Il pittore e fotografo James Ostrer ha creato un progetto estremamente interessante che coinvolge arte, pittura, scultura e fotografia. Il cibo spazzatura è uno dei mali del nostro tempo, propinato in quantità industriali sin da piccoli a prezzi decisamente irresistibili. Uno degli effetti della globalizzazione è la standardizzazione dei gusti, dei desideri e delle abitudini di tutti noi, dalla Cina all’India, dall’Italia agli Stati Uniti. Patatine fritte, cioccolata, creme chimiche, hamburgher con carne malsana, salse e salsine di tutti i tipi e chissà cos’altro sono entrati non solo nel nostro immaginario come cibi frequenti, ma stanno diventando sempre più indispensabili per fornire un apporto calorico sufficiente durante la giornata che sia economico e veloce da consumare, a discapito della propria salute e delle diversità della tavola che rendevano i vari luoghi del mondo tanto “buoni” da esplorare.

Cibo-spazzatura

Fortunatamente, campagne di sensibilizzazione come quello di James hanno reso le persone un po’ più consapevoli dell’errore nella standardizzazione dei gusti, e sono nati innumerevoli progetti per ridare mercato alle diversità gastronomiche regionali, uno su tutti lo splendido Mercato Centrale di Firenze. Non mangiare, mai, cibo spazzatura è praticamente impossibile, ma senz’altro non esserne dipendenti aiuta sia la mente sia il fisico nel naturale benessere quotidiano.

Gli orrori del cibo spazzatura di James Ostrer 1

Gli orrori del cibo spazzatura di James Ostrer 2

Gli orrori del cibo spazzatura di James Ostrer 3

Gli orrori del cibo spazzatura di James Ostrer 4

Gli orrori del cibo spazzatura di James Ostrer 5

Gli orrori del cibo spazzatura di James Ostrer 6

Gli orrori del cibo spazzatura di James Ostrer 7

Gli orrori del cibo spazzatura di James Ostrer 8

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...