Nel 1533 Londra non era ancora la potenza mondiale che rappresentò nei secoli successivi, ma era già un centro nevralgico d’Europa, anche se era in atto la prima Brexit: lo scisma della chiesa Anglicana da quella Cattolica per “mano” di Enrico VIII°. In quel contesto operò Hans Holbein, che fu dapprima ritrattista freelance, si direbbe oggi, e poi divenne il pittore ufficiale di corte, realizzando anche il ritratto più famoso del vulcanico Re Inglese.

Nel 1533 l’ambasciatore di Francia a Londra, Jean de Dinteville, ricevette la visita di un alto funzionario della chiesa cattolica di Roma: Georges de Selve, vescovo di Lavaur e successivamente ambasciatore a Venezia. A quel tempo una visita di un personaggio di elevato rango sociale era l’occasione giusta per farsi un ritratto, e così Hans Holbein realizzò uno dei suoi dipinti più celebri, “Gli Ambasciatori”. In questo quadro di oltre 2 metri per 2 sono raffigurate due persone di alto rango sociale, che probabilmente condividevano le stesse preoccupazioni e sentimenti nei confronti dello scisma della chiesa inglese.

Sotto: Jean de Dinteville

Jean-de-DintevilleNonostante la giovanissima età (29 e 24 anni, da sx a dx) i due erano infatti già ad un elevato grado della scala sociale, figli di quella nobiltà francese che per secoli fu regina della ricchezza Europea. Il ritratto fu commissionato con ogni probabilità da de Dinteville, e nasconde un particolare che tradisce l’identità del proprio committente. Nella parte centrale/destra del quadro è infatti visibile una figura allungata, inidentificabile. Una volta che si guarda il quadro di sbieco, posizionandosi sulla destra della pittura, appare una figura inequivocabile: un teschio umano.

Teschio-gli-Ambasciatori-HolbeinL’illusione tradisce la committenza del quadro perché, proprio de Dinteville, aveva scritto e comunicato a tutti il proprio motto che era:

Memento Mori

Ricordati che devi morire. L’inclusione nel quadro di un Memento di questo tipo, la presenza di un vescovo cattolico e tutta una serie infinita di altri simboli e riferimenti clericali (questo un articolo di analisi che ho trovato particolarmente interessante) hanno fatto ipotizzare che si tratti di un’opera che volesse trasmettere un messaggio a tutti coloro i quali stessero prendendo parte alle rivoluzioni protestanti di quel periodo, a partire da Martin Lutero per finire ad Enrico VIII°, sovrano d’Inghilterra in quel periodo e autore di una divisione che non sarebbe mai stata più sanata nel corso della storia.

Il quadro è oggi conservato alla National Gallery di Londra, e rappresenta una delle pitture più famose del museo, e la sua sala viene visitata da decine di migliaia di persone ogni anno.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...