Gli Amori, gli Scandali e gli Inganni di Giacomo Casanova

Quando si parla di Casanova si è soliti associare il suo nome all’arte della seduzione e a una vita all’insegna dei piaceri.

Ma chi era davvero Giacomo Casanova?

Per rispondere a questa domanda facciamo un passo indietro. Tutto ciò che sappiamo su di lui lo dobbiamo soprattutto alla sua longeva attività letteraria. Casanova è stato la fonte principale di se stesso e si è raccontato in numerose opere autobiografiche. La più importante è l’Historie de ma vie, che scrisse negli ultimi anni di vita.

Copertina de Histoire de ma vie, i memoires di Giacomo Casanova – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Per quanto possa sembrare strano, non si romanzò più di tanto e, con molte probabilità, gli episodi narrati sono realmente accaduti. L’unico problema sorge con l’identificazione di alcune sue amanti d’alto rango, che tutelò con l’adozione di pseudonimi e alterazioni di date e luoghi.

 La galanteria prima di tutto, ça va sans dire

Non era un seduttore incallito, un uomo dall’implacabile appetito sessuale. Amava le donne e la loro compagnia; le corteggiava con romanticismo e passione, le faceva sentire al centro dell’universo anche al di fuori delle lenzuola.

Venezia nel 1730 – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

E ora, dopo questa breve premessa, scopriamo la sua vita, che ha portato il suo cognome a diventare sinonimo di tombeur de Femme. Giacomo Casanova nacque a Venezia il 2 aprile del 1725 in Calle della Commedia, oggi Calle Malipiero. Era il primo dei sei figli di due attori del teatro di San Samuele, Gaetano Casanova e Zanetta Farussi.

Targa commemorativa in Calle Malipiero – Immagine di Adriano condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Prima ancora che per la sua vita adulta, riuscì a far parlare di sé per delle presunte voci che lo vedevano, in realtà, nato come frutto di una relazione adultera fra la madre e il patrizio Michele Grimani, proprietario del teatro San Samuele.

Il teatro veneziano di San Samuele – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

A soli otto anni rimase orfano di padre e Zanetta, che era sempre in viaggio per via della sua carriera, affidò i figli alla nonna materna, Marzia Baldissera. Il piccolo Giacomo soffriva di costanti perdite dal naso e la donna lo portò da una fattucchiera, che lo guarì, almeno così credettero all’epoca, con un rituale. Fu la sua prima esperienza con il mondo dell’occulto, un campo esoterico che, anni dopo, lo vide coinvolto in uno scandalo con una nobildonna francese. Ma andiamo con ordine.

Il Palazzo Grimani di Venezia – Immagine di Didier Descouens condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Dopo la morte di Gaetano, Michele Grimani si interessò alla sua educazione, ne divenne il tutore e lo mandò a studiare presso una scuola padovana. Nella città veneta lesse i classici, approfondì le scienze e imparò a suonare il violino. Crebbe bello e intelligente, ma si interessò anche alle avventure galanti e s innamorò di Bettina, una ragazza più grande di lui che, si presume, sia stata la sua prima esperienza amorosa.

Le voci sulla sua precoce propensione libertina raggiunsero Grimani, il quale lo richiamò a Venezia per indirizzarlo verso la carriera ecclesiastica. Il 17 febbraio del 1740 ricevette la tonsura, ovvero il rito d’ingresso nel clero, e nei successivi due anni intraprese un tour per l’Europa. Il rientro a Venezia non fu dei migliori: il 18 marzo del 1743 sua nonna morì e il lutto lo segnò nel profondo. Il suo carattere divenne turbolento e impulsivo e, per ragioni ignote, ma si suppone per convincerlo a rigar dritto, le autorità della Serenissima lo rinchiusero per cinque mesi nel forte di Sant’Andrea.

Il forte di Sant’Andrea – Immagine di Didier Descouens condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Anche la madre era dello stesso avviso e, dopo la scarcerazione, lo mandò in Calabria per continuare l’apprendistato religioso sotto l’egida del vescovo Bernardino de Bernardis Ferrari. Nell’inospitale paesino di Martirano, Casanova soffrì la rigida austerità ecclesiastica e rinunciò ai voti.

Ritratto di Giacomo Casanova – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Da principio si spostò a Napoli, una città che gradì molto grazie alle nobildonne di cui fu amante, in particolare Lucrezia Castelli; poi andò a Roma, dove ottenne un prestigioso incarico al servizio del cardinale Troiano Acquaviva d’Aragona, ambasciatore della Spagna presso la Santa Sede. L’esperienza fu breve e, a suo modo, oltraggiosa. Il cardinale lo sorprese con una ragazza minorenne nel suo alloggio a Palazzo di Spagna e lo allontanò.

