Le rovine della tomba-santuario di Antioco I, sul Monte Nemrut, sono uno scenario suggestivo, in particolare quando la luce dell’alba o del tramonto ammorbidisce il contorno delle pietre con sfumature rosate.

Il santuario sul monte Nemrut (Nemrut Dağı in turco) è una delle poche testimonianze rimaste del Regno di Commagene, uno stato indipendente formatosi nel 162 aC.

Erano gli anni in cui l’Impero Seleucide, una volta potentissimo, cominciava a disgregarsi, così alcune zone periferiche riuscirono a liberarsi dal controllo centralizzato dei Seleucidi.

Nel sud della Turchia, nei pressi della città di Adiyaman, il monte Nemrut ospita un antico complesso, costruito dal quarto, e probabilmente più famoso, re di Commagene, Antiochus I Theos (il “re Dio”).

Antioco, sovrano di Commagene dal 70 aC al 36 dC, era un re che non voleva essere dimenticato: affermava di discendere dal conquistatore greco Alessandro Magno, da parte di madre, e dal re persiano Dario il Grande, da parte di padre, una comoda fusione tra occidente e oriente.

Ma il tratto saliente di questo re era il suo immenso orgoglio, e il suo ego sovra-dimensionato. Antioco sosteneva di avere un rapporto speciale con gli dei, ed aveva dato vita ad un culto reale che riprendeva la forma ellenizzata della religione di Zoroastro, con la chiara intenzione di essere adorato come un dio dopo la sua morte.

Antioco commissionò la costruzione di un magnifico santuario sul monte Nemrut, un rilievo alto 2.100 metri, dove la gente potesse recarsi a pregare. Il re voleva che la sua tomba-tempio fosse in un luogo alto e santo, vicino agli dei, per essere al loro stesso livello, e abbastanza in alto da poter essere visto anche a molti chilometri di distanza.

Il santuario fu costruito nel 62 aC ed è costituito da un tumulo di pietre di forma piramidale, alto 50 metri, con due antichi percorsi processuali che partono dalle terrazze est ed ovest.

Le dimensioni di questa struttura e la quantità di manodopera che servì a realizzala sono impressionanti, tuttavia, è il significato culturale di questo monumento che lo distingue dalla maggior parte delle altre opere di questo genere.

Secondo Antioco, il monte Nemrut era il “luogo di dimora comune di tutti gli dei, accanto ai troni celesti”. Questo tentativo di radunare tutti gli dei conosciuti sulla stessa montagna, può essere visivamente intuito guardando le terrazze ad oriente e ad occidente del tumulo: sulla quella est c’è una fila di cinque statue colossali (alte 9 metri), così come sulla terrazza ovest, a rappresentazione di diverse divinità greco-persiane; una di essa, ovviamente, ritrae Antiochus I Theos.

Gli dei, in posizione seduta, si affacciano verso l’esterno del tumulo, e sono affiancate da una coppia di statue di animali da guardia, un leone e un’aquila.

Un’iscrizione rivela che la cima è il sacro luogo dove Antioco, il “re Dio”, sarebbe stato posto a riposo, e la sua anima si sarebbe unita a quelle di altre divinità nel regno celeste.

Tuttavia, neppure un re così potente da credersi pari ad un dio riuscì a mantenere la memoria di sé nei secoli a venire. Misteriosamente, il regno, e con esso il santuario di Antioco I, furono abbandonati nel I secolo dC., e da allora dimenticati per molto, molto tempo, fino al 1883, quando un archeologo tedesco scoprì il sito.

Dopo diverse missioni archeologiche, ancora non è stata trovata la camera funeraria di Antioco, e neppure il suo sarcofago.

Nel 1987 il monte Nemrut è stato dichiarato patrimonio mondiale dell’UNESCO, cosa che presumibilmente avrebbe molto soddisfatto Antioco, il re-dio.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.