Con ancora negli occhi le immagini della devastazione di Beirut, nel 1980, il reporter francese Raymond Depardon arrivò a Glasgow, chiamato dal giornale Sunday Times, che gli commissionò un servizio sulla città, considerata una meta turistica europea trascurata e da rivalutare.

La fotografia preferita di Depardon: un bambino che piange di fronte all’obiettivo. L’autore affermò che gli ricordava un romanzo di Dickens

Il fotografo trovò la città più grande della Scozia stranamente simile a Beirut, la capitale libanese messa in ginocchio dalla guerra civile.

Depardon (vincitore del Premio Pulitzer nel 1977), che fino ad allora aveva operato sempre in zone di guerra, rimase sbalordito di fronte alla drammatica situazione della città, impoverita dalla politica economica adottata nei primi anni del suo mandato dalla Lady di Ferro, Margaret Thatcher.

Diverse fotografie scattate a Glasgow assomigliavano a quelle realizzate a Beirut, mentre altre mostravano il diffuso spirito comunitario che la popolazione cittadina non perse mai, nonostante la deindustrializzazione e l’alto tasso di disoccupazione.

Anche se alcune immagini esprimono, nonostante tutto, gioia e spensieratezza, la serie realizzata da Depardon venne considerata troppo grafica, troppo cruda per essere pubblicata. Per quasi quattro decenni le foto sono rimaste inedite, fino allo scorso anno, quando sono state raccolte nel libro “GLASGOW”.

Il fotografo racconta di essere rimasto sconvolto dalla povertà di Glasgow, così inaspettata in una città del Nord Europa. Si respirava un’aria da guerra civile, come a Beirut, ma non c’erano altri fotografi a documentarla, e nessuno con cui parlarne.

Ho lavorato a Glasgow come ho fatto per le strade di Beirut, senza pregiudizio e, nonostante fossi sconvolto dalla povertà, amavo ogni minuto. Non importa dove io sia andato, la gente era accogliente e non sembrava mai triste per il proprio destino

Alcune delle migliori fotografie di Depardon furono scattate grazie ai bambini perché, nonostante il suo inglese assai limitato, loro lo accompagnavano in giro, anche senza capirlo: “E’ grazie a loro che ho potuto scattare fotografie incredibili, perché per i bambini ero solo un nuovo amico con cui giocare“.

 
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Lo scrittore britannico William Boyd, che studiò a Glasgow negli anni ’70, è autore della prefazione del libro di Depardon, colpito dalla potenza delle fotografie, che mostrano “la privazione e la disperazione incise nei volti dei giovani e dei vecchi”.

Dopo quasi quarant’anni, anche se oggi la città si è completamente trasformata, le fotografie di Depardon appaiono quanto mai attuali, promemoria di una storia tristemente ricorrente.

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Tutte le immagini sono di Raymond Depardon

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.