E’ strano come le figlie del sovrano probabilmente più noto e con l’impero più grande dell’Europa dell’epoca, figlie della donna più bella, strana e mitizzata, della quale si sa perfino il numero di scarpe, sorelle di un erede al trono conosciuto da tutti per la fine tragica, siano completamente sconosciute ai più, dimenticate. Molti neppure conoscono i loro nomi.
Le ragazze non fecero nulla di notevole, vero, non erano belle come la madre Elisabetta “Sissi” di Baviera, e neppure tanto originali, non fecero neppure matrimoni importanti, che sarebbero stati possibili ma soprattutto appropriati per il loro rango. Gisella e Maria Valeria sono praticamente cadute nell’oblio.
La storia di Gisela e Maria Valeria l’ho raccontata qualche anno fa ma penso sia importante rivederla secondo il nuovo stile narrativo e grafico di Vanilla Magazine.
Gisela
Gisella (ma lei si firmava Gisela alla tedesca) era la secondogenita di Francesco Giuseppe I d’Austria e di Elisabetta di Baviera, nata nel 1856, solo un anno dopo Sofia, morta a soli due anni. Nonostante le lotte di Elisabetta per levare lei e la sorella al controllo e all’educazione della potente nonna paterna Sofia, non fu mai né amata né seguita dalla madre. Crebbe principalmente con la nonna e con il fratello Rodolfo, nato nel 1858, al quale era legatissima e con il quale restò in contatto anche dopo il matrimonio e la cui morte restò per lei difficile da superare.
Caratterialmente Gisela assomigliava molto al padre Franz Josef e, come lui, dopo la morte del fratello divenne taciturna e si dedicò alla famiglia, come le era stato insegnato dalla nonna e contrariamente alla madre. Fu molto legata anche alla nonna materna Ludovica in Baviera.
Nonostante Elisabetta (Sissi) sostenesse di essersi sposata troppo presto e auspicasse matrimoni d’amore, Gisella a 16 anni venne fatta fidanzare con il principe Leopoldo di Baviera, principe è vero, ma senza alcuna speranza di ascendere al trono. Francesco Giuseppe desiderava un matrimonio con un Wittelsbach perché voleva un genero cattolico e in quel periodo non c’era grande disponibilità in Europa, ma Leopoldo era fidanzato con Amalia di Sassonia Coburgo Gotha, della quale però era innamorato il fratello di Elisabetta, Massimiliano, che poi la sposò.
Elisabetta si mise in moto per favorire il matrimonio di Gisela, e forse far contento suo fratello
Invitò Leopoldo al castello di Gödöllo, in Ungheria, per fargli conoscere Gisela, e il matrimonio venne combinato. Leopoldo non poteva certo rifiutare un simile partito e l’enorme dote di Gisela lo aiutò a dimenticare Amalia.
Si sposarono a Vienna il 20 aprile 1873 e si stabilirono a Monaco. Ci sono versioni discordanti a questo proposito, i sostenitori di Elisabetta dissero che Sissi eclissava la sposa con la sua bellezza, altri sostennero che Elisabetta non avrebbe partecipato affatto alla cerimonia. Quale sarà la verità? Suonano vere entrambe.
Gisela venne accolta con molto affetto a Monaco, forse più di quanto ne avesse avuto in patria.
Nel 1874 nacque la prima dei 4 figli di Gisela e Leopoldo. Venne chiamata Elisabetta in onore della nonna, che questa volta fu costretta a partecipare al battesimo in veste di madrina, ma per nulla contenta di essere diventata nonna a soli 37 anni.
Della nipote scrisse al figlio Rodolfo che:
La piccola era molto brutta e vivace, proprio come Gisella
La celebre Sissi, dipinta in toni angelici nella fiction TV degli anni ’60, scriveva della ‘scrofa magra’ e dei suoi ‘maialini’ e si ritiene si riferisca proprio alla figlia Gisella. Questo per dire quanto la realtà storica a volte collida con quanto mostrato su pellicola.
Elisabetta di rado andava a Monaco a trovare la figlia, e in quelle occasioni si stabiliva in albergo, non gradendo rapporti troppo stretti con Gisella, il genero e la loro prole.
Probabilmente mal sopportava quella figlia, ma alla sua morte, comunque, divise equamente l’eredità fra le due figlie (2/5 ciascuna) e la nipotina Erszi, figlia di Rodolfo, che ereditò 1/5. Gisela ricevette anche l’Achilleion di Corfù.
Come in tutti i casi a quell’epoca il matrimonio era stato combinato, ma fu in buona sostanza felice. Dopo la fine della prima guerra mondiale la famiglia dovette lasciare Monaco, si stabilirono a Bad Ischl, dove però non vennero ben accolti e vennero definiti dei nobili parassiti. In seguito tornarono a Monaco e di certo non vissero il periodo storico più felice per la nobiltà europea, ma almeno furono una rara coppia affiatata. Leopoldo morì nel 1930 e Gisella nel 1932, sono entrambi sepolti nella chiesa di S. Michele a Monaco.
Maria Valeria
In quelle famiglie nobili si poteva nascere fratelli e sorelle ma seguire destini del tutto diversi. L’infanzia e giovinezza di Maria Valeria furono completamente differente da quelle della sorella.
