Gli Angeli di Mons: Fantasmi degli Arceri Medievali che “Salvarono” gli Inglesi in Ritirata

Quando il 29 settembre del 1914 Arthur Machen pubblicò il breve racconto dal titolo “The Bowmen” (“Gli Arcieri”) su di un quotidiano londinese, non poteva certo immaginare che il suo intervento avrebbe dato origine ad uno degli episodi più famosi e controversi della Prima guerra mondiale.

Un mese prima, il 26 agosto, le armate tedesche impegnate nel Piano Schlieffen avevano travolto, presso la città belga di Mons, le divisioni del Corpo di Spedizione Britannico accorse in soccorso del Belgio e della Francia nordorientale, vittime dell’inarrestabile avanzata tedesca.

I tedeschi, al comando di Alexander von Kluck, in vantaggio per numero di uomini e di mezzi, stavano per sferrare l’attacco finale quando, inspiegabilmente, desistettero, consentendo così ai soldati di Sua Maestà di ritirarsi a nord di Parigi, saldandosi all’esercito francese. Si trattò di uno degli eventi decisivi del conflitto, di vitale importanza per i suoi successivi sviluppi, dato che la ritirata britannica permise la successiva riorganizzazione delle forze anglo-francesi.

Arthur Machen, inviato di guerra dell’Evening News di Londra, era uno scrittore gallese dedito all’occultismo, noto per i suoi racconti dell’orrore, del fantastico e del sovrannaturale. Dovendo scrivere un pezzo sulla battaglia di Mons, attinse sia alle notizie ricevute sia alle sue doti di narratore e di scrittore attratto dal paranormale.

L’articolo che ne venne fuori, in forma di racconto breve, ritraeva in maniera vivida la disperazione dell’esercito britannico in rotta, incalzato da un nemico molto più numeroso e meglio equipaggiato, ma aggiungeva anche un particolare fantasioso: i soldati si erano salvati dall’annientamento grazie all’intervento di San Giorgio, patrono dell’Inghilterra, comparso alla guida di una legione di spettri che aveva messo in fuga i tedeschi. I fantasmi non sarebbero stati altro che gli spiriti degli arcieri inglesi rimasti insepolti nella battaglia di Azincourt (vicina a Mons) durante la Guerra dei cento anni, battaglia che aveva visto schierati su fronti opposti gli eserciti inglese e francese nel 1415.

Il London Evening News non avvertì che quello di Machen era un articolo di fantasia e non di cronaca, inoltre la narrazione poteva trarre in inganno il lettore perché resa in prima persona e quindi apparentemente realistica quanto poteva esserlo l’esperienza diretta di un testimone. Il risultato fu che la redazione venne invasa dalle richieste dei lettori di citare le fonti della storia, richieste alle quali Arthur Machen rispose subito chiarendo che si era trattato di un racconto immaginario.

Discorso chiuso?

No, perché (e qui inizia il bello!) l’articolo ebbe un impatto così dirompente sull’immaginario collettivo dell’epoca, che l’ipotesi dell’intervento sovrannaturale a favore delle truppe britanniche cominciò a trovare conferme nei racconti dei reduci dal fronte o nei racconti dei combattenti, molti dei quali testimoniarono di aver visto realmente le figure diafane ed evanescenti degli spettri degli arcieri inglesi proteggere la ritirata britannica, scoccando strali che falciavano i tedeschi.

Altri invece sostennero addirittura che un’intera milizia angelica era apparsa a difesa dell’esercito di Sua Maestà, guidata da San Michele, da San Giorgio o da Santa Giovanna d’Arco. Confermata da alcune suore che assistettero i morenti e che dichiararono che alcuni di essi spirarono felici a seguito delle visioni, la versione dell’intervento angelico ebbe un enorme successo, ed i predicatori durante le omelie celebrarono gli Angeli di Mons come salvatori dell’esercito nazionale.

A nulla valsero le reiterate assicurazioni di Arthur Machen di essersi inventato tutto: non soltanto quasi nessuno gli credette, ma un giornalista e scrittore dell’epoca, Edward Harold Begbie autore del libro “On the side of the Angels” (“Dalla parte degli angeli”), sostenne la tesi dell’apparizione delle schiere angeliche durante la fatidica battaglia, accusando il gallese di menzogna e di plagio.

La convinzione di un aiuto divino nelle sorti della guerra si radicò talmente nell’opinione pubblica britannica, che anni dopo ancora si favoleggiava di un intervento sovrannaturale a Mons.

Certo, se si osserva con occhio distaccato il fenomeno della diffusione della leggenda, viene istintivo fare qualche considerazione. Tanto per cominciare sotto il profilo militare, per quanto sconcertante, il mancato annientamento dell’esercito inglese da parte dei tedeschi nelle Fiandre ebbe probabilmente una spiegazione banale: la stanchezza fisica. La fanteria, infatti, marciava quotidianamente per chilometri e chilometri, fino a 40 al giorno, sotto il peso di circa 40 chili di zaino sulle spalle. La cavalleria era costretta, a sua volta, a mantenere lo stesso passo della fanteria per coprirla da eventuali attacchi. È da ritenersi verosimile, pertanto, che le armate del Kaiser, dopo gli iniziali, inarrestabili successi, fossero ormai esauste, e che forse questo fattore si rivelò fatale a Mons compromettendone la capacità offensiva ai danni delle truppe d’oltremanica.

Fondamentale, inoltre, è anche inquadrare l’evento all’interno delle prime fasi della guerra, quando entrambi gli schieramenti si illudevano di avere a portata di mano una facile vittoria. Se persino le forze celesti o sovrannaturali parteggiavano il proprio esercito, era più facile convincersi di combattere per una giusta causa.

E allora più che di distorsione o di manipolazione della realtà è forse sensato parlare di tentativo, consapevole o meno, di demonizzazione del nemico, visto come barbaro e brutale contro il quale condurre una battaglia di civiltà appariva talmente ineludibile che neppure i santi o le entità dell’aldilà potevano sottrarvisi.


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