Ritratto ecclesiastico del cardinale Troiano Acquaviva d’Aragona – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Nel 1745 giunse ad Ancona ed ebbe forse la più singolare delle sue avventure galanti. Si invaghì di un certo Bellino, un cantante castrato che, secondo lui, in realtà era una fanciulla sotto copertura. Partì all’attacco e lo corteggiò fino a scoprire di aver ragione. Il vero nome di Bellino era Angela Calori, un’orfana che si era finta un castrato perché i teatri dello Stato Pontificio erano interdetti alle donne. La loro relazione fu breve, ma intensa. Vissero attimi di sincera felicità per poi separarsi quando Angela partì per esibirsi nelle principali capitali europee.

Il quartiere di San Samuele, dove nacque Casanova – Immagine di Lubiesque condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Casanova tornò a Venezia, e il 29 aprile del 1746 la sua vita subì una svolta inaspettata. Quella sera partecipò a una festa nuziale a palazzo Soranzo e soccorse uno degli ospiti, il patrizio Matteo Bragadin, colto da un malore. Il nobile si convinse che il giovane gli aveva salvato la vita, gli offrì protezione e ne divenne una sorta di padre adottivo.

Il palazzo Soranzo a Venezia, dove Casanova incontrò Bragadin – Immagine di Didier Descouens condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Grazie a Bragadin, che lo mantenne con un reddito mensile di dieci zecchini veneziani, Casanova trascorse i successivi tre anni all’insegna delle e conquiste galanti, della mondanità e del gioco d’azzardo. Tuttavia, attirò l’attenzione dell’Inquisizione, e il motivo è presto detto: nella Serenissima vigeva un rigida morale di usi e costumi e, fra salotti e camere da letto, Casanova non mancò di far parlare di sé. Le spie del Sant’Uffizio iniziarono a pedinarlo, a redigere rapporti sulle sue avventure e, nel 1749, Bragadin gli consigliò di lasciare Venezia.

La chiesa di San Teodoro, sede del Sant’Uffizio veneziano – Immagine di Venicescapes condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Si recò a Cesena e, durante il carnevale, notò una donna travestita da ufficiale che scendeva da un carro. La scena lo incuriosì molto e quando la rivide nel suo stesso albergo cominciò a corteggiarla. Si chiamava Henriette, pseudonimo di una misteriosa aristocratica di Aix-en-Provence in fuga per aver abbandonato il tetto coniugale. Per i casanovisti fu il grande amore della sua vita, una donna bella e intelligente, che seguì in tutti i suoi spostamenti, ma a Ginevra qualcuno la riconobbe e fu costretta a tornare dal marito. Prima dell’addio, Henriette usò un diamante regalatole da Casanova per scrivere su di un vetro “Dimenticherai anche Henriette” e, semmai si fossero reincontrati, lo pregò di fingere di non conoscerla. Si rividero in due occasioni, nel 1763 e nel 1769. La prima volta Henriette non ricambiò il saluto; la seconda, Casanova tenne fede alla promessa e finse di non conoscere la donna che aveva tanto amato.

Panoramica di Aix-en-Provence, la città di Henriette – Immagine di Nicolas Brignol condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Nella primavera del 1750 tornò a Venezia e organizzò un viaggio a Parigi con Antonio Stefano Balletti. In Francia fu ospite della madre dell’amico, la celebre attrice Giovanna Rosa Benozzi, in arte Silvia, e si diede alla mondanità per i successivi due anni.

Giovanna Rosa Benozzi, in arte Silvia – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Quando tornò a Venezia si invaghì di una certa Caterina Capretta, ma la fama di Giacomo lo precedeva, e i genitori della ragazza la portarono nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Murano per sottrarla alle sue attenzioni. Testardo com’era proseguì il corteggiamento anche fra le mura della chiesa, ma s’imbatté in una suora bellissima e ne divenne l’amante.

La chiesa Santa Maria degli Angeli a Murano – Immagine di Sailko condivisa con licenza CC BY 3.0 via Wikipedia

Nell’Historie la indicò con le iniziali M. M., pseudonimo di Maria Morosini, discendente di una delle più potenti famiglie veneziane. La donna aveva anche un altro amante, l’ambasciatore francese e abate François-Joachim de Pierre de Bernis. Anziché inimicarselo, Casanova ne divenne amico e questi accettò di buon grado di condividerla con lui.

