Edgar Allan Poe fu colui che racchiuse i prodromi dell’artista decadente e maledetto: ricordiamo, infatti, le traduzioni ad opera di Charles Baudelaire, che ridiedero visibilità e lustro a un artista tanto discusso, e dalla vita personale e professionale estremamente travagliata.

Simbolo sacro del maledettismo, Poe visse attanagliato da passioni oscure e sentimenti brucianti; la sua estrema sensibilità lo portò a rimestare nel mistero e nell’inafferrabilità dell’animo umano, da lui rappresentato nei suoi tormenti, feticci e lotte. Noto è il suo uso di alcool e droghe, che fece da contorno non solo alla sua creatività, ma anche alla sua vita sentimentale piena di donne, passioni, fallimenti e tragedie. Poe viene descritto come un amante appassionato, volubile ma anche tenero e malinconico: ambivalenze che affollano ogni particolare della vita dello scrittore.

In età giovanile ebbe una relazione con Mary Devereaux, di cui, a scopo esemplificativo, riporto testualmente le parole: “[…] Benché tenero e affettuosissimo, perdeva facilmente la calma, ed era di temperamento estremamente geloso. I sentimenti intensi non sapeva dominarli. Mancava di equilibrio: aveva troppo cervello. Si faceva beffe della religione e non andava mai in chiesa… Era convinto di essere nato per soffrire, e questo convincimento amareggiò tutta la sua esistenza […]”.

Poe ebbe diverse donne, ma il rapporto che indubbiamente segnò la sua vita fu quello con sua cugina Virginia, di soli 13 anni. Poe sposò Virginia il 22 settembre 1835 nel salotto della pensione dove lo scrittore aveva preso alloggio; la madre di lei, la signora Clemm, riuscì a far risultare che Virginia avesse 21 anni compiuti. Poe aveva 26 anni.

Acquerello di Virginia Poe dipinto dopo la sua morte nel 1847:

I due trascorsero la luna di miele in casa di un amico a Petersburg, in Virginia. I due vissero sempre con la presenza ingombrante della madre della giovane, ma lo scrittore provò un tenero e profondo sentimento per Virginia. Dopo il primo matrimonio, si risposarono l’anno successivo in una cerimonia pubblica.

Il certificato di matrimonio di Virginia ed Edgar:

La sera del 20 gennaio del 1842, Virginia fu colpita da una forte tosse mentre stava cantando e suonando, e ne conseguì una grave emorragia. La moglie di Poe si era ammalata di Tubercolosi.

Lo scrittore non smise di sfogare le sue passioni con altre donne; iniziò a frequentare quegli ambienti mondani che aveva sempre rifuggito, ma Virginia restò sempre il suo unico e sincero amore. La signora Osgood disse di lui: “Quanto all’amore tenerissimo e all’intimità che esistevano tra sua moglie e lui, nonostante le numerose piccole avventure alle quali lo spingeva il suo temperamento appassionato e romantico, non avrò mai parole abbastanza calde ed entusiastiche per descriverli. Penso che la moglie sia l’unica donna che Poe ha veramente amato”.

Virginia Poe trascorse l’ultima parte della sua vita in questo cottage nel Bronx, a New York, fotografato qui nel 1900:

La morte di Virginia, occorsa il 30 gennaio 1847, spinse ancor più fortemente lo scrittore nel consumo di sostanze atte all’annebbiamento e all’autodistruzione.

Mary Devereaux si recò anche da Poe, poco prima della morte di Virginia: segno di come un rapporto con lo scrittore potesse legare profondamente a qualcosa di intenso, ramificante.

Sotto, la lapide che ricorda il luogo di sepoltura originario di Edgar Allan Poe:

È d’obbligo richiamare alla mente tre racconti di Poe: Berenice (1835), Morella (1835) e Ligeia (1838). Questi scritti sono tremendamente profetici: trattano di donne malate e morenti. I narratori, in tre prospettive differenti, dipanano sentimenti che vanno dal feticismo, alla necrofilia, all’amore profondo fino al tormento. Le descrizioni di come i rispettivi narratori vedono le donne in oggetto sono piene e minuziose, ed è impressionante come lo scrittore, prima di vivere la malattia della sua amata, abbia così ampiamente affrontato il tema della morte e del decadimento fisico di una partner. Le tenere descrizioni della bellezza di Ligeia, il minuzioso osservare di Egeo verso l’aspetto sempre più emaciato di Berenice che inizia diventare l’oggetto delle sue attenzioni profonde solo da malata e lo spettro di un’ingombrante presenza femminile in Morella.

Uno scrittore veggente, maledetto; un romantico e sognante innamorato; l’imprevedibile e feroce drogato. Poe fu un uomo che visse un’esistenza che si confuse e plasmò con la sua arte e i suoi scritti divennero il fantasma (termine qui inteso come ʽapparizioneʽ) degli animi e delle vite, a partire dalla sua.

Fonti: Introduzione di Gabriele Morandi in Edgar Allan Poe, Racconti del Terrore, Alberto Peruzzo editore, 1985. Edgar Allan Poe, Tre Donne, BUR classici, prima edizione digitale 2012.

Francesca Lucidi
Francesca Lucidi

Sto a gambe incrociate tra lo Zen e il Rock n’ Roll: tra la ricerca del vuoto illuminato e la passione per un rumoroso “Tutto” da cui farmi avvolgere. Dopo tutti gli studi comandati, ho incorniciato al muro la mia grande voglia di “Incontrare”.