Il periodo barocco è noto per la sua grande teatralità, eccezionale interpretazione dello stile classico in un lungo periodo che va dal XVII al XVIII secolo. Fra i tantissimi artisti che hanno illuminato quel periodo non si può non citare Gian Lorenzo Bernini, il massimo artista di arti visive di questa corrente artistica Europea. Molto meno conosciuto è il lavoro di uno degli apprendisti della sua bottega, Giuliano Finelli, il quale non raggiunse le vette artistiche del famoso Gian Lorenzo ma riuscì, a proprio modo, a caratterizzare la propria scultura con un differente tipo di arte.

Finelli fu in grado di scolpire con incredibile precisione per i dettagli moltissimi busti e ritratti, e la sua opera ci consente di vedere, in tre dimensioni, particolari di abiti e accessori in voga all’epoca. Fra queste sculture una in particolare mostra la maestria di Finelli nel ritrarre i dettagli, il “Busto di Maria Barberini Duglioli”, nipote di Papa Urbano VIII. Ma chi era Maria, e perché venne ritratta da Finelli? Per scoprirlo bisogna approfondire la storia dello scultore.

Sotto, Busto di Maria Barberini Duglioli di Giuliano Finelli, 1627. Fotografia di Sailko condivisa con licenza Creative Commons 3.0 via Wikipedia:

Giuliano Finelli

Nato a Massa fra il 1602 e il 1603, figlio di un mercante di Marmi, Giuliano Finelli si trasferì giovanissimo a Napoli, dove fu allievo di uno scultore fiorentino di nome Naccherino. Nel 1622 circa si trasferì a Roma, dove lavorò alla scultura per una tomba nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva. Qui venne notato da Pietro Bernini, padre del famoso Gian Lorenzo, che lo volle come apprendista presso la sua bottega.

Durante l’apprendistato presso bottega Bernini lavorò ad alcune fra le più importanti opere del più giovane artista, fra cui Apollo e Dafne, la statua di S. Bibiana e il baldacchino bronzeo di San Pietro. Dopo la morte di Pietro, Giuliano Finelli si trattenne per un periodo con il figlio Gian Lorenzo, ma infine abbandonò la bottega Bernini perché alcuni lavori erano stati affidati a un altro apprendista, A. Bolgi.

Busto di Maria Cerri Capranica (1637-1643). Fotografia di Sailko condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

A partire dal 1629 Finelli lavorò da solo, e riuscì a ottenere alcune importanti commissioni nell’ambiente romano. Nonostante continuasse il suo lavoro presso chiese e basiliche, nel tempo riuscì a guadagnare una buona fama come ritrattista, e gli vennero affidate alcune sculture di grandi personalità dell’epoca. Fra queste si possono ricordare il busto di Michelangelo Buonarroti, quello del Cardinale Santori, di Orazio Spada, di A. Menicucci e quello della sopravitata Maria Barberini Duglioli.

Giuliano Finelli trascorse tutto il resto della sua vita in continuo pendolarismo fra Napoli e Roma, dove divenne uno fra i più apprezzati artisti del suo periodo. Nel 1652 diresse alcuni lavori a Roma per delle sculture per il Re di Spagna, ma morì l’anno dopo, il 16 Agosto del 1653, all’età di 50 anni circa.

Fra le tante opere che si possono ricordare, il busto della nipote di Urbano VIII ci mostra i dettagli del vestito di pizzo e la sua intersezione con la scollatura del busto, tanto realistici da sembrare davvero tessuti e non scolpiti nel marmo.

Persino la minuscola corda che lega le perle della collana risulta visibile

Nonostante la precisione e il dettaglio siano fra i più notevoli della storia della scultura, il Finelli non raggiunse mai la capacità espressiva di Gian Lorenzo Bernini, figlio del suo maestro Pietro, che riusciva a rendere “parlanti” le proprie, magnifiche, sculture. I ritratti di Finelli furono più statici e meno espressivi, e ci consentono di conoscere con grande precisioni i volti e i dettagli del XVII secolo.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...