François-Joachim de Pierre – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La relazione andò avanti finché, nella notte fra il 25 e il 26 luglio del 1755, i gendarmi lo arrestarono e lo rinchiusero nei Piombi, la prigione collegata a Palazzo Ducale. Casanova era un individuo socialmente pericoloso e, in via ufficiale, la detenzione era il frutto di alcuni presunti versi antireligiosi da lui diffusi. In realtà, è probabile che la famiglia Morosini pressò l’Inquisizione per porre fine allo scandalo delle sue avventure in convento.

Il Palazzo Ducale di Venezia – Immagine di José Luiz Bernardes Ribeiro condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

Nei Piombi visse mesi di totale sconforto. La prassi dell’epoca prevedeva l’omissione sia dei capi d’accusa sia della durata della pena. Dal suo canto, Casanova temeva che l’avessero condannato all’ergastolo; quindi, progettò una rocambolesca fuga con la complicità di un altro prigioniero, il monaco Marino Balbi.

Le celle dei Piombi – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Nella notte fra il 31 ottobre e il 1° novembre del 1756 praticarono un foro nel soffitto della cella, salirono sul tetto e si calarono all’interno del Palazzo Ducale attraverso delle sporgenze. Tentarono di uscire dal portone, ma lo trovarono sbarrato. A quel punto richiamarono l’attenzione di un passante e si spacciarono per dei visitatori che erano rimasti chiusi dentro. L’uomo li credette, avvisò il custode e questi li liberò. All’alba del giorno successivo la notizia si sparse per tutta Venezia e l’Inquisizione ordinò la caccia agli evasi, ma, ormai, Casanova aveva già raggiunto Bolzano.

Illustrazione della fuga di Casanova dai Piombi – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Dopo un lungo vagabondaggio per l’Europa si fermò a Parigi il 5 gennaio del 1757 e ottenne la protezione di De Bernis, l’altro amante della Morosini, che, nel frattempo, era diventato ministro di stato per Luigi XV. In Francia si diede molto da fare e conobbe Jeanne Camus de Pontcarré, marchesa d’Urfé e grande appassionata dell’occulto. Pur non credendo nelle pratiche esoteriche, sfruttò le sue conoscenze in materia per sottrarle ingenti somme di denaro in cambio di consulenze.

Presunto ritratto di Giacomo Casanova – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Sul fronte sentimentale, intraprese una relazione con Manon Balletti, sorella minore di Antonio e figlia di Silvia. Si narra che avesse intenzioni serie e in più di un’occasione manifestò la volontà di convolare a nozze, ma, per ragioni che noi non conosciamo, non si propose mai. Tutte chiacchiere e niente fatti: dopo tre anni Manon lo lasciò e sposò l’architetto Jacques-François Blondel.

Manon Balletti – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Un altro evento importante del secondo soggiorno parigino fu il suo ingresso nel mondo dello spionaggio. De Bernis lo assoldò come agente segreto e lo mandò a Dunkerque e Amsterdam per delle missioni di cui sappiamo ben poco. Ma oltre ai successi professionali, non mancò di far parlare di sé per i soliti motivi e, quando l’amante di un suo amico veneziano, Giustiniana Wynne, si recò da lui in cerca d’aiuto, si ritrovò, suo malgrado, coinvolto nell’ennesimo scandalo. La ragazza voleva sbarazzarsi di una gravidanza indesiderata e Casanova la raccomandò a un’ostetrica che, nella speranza di estorcergli denaro in cambio di una ritrattazione, lo denunciò per concorso in pratiche abortive. Il risultato fu che Giustiniana tenne il bambino e Casanova convinse i giudici della sua innocenza.

Illustrazione dell’arresto veneziano di Giacomo Casanova – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Nell’ottobre del 1759 i servizi segreti gli affidarono un nuovo incarico in Olanda, ma fallì e si convinse della necessità di cambiare aria.

Non avendo mai avuto una meta fissa, il solo sistema al quale io potei ricorrere, se sistema è, fu di lasciarmi andare dove mi spingeva il vento

Il vento spingeva forte nelle sue vele di viaggiatore, e iniziò un lungo pellegrinaggio per l’Europa. Nei primi mesi del 1761 si fermò a Napoli, dove rincontrò la sua vecchia fiamma Lucrezia Castelli e rischiò un incesto quando ne corteggiò anche la figlia, Leonilde, di cui, a sua insaputa, era il padre. Nel maggio di quell’anno rientrò a Parigi e continuò le consulenze alla marchesa d’Urfé. La donna era convinta che Casanova conoscesse i segreti della pietra filosofale e gli chiese di donarle l’eterna giovinezza. Pur di guadagnare qualcosa non si tirò indietro e inscenò il trasferimento dell’anima della nobildonna. Secondo Giacomo si trattava di un rito che si sarebbe protratto per almeno due anni, ma l’escamotage riuscì a fargli guadagnare solo poco tempo. La famiglia d’Urfé scoprì le sue macchinazioni e Casanova dovette abbandonare Parigi.

