Gianni Agnelli: l’Avvocato

Nel parlare di Gianni Agnelli non posso che ripensare al mio passato da ragazzo. A quel periodo in cui la sera chiamavo a casa gli amici o la fidanzata dicendo “pronto sono Matteo, c’è lui, c’è lei”?, a quando giocavamo col Super Santos a calcio per strada e la Juventus si alternava nel vincere gli scudetti con il Milan. Giocavano Del Piero, Vialli, Ravanelli e anche Baggio. Dal mio punto di vista non sono passati troppi anni, ma sembra una vita fa. Gianni Agnelli all’epoca era ancora “l’avvocato”, ma aveva lasciato da tempo il ruolo di dirigente rampante della Fiat per dedicarsi solo alla sua passione, la Juventus. Era un mito, un anziano elegantissimo che parlava con una “r” moscia che sapeva di nobile. Era un’Italia diversa, ma anche un mondo completamente diverso. Beh di quel mondo parliamo oggi, partendo da molto prima, dal 1921, quando Giovanni Agnelli, detto Gianni, nasce a Torino, il 12 Marzo.

Gianni Agnelli è figlio di Edoardo e Virginia Bourbon del Monte, e come tutti all’epoca, nasce in casa, non in Ospedale. Viene alla luce a Torino, in corso Oporto, che oggi è corso Matteotti. La sua dinastia non va neanche presentata. Gli Agnelli sono fra i fondatori e i maggiori proprietari della FIAT e di una miriade di altre aziende che li pongono al vertice dell’economia italiana. Il capostipite è Giovanni Agnelli, detto il Senatore, che è il nonno di Gianni. Sono considerati dei principi, anche se il Regno d’Italia ha già un Re e una Regina. All’epoca i figli vengono destinati a prestigiose istitutrici e istitutori, che ne curano l’educazione, e così è per Gianni e i suoi tanti fratelli, ne ha ben sei. La sua vita scorre tradizionalmente fino ai 14 anni quando il padre Edoardo, appassionato di aviazione, muore in un incidente aereo nelle acque di Genova. Al lutto per la perdita del padre si aggiunge la faida familiare fra Virginia, sua madre, e il nonno, che pretende la custodia dei figli. Giovanni è contro la nuora perché questa si è fidanzata con Curzio Malaparte, scrittore e giornalista anticonformista che in quel periodo è diventato un feroce avversario del fascismo. Virginia e Curzio si dovrebbero sposare, ma il Senatore, così era chiamato Giovanni Agnelli, riesce a impedire le nozze e ottiene per sé la potestà dei sette nipoti.

Virginia non è una donna da lasciarsi scoraggiare, riesce a ottenere la custodia dei figli appellandosi a un tribunale di Roma, e durante la Seconda Guerra Mondiale è uno dei cardini delle trattative con i tedeschi per evitare spargimenti di sangue. Mette d’accordo Papa Pio XII e il generale Karl Wolff, per capire che tipo dovesse essere. E’ una donna di polso, è capace, ma muore il 30 novembre 1945 in un incidente automobilistico. Gianni ha all’epoca già 24 anni e ha seguito un percorso diverso.

Quello che in seguito sarà per tutti “l’Avvocato” ha servito in prima linea in guerra. E’ stato al fronte in Russia poi inviato in Africa, a Tripoli e ancora in Tunisia. In quel periodo non solo è al fronte ma si laurea in giurisprudenza, fra il ’41 e il ’42. Insomma non è uno che si lascia correre gli eventi addosso, ma la guerra prende una brutta piega per l’Italia fascista. Il nonno Giovanni riesce a farlo rientrare in Italia appena in tempo prima della disfatta Italiana in Africa, e dopo l’8 settembre tenta di rifugiarsi in una villa di famiglia a Perugia. Nel tragitto l’automobile su cui viaggia ha un incidente e Gianni si frattura la gamba destra, gamba che sarà martoriata altre due volte nel corso della sua vita. Siamo a Renzino ed è il 14 Giugno del 1944. Gianni è con Susanna e alla guida c’è un maresciallo della Wehrmacht cui è stata promessa la Topolino su cui viaggiano se li avesse portati a Perugia. Il tedesco ha un colpo di sonno e i tre finiscono in un fosso. Gianni chiede a Susanna: “Come stai?”. Lei risponde “Bene, e tu? “Credo di essermi quasi staccato un piede”. Finisce all’ospedale di San Lorenzo, dove il chirurgo non lo dovrebbe operare sbotta: “non ho gli strumenti”, poi quando Susanna gli fa sapere chi sia il paziente il Dottor Cirillo suda freddo, si rimbocca le maniche e fa quel che può, d’altronde è giovane e si riprenderà. Gianni dopo un po’ di tempo attraversa le linee per andare ad arruolarsi nella divisione Legnano, questa volta dalla parte delle truppe alleate.

