L’odierna considerazione della prostituzione ha un’accezione del tutto negativa, spesso considerata come una professione “vergognosa” e assolutamente da evitare, pratica deprecabile sia per la prostituta sia per il cliente. In passato, in particolare durante l’epoca dell’Impero Romano, le case chiuse avevano tutt’altra considerazione, e anche le prostitute, uomini o donne che fossero, godevano di una stima sociale oggi completamente dimenticata. In città come Pompei o Ercolano, vicino a una località di villeggiatura prestigiosa come Baia, i lupanari erano dei punti fissi della città, organizzati e regolamentati dalle leggi dell’Impero.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

La moneta dei Bordelli

Per regolare le transazioni fra prostitute e clienti esistevano gli Spintria, gettoni (o più correttamente “tessere erotiche”) che avevano probabilmente un preciso corrispettivo in valore di moneta corrente. Su un lato del gettone era scritto un numero, forse il corrispettivo in “Assi”, una moneta in bronzo romana, mentre dall’altro si poteva inequivocabilmente intuire la prestazione richiesta dal cliente, incisa nel gettone in modo da essere perfettamente leggibile.

Sotto, gli Spintria di Pompei. Immagine di pubblico dominio via Wikipedia:

Moneta o sistema di comunicazione?

Nonostante la vista di uno Spintria possa facilmente far pensare al suo uso come moneta per i pagamenti, diversi storici sono concordi nell’affermare che il gettone non fosse usato come moneta ma piuttosto come “richiesta” per la prostituta. Le donne e gli uomini impiegati nei lupanari erano infatti provenienti da ogni angolo dell’Impero, che durante la sua massima espansione comprendeva ben 3 continenti. Ovviamente non tutti parlavano il latino, e quindi spiegare quale fosse la prestazione desiderata poteva diventare un problema…imbarazzante. I gettoni potevano avere un ruolo di accesso alla casa chiusa e di successiva richiesta, senza necessità di ulteriori spiegazioni, alla “Meretrice” prescelta.

Sotto, uno Spintria con raffigurata la prestazione e il corrispettivo numerico:

Gli Spintria sono inoltre significativi perché raffigurano solo scene eterosessuali. Le pratiche omosessuali forse erano divenute meno accettabili rispetto all’epoca dell’Antica Grecia, e la loro raffigurazione era probabilmente sconveniente

Una delle teorie che spiega l’esistenza degli Spintria comprende inoltre la pubblicizzazione dei prezzi degli atti sessuali. Le monete potevano quindi indicare il prezzo di una prestazione ma non avere valore di cambio, che doveva essere corrisposto invece in Assi, Sesterzi o Denarii.

Caracalla e la condanna a morte di un Cavaliere

Sopra, busto dell’imperatore Caracalla conservato al Museo Archeologico di Napoli. Fotografia di Marie-Lan Nguyen  condivisa con licenza CC 2.5 via Wikipedia.

Lucio Cassio Dione, storico e senatore romano di lingua greca, riporta un episodio curioso riguardante Caracalla. L’imperatore, famoso per essere un pericoloso despota, condannò a morte un equites (cavaliere) perché aveva utilizzato una moneta raffigurante il suo volto all’interno di un lupanare. L’utilizzo della moneta imperiale venne considerato un insulto insopportabile per l’iracondo imperatore, e il cavaliere venne condannato a morte, riuscendo a scampare alla forca soltanto grazie alla morte di Caracalla stesso, ucciso nel 217 da Marziale (il riferimento alla vicenda è nel libro 78 della “Storia Romana” di Cassio Dione).

Sotto e in copertina, dipinto in un lupanare di Pompei. Fotografia di Jacopo Werther condivisa con licenza CC 2.0 via Wikipedia:

Quale fosse il tipo di utilizzo degli Spintria è quindi ancora incerto, mancando fonti storiche che ne identifichino univocamente il ruolo come moneta o come “gettone” scambiabile, o in ultima istanza addirittura solo come tessera promozionale. E’ probabile che, nel corso dei secoli dell’Impero, gli Spintriae abbiano avuto funzioni diverse, fungendo a volte come moneta di scambio e a volte solo come esempio per un controvalore in denaro corrente. Potrebbero esser nati come gettoni e poi esser stati considerate monete di scambio, oppure il contrario. Fino a quando non si troveranno fonti storiche che identifichino con certezza il loro scopo la funzione degli Spintria rimarrà uno degli enigmi più piccanti dell’impero Romano.

Addirittura, per i nostalgici, oggi sono in vendita su Amazon delle repliche reali degli Spintria Romani, di cui vedete l’immagine sottostante:

Fonti: Wikipedia, Gizmodo.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...