Chi si trovi a visitare la Basilica di Santa Croce a Firenze avrà notato sicuramente un piccolo sarcofago con un’iscrizione molto particolare e apparentemente fantasiosa:

Qui giace disfatto Girolamo Segato, che vedrebbesi intero pietrificato, se l’arte sua non periva con lui. Fu gloria insolita dell’umana sapienza, esempio d’infelicità non insolito“.

La tomba in Santa Croce, della scuola di Lorenzo Bartolini. Fotografia di Sailko condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Vista la storia gloriosa della città Toscana dal punto di vista artistico, si pensa subito che Girolamo Segato fosse un virtuoso scultore, ma in realtà non è proprio così. O almeno le sue sculture avevano qualcosa di poco convenzionale, ossia erano morte.

Ma iniziamo dal principio.

Girolamo Segato nasce il 13 giugno 1792 a Sospirolo, un piccolo comune veneto, da Benedetto e Giustina Lante che portavano avanti l’azienda agricola della famiglia nobile del luogo. Già da piccolo dimostrò una spiccata curiosità per le scienze, aiutato anche dal parroco del paese.

La svolta che ne caratterizzò la vita avvenne durante un suo viaggio in Egitto; vi passò ben cinque anni (dal 1818 al 1823) a studiare alacremente tutto ciò che c’era da sapere sulle antiche civiltà del luogo. Si unì alle varie spedizioni archeologiche e rimase folgorato dalle tecniche di mummificazione che rendevano eterni i corpi dei Faraoni, tanto da farsi calare nella piramide di Saqqara e rimanervi per tre giorni e tre notti per carpirne i segreti…Purtroppo nulla è rimasto dei suoi studi egizi.

Al ritorno in Italia iniziò a mettere a punto una tecnica mai utilizzata prima, ossia la mineralizzazione di parti anatomiche umane, ma anche di tronchi di albero e fusti vegetali di ogni tipo.

L’opinione pubblica del tempo, però, mal digeriva gli esperimenti di Segato, e cercò in ogni modo di ostacolarlo, fino a impedirgli di ricevere finanziamenti per le sue opere.

Regalò un tavolo di carne mineralizzata al Gran Duca di Toscana che però non gli diede alcun appoggio; l’unico a sostenerlo fu il suo conterraneo bellunese Gregorio XVI.

Papa Gregorio XVI

Prima della sua morte fu costretto a distruggere tutti i documenti relativi alla mineralizzazione o, come impropriamente veniva chiamata, pietrificazione… fino all’ultimo, infatti, fu accusato di utilizzare arti magiche occulte apprese nel suo periodo in Egitto.

La particolarità della sua pratica è che i corpi conservavano la loro colorazione e in parte anche la flessibilità che avevano da vivi, un mistero ancora oggi inspiegabile. Di lui ci rimangono solo alcune opere conservate al Museo di Anatomia Normale dell’Università di Firenze e un’opera particolarmente affascinante che si può ammirare anche nella sala d’estate della Reggia di Caserta: un magnifico tavolo il cui piano è in realtà un tronco in sezione mineralizzato, molto simile al tavolo conservato presso il Palazzo dei Normanni di Palermo.

Preparati di Girolamo Segato nel Museo di Anatomia Normale dell’Università di Firenze. Fotografia di Sailko condivisa con licenza Creative Commons 3.0 via Wikipedia:

Girolamo Segato fu anche un cartografo illustre, tra le sue opere vi sono una carta geometrica della Toscana, incisa da lui stesso e l’atlante monumentale del basso e dell’alto Egitto.

Poco prima di morire, nel 1836, molto probabilmente cercò di rivelare i suoi segreti alchemici all’amico Pellegrini, da lui bonariamente chiamato Pellegro, ma non ne ebbe il tempo, la morte arrivò prima… forse, se avesse avuto l’opportunità di informare l’amico, oggi il suo corpo sarebbe pietrificato, e invece, come afferma la lapide “Qui giace disfatto Girolamo Segato …”.