Poi, per fortuna, nel 1945 la guerra finisce. La FIAT a Torino è un colosso dell’industria, ma il Comitato di liberazione nazionale l’ha espropriata al nonno Giovanni già a Marzo, l’accusa è di collaborazionismo con il fascismo. Per Giovanni è un duro colpo, e l’animo battagliero del fondatore della FIAT, dell’uomo cui si deve l’avvio iniziale dell’industria automobilistica di larga scala italiana, si spegne il 16 Dicembre di quell’anno a 79 anni.

Gianni perde la figura di riferimento della sua vita, l’uomo che l’ha designato come suo erede nella fabbrica più importante d’Italia e colui che è stato un maestro, una guida di altissimo livello. Suo padre è morto, sua madre è morta, anche la zia Aniceta Caterina era morta. Gianni è a capo di un impero, con tanti fratelli e tanti cugini. Ma è solo.  E proprio a Dicembre inizia a trattare con il CLN per la conduzione della FIAT, di cui gli Agnelli rientrano in possesso il 23 Febbraio del ’46. Bisogna decidere chi sarà l’amministratore, e la scelta ricade su Vittorio Valletta, che in precedenza era stato allontanato perché accusato di collaborazionismo. E qualche mese dopo ancora si parla della presidenza. Valletta dice ad Agnelli: «Esistono solo due possibilità: o il presidente della Fiat lo fate voi o lo faccio io», e Agnelli risponde: «Ma di certo voi, professore».

Inizia così per Gianni una parentesi di vita unica e molto lunga, in cui diventa uno dei membri di spicco del jet set internazionale. Non è un attore, non è un importante politico ma è uno dei volti più noti del bel mondo, dalla Francia agli Stati Uniti. L’America, già. L’aveva vista nel ’38. Era stato a New York, Detroit e Los Angeles, e l’impressione per quella imponenza non l’aveva abbandonato, la passione per l’occidente, per il capitalismo era vera, era viscerale, non solo una questione di classe sociale.

Gianni ha 26 anni, è erede di un’azienda enorme ma è libero da incarichi, volutamente, e si gode la vita. D’altronde gliel’aveva consigliato il nonno: “Divertiti prima di metterti nelle preoccupazioni dell’azienda”. Nel ’47 diventa presidente della Juventus, la squadra che il padre era riuscito a rendere grande, poi vive un’infinità di relazioni con donne famose e stringe amicizie con John Fitzgerald Kennedy, Rockfeller e altri attori del panorama politico ed economico mondiale. Le donne, passione e rischio per Gianni, che lo portano al secondo grave incidente della sua vita. Accade nel 1952. Gianni corre da Torino a Montecarlo con la sua fuoriserie. Ha fatto inferocire Pamela Digby per un’altra relazione, e sta andando da lei per tentare di ricucire. A un certo punto però si scontra con un autocarro e rimane gravemente ferito. La gamba destra è messa male, forse bisogna amputare. Grazie all’uso di protesi particolari Agnelli non solo riesce a salvarsi la gamba ma può anche continuare a sciare, anche se rimarrà leggermente zoppo per tutta la vita.

Dopo quell’incidente la sua vita cambia, il ragazzo “mette la testa a posto”, come avrebbero detto una volta, e nel 1953 sposa Marella Caracciolo di Castagneto, bellissima e nobile ragazza toscana con origini nell’aristocrazia napoletana.

In questi anni e in quelli successivi Gianni Agnelli diventa “l’avvocato”, per tutti, nonostante non abbia mai fatto il praticantato né dato l’esame di abilitazione. E’ un titolo onorifico visto quel che realizza. Diventa presidente dell’IFI, l’Istituto Finanziario Industriale, era già presidente della RIV, azienda di famiglia che produce cuscinetti, dal 1945 è anche sindaco di Villar Perosa e lo rimarrà per ben 35 anni, il paesino vicino a Pinerolo e Torino che è uno dei teatri di tutti questi accadimenti. Poi nel ’66 arriva la svolta: a 45 anni diventa presidente della FIAT.

E qui potremmo fare un documentario lungo due ore su ogni decade di esperienza da presidente, ma voglio riassumere gli eventi principali.  Alla fine degli anni ’60 FIAT è la principale casa automobilistica italiana e anche europea. Dal mercato interno arriva però una forte concorrenza, anche politica: l’Alfa Romeo produrrà a Pomigliano d’Arco una vettura di fascia medio bassa con l’aiuto di fondi statali, impiegati per favorire l’industria del meridione. Non solo la nascita della fabbrica va in concorrenza con la FIAT, ma Alfa prenderà anche molti ingegneri da Torino, lasciando il lingotto in difficoltà anche di personale dirigente.

