Se ci fossimo seduti ad un tavolo nobile di uno degli stati italiani del rinascimento, magari al Granducato di Toscana o nella Repubblica di Venezia, non sarebbe stato inusuale osservare i coltelli musicali, posate con incisi sopra spartiti musicali di inni religiosi. Questi splendidi coltelli, capolavori dell’artigianato italiano del XVI secolo, si trovano oggi in diversi musei di tutto il mondo, fra cui il Victoria & Albert Museum di Londra, il Museo Fitzwilliam di Cambridge o il Louvre a Parigi.

L’incisione

I due lati del coltello sono incisi con spartiti musicali e una scritta che enuncia una preghiera o una dichiarazione di grazia in latino. “Benedictiao Mensae. Quae sumpturi sumus benedicat trinus et unus.”, mentre sul lato opposto: “Gratiarum Acto. Pro tuiis beneficiis deus gratias agimus”. A seconda del coltello, insieme alla dichiarazione di grazia, veniva scritto il registro vocale con cui si doveva intonare la melodia, ad esempio tenore o basso.

Come fa notare Maya Corry del Museo Fitzwilliam di Cambridge, istituzione con una propria collezione di armi e armature, nel video sotto al minuto 2:30, questo tipo di coltello cinquecentesco era destinato alla tavola, e offre “Un suggerimento riguardo la devozione dell’ambiente familiare” fra preghiera e canzone.

Il loro nome inglese è “Notation Knives”, e Kirstin Kennedy, curatrice del Victoria & Albert Museum, osserva che non possiamo essere del tutto certi di come venissero utilizzati, anche se la loro forma suggerisce un’ipotesi. Gli esempi nelle fotografie e nei video hanno il bordo tagliente, il che implica che venissero utilizzati per tagliare la carne, ma la loro larghezza suggerisce che potessero esser utilizzati per presentare le tagliate ai commensali.

I coltelli avevano melodie dedicati ai vari registri vocali, il che suggerisce che venissero cantati dai commensali in modo da creare un coro unico e coeso, una preghiera cantata dai nobili dell’epoca alle tavole italiane.

Sotto, potete ascoltare il coro di un brano dei coltelli musicali cantato dal Royal College of Music di Londra, mentre sul sito del Victoria&Albert Museum trovate tutti gli altri brani eseguiti.

Fonte: Wqxr.org

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...