe Theatre di Londra. Fotografia di McKay Savage condivisa con licenza CC BY 2.0 via Flickr:

La progettazione del nuovo teatro provocò molte critiche, perché non esistevano dei modelli precisi cui ispirarsi. Alla fine si decise di adottare la soluzione di rifarsi ai teatri elisabettiani ed agli edifici Tudor realizzati tra il 1599 ed il 1614, traendo anche spunto dai disegni panoramici sopravvisuti della zona.

Sotto, il Globe Theatre di Londra. Fotografia di Aaron Bradley condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Flickr:

L’edificio, interamente in quercia inglese non stagionata, con giunti a tenone e mortasa, ( secondo le tecniche del XVI secolo), si trova nel London Borough di Southwark, sulla riva meridionale del Tamigi, sia per restituire ai visitatori un’idea della sua originaria collocazione a ridosso del fiume, sia perché il luogo ove sorgeva inizialmente il Globe, a 230 metri circa di distanza, è divenuto ormai un moderno complesso abitativo circondato da dimore georgiane che occupano lo spazio su cui sorgeva anche un altro importante teatro di epoca elisabettiana, il Rose Theatre. Il tetto, in canna e paglia, è ispirato ai materiali rinvenuti durante gli scavi del sito originale del Globe.

Come il modello originale, anche il teatro ricostruito presenta un palcoscenico a diretto contatto con il pubblico, inserito in un’ampia platea e circondato da tre serie di gallerie, ma il numero di spettatori che può contenere è molto ridotto per ragioni di sicurezza. La parete posteriore della scena reca decori a motivo mitologico, mentre sul soffitto sono dipinti la volta celeste, gli astri ed i segni zodiacali. Sono anche presenti i tre livelli – il cielo (heaven), il palcoscenico vero e proprio (earth) e una botola per accedere al sottopalco (hell) – che permettevano anticamente allo stage elisabettiano di espandersi in tutte le direzioni, coinvolgendo direttamente lo spettatore nel micro-universo rappresentato dal dramma.

Fotografia di Andrew Wilkinson condivisa con licenza CC BY-SA 2.0 via Flickr:

Lo Shakespeare’s Globe ospita annualmente una sofisticata stagione teatrale da maggio a ottobre, programmando almeno un’opera Shakespeariana eseguita da una compagnia completamente al maschile, che utilizza costumi elisabettiani. In ossequio alla tradizione gli spettacoli si tengono durante le ore diurne, con musiche e suoni rigorosamente dal vivo. Anche se non si desideri assistere ad una rappresentazione, è comunque possibile visitare il teatro con una guida, magari dando un’occhiata alla mostra permanente dedicata a Shakespeare, al teatro elisabettiano e a Sam Wanamaker.

Lo Shakespeare’s Globe suscita sentimenti diversi: alcuni lo considerano nient’altro che una scaltra operazione commerciale, molti altri un tentativo mal riuscito di far rivivere quello che fu per eccellenza uno dei teatri-simbolo dell’età elisabettiana, ma per tanti esso rappresenta ancora uno dei luoghi imperdibili legati al genio del grande drammaturgo d’oltremanica e “la migliore ipotesi” del teatro perduto.

Giovanna Potenza
Giovanna Potenza

Giovanna Potenza è una dottoressa di ricerca specializzata in Bioetica. Ha due lauree con lode, è autrice della monografia “Bioetica di inizio vita in Gran Bretagna” (Edizioni Accademiche Italiane, 2018) e ha vinto numerosi premi di narrativa. È uno spirito curioso del mondo che ama viaggiare e scrivere e che legge avidamente libri che riguardino il Rinascimento, l’Età Vittoriana, l’Arte e l’Antiquariato. Ha una casa ricca di oggetti antichi e di collezioni insolite, tra cui quella di fums up e di bambole d’epoca “Armand Marseille”.