Nel giugno 1867 Francesco Giuseppe ed Elisabetta vennero incoronati Re di Ungheria. Elisabetta era felice, aveva tanto fatto e lottato per arrivare a questa conclusione che lo giudicava un trionfo personale. Era molto amata in Ungheria, se avesse dimostrato all’Austria e agli austriaci anche solo la metà di questo suo amore sarebbe stata acclamata anche nella sua nuova patria.
Ma così non fu.
Questo periodo felice portò al riavvicinamento fisico al marito e al desiderio di un rapporto con lui, e anzi alla promessa fatta allo statista Gyula Andrássy il Vecchio di dare un erede ungherese al trono. Elisabetta di Baviera accolse bene la gravidanza, che aveva sempre considerato una notevole scocciatura, trascorse moltissimo tempo in Ungheria insieme alla cugina Maria Larisch, che tanta parte poi avrà nella relazione di Rodolfo con Maria Vetsera, e Maria Valeria nacque il 22 aprile 1868 a Ofen (Buda).
Speravano tutti che fosse un maschio e la delusione fu grande, ma Elisabetta per la prima volta provò amore vero per un figlio e il fatto che la chiamasse ‘l’unica’ la dice lunga sul suo rapporto con gli altri. Gli austriaci la chiamavano invece, polemicamente:
La bambina ungherese
Anche Maria Valeria era molto simile, caratterialmente, a Francesco Giuseppe, e gli era molto legata, ricambiava l’amore della madre che però, crescendo, trovava ossessivo e opprimente.
L’obbligo di parlare ungherese e l’educazione sul modello ungherese col tempo le fecero maturare una forte antipatia per l’Ungheria, tanto da chiedere al padre di potergli parlare in tedesco.
Nel 1886 conobbe a un ballo l’arciduca Francesco Salvatore d’Austria-Toscana e se ne innamorò. Elisabetta le aveva promesso che si sarebbe sposata solo per amore, seguendo un percorso privilegiato rispetto agli altri figli.
Francesco Salvatore non era un gran partito, apparteneva a un ramo cadetto degli Asburgo e non aveva grandi disponibilità economiche, carenza alla quale Elisabetta poteva porre tranquillamente rimedio per accontentare la figlia.
Il matrimonio non era gradito né a Francesco Giuseppe, né a Rodolfo. I rapporti di Maria Valeria col fratello non furono mai tanto stretti e affettuosi come quelli con Gisella, forse per la differenza di età, e Maria Valeria fu sempre in cattivi rapporti con la cognata Stefania.
Ciò non toglie che la fine di Rodolfo, morto suicida in un celebre episodio di doppia morte, l’abbia profondamente colpita.
Maria Valeria volle essere assolutamente certa dei reciproci sentimenti con Francesco Salvatore e passarono 2 anni prima del fidanzamento e altri 2 prima del matrimonio.
Per l’epoca era davvero un sacco di tempo
Si fidanzarono a Natale del 1888, un mese prima della tragedia di Mayerling, e si sposarono nel 1890 a Ischl. Vissero a Wels nel castello di Lichtenegg fino al 1895, quando acquistarono il castello Wallsee as Amstetten.
Dal 1892 al 1911 misero al mondo 10 figli, l’ultimo dei quali morì poco dopo la nascita, ma questo matrimonio, nato sotto gli auspici dell’amore, non fu felice.
Dopo i primi tempi Francesco Salvatore cominciò a frequentare altre donne e da una di queste, Stefania von Hohenlohe, ebbe un figlio nel 1914 che venne persino riconosciuto (con grande dolore di Maria Valeria), la quale sopportò stoicamente i tradimenti, soffrendo, ma senza lamentarsi.
Alla morte di Elisabetta, nel 1898, Maria Valeria ricevette i 2/5 dell’eredità, come Gisella, e l’Hermesvilla di Vienna.
La morte della madre avvicinò moltissimo Maria Valeria e Gisella al padre, anche se Maria Valeria, da sempre, aveva disapprovato il rapporto di Francesco Giuseppe con Katharina Schratt e la tolleranza o incoraggiamento della madre per quella relazione extraconiugale. I rapporti fra le due donne furono sempre molto tesi.
Grazie alla rinuncia alla successione al trono austriaco per lei e i suoi figli e al riconoscimento della neonata repubblica potè conservare tutti i suoi possedimenti dopo la fine della prima guerra mondiale.
A Maria Valeria fu diagnosticato un cancro ai linfonodi e ne morì pochi mesi dopo, nel settembre 1924. E’ sepolta nella chiesa parrocchiale di Sindelburg.
Francesco Salvatore si risposò nel 1934 e morì nel 1939. E’ sepolto insieme a Maria Valeria. La splendida villa dell’Achilleion di Corfù, ereditata da Gisella e fatta costruire da Elisabetta di Baviera, venne subito venduto al Kaiser Guglielmo II che lo utilizzò fino al 1914. Venne poi acquisito per danni di guerra dalla Grecia ed oggi è un museo.
L’Hermesvilla, ereditata da Maria Valeria, venne venduta nel 1911. Dopo l’abbandono negli anni della seconda guerra mondiale venne completamente restaurata e oggi è un museo.