Ritratto di Giacomo Casanova – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Di nuovo alla ricerca di una meta si diresse a Londra e conobbe Marie Anne Geneviéve Augspurger, detta la Charpillon. Casanova ne subì il fascino e prese a corteggiarla con regali costosissimi, ma la Charpillon trovava sempre un pretesto per non concedergli le sue grazie. Non si trattava di un’aristocratica; era la figlia di un’ex prostituta che si dilettava nel circondarsi di uomini facoltosi e sbeffeggiarli per garantirsi una vita al di sopra delle sue possibilità. Con Casanova trovò pane per i suoi denti, perché ogni volta che lo rifiutava questi tornava alla carica in un moto di orgoglio che, a conti fatti, lo mise in un circolo vizioso di menzogne e raggiri. Un giorno Casanova la andò a trovare, ma lei si finse in fin di vita con la complicità di un medico. Ne rimase così addolorato che si diresse verso il Tamigi con intenzioni suicide, ma incrociò un suo amico, che lo invitò in un’osteria, dove vide la Charpillon in compagnia di un altro. Dopo mesi di corteggiamenti si arrese all’evidenza, e la sua fama di infallibile seduttore ne fu irrimediabilmente scalfita.

Stanislao II di Polonia – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Nell’ottobre del 1765 si spostò a Varsavia, cominciò a frequentare la corte del re Stanislao II ed ebbe a che fare con il conte Franciszek Ksawery Branicki, un potente e illustre aristocratico. Il pomo della discordia fu una disputa per la ballerina Anna Binetti, oggetto delle attenzioni di entrambi. Il conte lo apostrofò come un “poltrone veneziano” e Casanova lo sfidò a un duello con le pistole. Branicki lo colpì di striscio alla mano sinistra. Casanova, però, lo centrò all’addome.

Presunto ritratto di Anna Binetti – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Quando l’avversario cadde per terra, con le ultime forze ne riconobbe il valore, accettò la sconfitta e ordinò ai presenti di lasciarlo andare. Per qualche giorno Giacomo si rifugiò in un convento e attese notizie. Il conte riuscì a sopravvivere, ma, ormai, l’intera nobiltà polacca gli era ostile; quindi, ripiegò in Austria, dove, a causa del diffondersi della notizia del duello, fu allontanato in quanto “persona non gradita”.

Franciszek Ksawery Branicki – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La tappa successiva fu ancora una volta Parigi, ma il soggiorno durò poco. I parenti della marchesa d’Urfé seppero del suo ritorno e lo denunciarono. Sul finire degli anni ’60 del Settecento le principali corti europee gli chiusero le porte e, in un certo senso, la prima fase della sua vita, fatta di avventure e amori, lasciò il posto alla vecchiaia che avanzava.

La prima pagina del manoscritto originale dell’Historie – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Nel 1769 tornò in Italia, dove la possibilità di rivedere Venezia divenne il suo chiodo fisso. Casanova stabilì a Trieste e avviò dei contatti con il Sant’Uffizio per guadagnarsi il perdono. Ed è qui che, a metà febbraio del 1774, si chiude la narrazione de l’Historie. Da quel momento in poi, tutto ciò che sappiamo di Casanova è il frutto dei documenti che lo riguardavano e della sua corrispondenza privata.

Una pagina del manoscritto originale dell’Historie – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Il 10 settembre del 1774 ottenne la grazia degli inquisitori e, dopo quattordici lunghi anni, tornò nella sua amata Venezia, ma a patto di prestarsi al ruolo di spia. La collaborazione fu breve e infruttuosa. Nei suoi rapporti non offrì informazioni utili e il Sant’Uffizio lo sollevò dall’incarico. Con le morti di Bragadin e Grimani si ritrovò senza alcun sostegno economico e si dedicò a una frenetica attività letteraria che, quantomeno, gli consentì di sopravvivere. Nel frattempo, iniziò una relazione con Francesca Bruschini, una giovane di umili origini che andò a vivere con lui in Barbarìa delle Tole, nel sestiere di Castello. Pur di risollevare le sue finanze accettò l’incarico di segretario del marchese Carlo Spinola, un diplomatico genovese, e si ritrovò coinvolto in una disputa monetaria.

