I bar e i ristoranti devono chiudere entro la mezzanotte e non sarà consentito nessun veglione di capodanno; l’orario degli uffici termina alle ore 17.30 e i negozi devono abbassare le saracinesche entro le 19. Gli spettacoli nei cinema, teatri e locali dove si fa musica devono concludersi alle 23. Non si tratta di nuove norme anti-Covid, ma di alcune misure adottate dal governo di centro-sinistra (composto da democristiani, socialisti, socialdemocratici e repubblicani) guidato da Mariano Rumor, alla fine di un drammatico consiglio dei ministri del 22 novembre 1973, adottate per far fronte alla prima crisi energetica del dopoguerra.

Oltre a quelle sopracitate, per contenere il consumo energetico il governo italiano (ultimo tra quelli europei) riduce i limiti di velocità degli automezzi su strade e autostrade, vieta l’uso di insegne pubblicitarie luminose, riduce del 40% l’illuminazione pubblica, chiude i programmi televisivi alle 23 (all’epoca c’era solo la RAI) e, soprattutto, impone il divieto di circolazione ad automobili, motociclette, aerei privati, imbarcazioni e qualsiasi mezzo motorizzato non pubblico nelle giornate festive.

Domenica 4 novembre 1973 – Autostrada olandese


Il 2 dicembre 1973 è la prima “domenica a piedi” degli italiani, si inaugura la Austerity: evidentemente gli anglicismi andavano di moda anche cinquant’anni fa.

Domeniche a piedi che diventeranno leggendarie, perché al netto della fine delle illusioni create dal boom economico degli anni ’60, della profonda crisi industriale, dell’inflazione galoppante, dei conflitti sociali, di un modello economico che comincia ad apparire insostenibile, per la prima volta anche dal punto di vista ecologico, gli italiani degli anni ’70 reagiscono alla forzata immobilità con allegria: le città, senza automobili in giro, si riempiono di gente che riscopre le biciclette, i pattini, i monopattini (non certo simili a quelli odierni) e improbabili mezzi di locomozione, come carrozzelle, risciò, fino ai cavalli…

Milano, Corso Buenos Aires

Tutto il contrario di quello che ci si sarebbe potuti aspettare da quel triste inverno del 1973, in cui si paventavano scenari socio-economici drammatici:

“Secondo una valutazione pessimistica, gli italiani avevano trasformato una tragedia in un picnic; per i meno maldisposti verso il carattere italiano, la cupezza dell’inverno del 1973 era stata illuminata dalla fantasia nazionale” (Quando l’Austerity spense la luce all’Italia di Rumor, Edmondo Berselli – La Repubblica – 2005).

Eppure la situazione, nazionale e internazionale, è veramente cupa: già dal 1970 i paesi produttori di petrolio aderenti all’OPEC adottano una politica di aumento del prezzo del greggio, sostenuti peraltro dalla famose “sette sorelle” che egemonizzano il mercato petrolifero. Intanto la domanda di combustibile aumenta a ritmi vertiginosi e il petrolio diventa un’arma nelle mani di chi lo produce, a sostegno di cause politico-militari.

Il 6 ottobre 1973, giorno della festa ebraica dello Yom Kippur, Egitto e Siria muovono contro Israele, per riprendersi i territori del Sinai, della Striscia di Gaza e le alture del Golan, persi nel 1967 a seguito della guerra dei sei giorni.

La guerra del Kippur (6-25 ottobre 1973) in realtà non cambia di molto la situazione dei territori occupati, ma per Israele è comunque uno smacco (si dimettono il Primo Ministro, il Ministro della Difesa e il capo di stato maggiore), mentre il resto del mondo deve affrontare la crisi energetica: i paesi arabi associati all’OPEC, che con forza chiedono la restituzione dei territori occupati da Israele, aumentano considerevolmente il prezzo del greggio, diminuiscono la produzione e mettono un embargo verso i paesi che sostengono Israele, USA in testa.

USA: studiare alla luce di una lampada a cherosene, 1973

Immagine di US National Archives – Uso libero

Nel mondo occidentale si affaccia per la prima volta, dopo gli anni euforici del boom economico, il tema del risparmio energetico, che avrà come conseguenza anche la realizzazione di centrali nucleari.

In Italia i prezzi di benzina, gasolio e olio combustibile aumentano vertiginosamente, mentre durante le domeniche a piedi i distributori sono tassativamente chiusi. Non solo: chiunque sia trovato a circolare dovrà pagare una multa salata (da centomila lire a un milione), avrà il veicolo sequestrato nell’immediatezza e potrà tornarsene a casa solo a piedi.

Norme liberticide? Qualcuno oggi definirebbe quei divieti una “dittatura energetica”?

All’epoca ci furono certo delle proteste, soprattutto da parte di ristoranti e bar, ma tutto sommato gli italiani si adeguarono senza troppe contestazioni. Forse anche perché non erano previste deroghe per i rappresentanti della classe politica dell’epoca: nei giorni festivi i ministri e perfino il Presidente della Repubblica potevano spostarsi solo con mezzi pubblici o, in caso di estrema necessità, militari.

Anche il Partito Comunista di Enrico Berlinguer, che nella situazione di crisi già presente in Italia teme una deriva fascista in stile cileno (Pinochet aveva rovesciato il governo democratico di Salvator Allende da un paio di mesi), pur criticando a monte il sistema di sviluppo capitalistico, inizia quel percorso di collaborazione con le forze politiche del centro, culminato con il “compromesso storico” del 1977.


L’Austerity si prolunga fino alla fine di marzo del 1974, poi le misure di risparmio energetico, almeno per quanto riguarda l’uso degli automezzi privati, vengono allentate, passando alla circolazione a targhe alterne, fino alla completa abolizione, a giugno del ’74.

Per tirare le somme di quei mesi difficili, connotati da una crisi economica disastrosa (nel dicembre ’73 la produzione automobilistica scende del 25%), Edmondo Berselli scrive:

“(…) l’Italia resistette grazie alla spontaneità popolare e alla solidarietà implicita nelle reti sociali. E’ possibile che anche l’inventività spettacolare con cui fu esorcizzata la grande paura dell’oro nero appartenga a questa creatività, talora deplorata, talvolta così inaspettatamente utile”. (Art. cit.)

Chissà come avrebbe descritto l’Italia in tempi di pandemia, le canzoni intonate dai balconi con il contraltare dei no-mask, uno scrittore ironico e (forse) mai disilluso come Berselli, che troppo presto ci ha lasciato orfani della sua visione divertita quanto seria del Bel Paese?

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.