L’ultima abitazione veneziana di Casanova a Barbarìa delle Tole in sestiere Castello – Immagine di Adriano condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Spinola aveva un debito di circa 250 ducati con un certo conte Carletti e Casanova fece da tramite, ma Carletti non gli pagò la percentuale pattuita e ne derivò una furibonda lite in casa di Giovan Carlo Grimani, figlio del Michele suo protettore e presunto padre naturale. Giovan Carlo prese le parti di Carletti, Casanova si offese e si vendicò pubblicando Né amori né donne, ovvero la stalla ripulita, un libello satirico dove, attraverso una veste mitologica, confermò di essere lui il vero figlio di Michele Grimani. Non contento, si spinse oltre e affermò che, al contrario, Giovan Carlo era il frutto di una relazione adultera della madre. Era il gennaio del 1783. Lo scandalo fu enorme e Giacomo Casanova dovette dire per sempre addio alla sua amata Venezia.

Giacomo Casanova nel 1788 – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Così ebbe inizio l’ultimo e malinconico capitolo della sua vita. Alla soglia dei sessant’anni viaggiò fino a Vienna e incontrò il conte di Waldstein, che gli offrì 1.000 fiorini l’anno come bibliotecario presso il suo castello di Duchcov, in Boemia. I fasti della giovinezza erano lontani e, a poco a poco, si chiuse in se stesso. Il suo canto del cigno fu la stesura dell’Histoire de ma vie. Se non poteva più essere il Casanova avventuriero e seduttore, poteva almeno rivivere la sua vita attraverso la letteratura.

Scrivo la mia vita per ridere di me e ci riesco. Scrivo tredici ore al giorno, e mi passano come tredici minuti. Qual piacere ricordare i piaceri!

Il castello di Duchcov (a destra) – Immagine di SchiDD condivisa con licenza CC BY 3.0 via Wikipedia

Dalla Boemia seppe dello scoppio della Rivoluzione francese e della fine della Repubblica di Venezia. Entrambe le notizie lo colpirono nel profondo, e si rese conto che il mondo in cui era nato e cresciuto, quel palcoscenico europeo che aveva visto in lungo e in largo, stava cadendo a pezzi. Mancava solo un ultimo tassello, affinché il sole tramontasse del tutto: mancava lui. Si spense il 4 giugno del 1798 e, secondo l’amico Charles Joseph de Ligne, durante l’estrema unzione disse:

Gran Dio e testimoni tutti della mia morte: son vissuto filosofo e muoio cristiano

Charles-Joseph de Ligne – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Fu sepolto nella vicina chiesa di Santa Barbara, ma la posizione esatta della tomba è ancor oggi sconosciuta. Quanto all’Historie de ma vie, l’opera rimase inedita fino al 1821, per poi essere pubblicata per la prima volta a Lipsia. Da allora i suoi amori e le sue avventure hanno affascinato intere generazioni, e il nome di Giacomo Casanova riecheggia nell’immaginario comune attraverso la letteratura e il cinema.

La chiesa di Santa Barbara a Duchcov dove fu sepolto Casanova – Immagine di Zacatecnik condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Alla fine di questo racconto, e dopo aver visto la storia della sua vita, proviamo a rispondere alla domanda:

Chi fu davvero Giacomo Casanova?

Annotazione della morte di Casanova nei registri di Dux – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

La risposta più calzante è tratta da l’Historie:

«Casanova è quello che è, e non vuole essere altro; vero eroe del suo tempo per l’audacia, la sincerità con la quale lo visse, allo sbaraglio, senza temere i colpi di spada o di pistola, il carcere o l’esilio, pur di consumare fino all’ultimo l’avventura della sua esistenza in un’epoca in cui la vita era un’opera d’arte e si poteva farne, con vera gioia, un capolavoro dei sensi».

Disegno di un busto di Giacomo Casanova – Immagine di pubblico dominio via Wikipedia

Nacque in modo assai rocambolesco e si erse al di sopra del suo ceto, calcò la scena aristocratica europea e camminò fra alcuni dei grandi protagonisti della storia di quell’epoca. Fu un uomo di mondo, un libertino colto e affascinante, un seduttore, un avventuriero. Ovunque andasse, la sua fama lo precedeva. Giacomo Casanova era uno spirito libero, opera d’arte di sé stesso, apprezzato, più di tutti, proprio da Giacomo Casanova.


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