L’avvocato però è convinto che il futuro sia l’automobile e in quello investe. Dismette le divisioni che producono parti areonautiche e marine, acquista prima la Ferrari e poi la Lancia, per poi andare a comprare anche una buona partecipazione in Citroen, che però non si rivela un’avventura fortunata e Citroen torna in mano francesi dopo 4 anni. Agnelli vuole internazionalizzare la produzione, e se non c’è riuscito con Citroen lo fa per altri canali. Apre stabilimenti in Jugoslavia, in Polonia, in Turchia, poi addirittura in Brasile dove, ancora oggi, le FIAT sono vendutissime. Nel 1969 arrivano però i primi, duri scontri con i sindacati. I contratti dei metalmeccanici sono da rivedere, ma la dirigenza non ne vuole sapere. L’autunno caldo segna la storia della lotta operaia italiana, e l’avvocato è lì, in prima linea. Alla fine la spuntano i sindacati: i contratti sono onerosi sia in termini di diritti sia di salario, con quello minimo che viene adeguato a livello nazionale e non più provinciale, com’era prima. Gli operai di Napoli pagati quanto quelli di Torino, una cosa impensabile fino a ieri.

E negli anni ’70 le cose si complicano ancora di più. Di auto se ne vendono ancora tante, non come negli anni ’60 quando la FIAT aveva raggiunto il record, ma la concorrenza interna e soprattutto quella delle altre europee morde quote. Le auto che arrivano in Italia di Renault, Peugeot, Citroen, Volkswagen e degli altri costruttori non pagano più i dazi come prima, il trattato di Roma sulla Comunità Economica Europea è diventato pienamente operativo e i prodotti vengono importati ed esportati senza penalizzazioni.

La coperta è corta per tutti e bisogna tornare a differenziare le entrate. Apre l’Iveco, la Fiat-Allis per le macchine agricole, la Teksid per il ferro e La Macchine Movimento Terra per i lavori professionali. In questo contesto si affacciano in azienda Cesare Romiti, finanziere e manager, poi Carlo De Benedetti, questi per pochissimo tempo. In FIAT entra anche un personaggio notissimo in Italia, il Colonnello Gheddafi, che arriva a detenere il 16% del capitale azionario, primo caso di azionariato africano in una grande multinazionale occidentale, e che causa non pochi problemi all’azienda, che non riceve più pezzi da alcune aziende degli Stati Uniti, contrarie a Gheddafi, che però negli anni successivi sarà liquidato.

La crisi degli anni ’70 è a fasi alterne. La FIAT in Italia passa dal 75% di quote di mercato al 50%, mentre all’estero le nostre 128 o cinquecento non compensano le perdite. L’Avvocato nel mentre diventa presidente di Confindustria, fa ampie concessioni ai sindacati, dialoga con Luciano Lama e tenta di calmare la rivolta operaia, ma gli adeguamenti non placano le masse, e nel ’76 Agnelli lascia la presidenza di Confindustria. All’inizio degli anni ’80 arrivano 3 vetture che ribaltano le sorti delle fabbriche: la Uno, la Croma e la Thema. E’ di quegli anni l’acquisto della rivale storica, l’Alfa Romeo, che completa il poker d’assi del marchio, ormai in controllo di quasi tutta la produzione italiana di automobili.

Affastellate in questi anni ci sono mille storie e vicende. Al centro di tutto la Juventus, la vecchia Signora del Calcio italiano, che negli anni ’50 ’60 ’70 ’80 e ’90 riesce a vincere tanti scudetti e persino la coppa campioni per due volte, nell’’85 e nel ’96, le uniche due champions della squadra. Gianni Agnelli diventa senatore a vita dal 1991, vota la fiducia al governo Berlusconi ma anche quella a D’Alema, nel 1998, e in questa occasione dirà: «…oggi in Italia un governo di sinistra è l’unico che possa fare politiche di destra». E poi ha una travagliatissima vita personale e familiare.

Quando è giovane colleziona relazioni con Anita Ekberg, Jacqueline Kennedy e chissà quante altre ragazze del bel mondo, poi è rimasto famoso per i party allegri in cui giravano polveri di ogni tipo, ma è stato anche un padre, forse non del tutto all’altezza del suo ruolo. Ha avuto due figli, Edoardo e Margherita, e proprio Edoardo, studioso e storico, muore, nel 2000, sulla Torino Savona. Ufficialmente si è tolto la vita, spinto dal poco riconoscimento del padre nelle sue qualità. Faceva l’intellettuale ma avrebbe comunque voluto essere designato come erede per quella FIAT che significa famiglia, che significa Agnelli. E invece l’Avvocato aveva scelto prima Giovannino, morto di tumore, figlio di Umberto, e poi John Elkan, figlio della secondogenita Margherita, un ragazzo di vent’anni più giovane di lui. O forse Edoardo aveva altro per la testa, i motivi non sono mai stati chiariti e lui non ha lasciato nessun biglietto, una circostanza stranissima per un grafomane, che ha fatto sorgere parecchi dubbi sulle cause della sua morte, ma la sua morte meriterebbe un approfondimento intero, fatemi sapere sotto nei commenti se interessa.

In questa lunga carrellata di eventi siamo arrivati oltre il 2000. L’Avvocato è affetto da un tumore alla prostata che lo porta alla morte il 24 Gennaio del 2003. Alla Presidenza della FIAT lo avvicenda il fratello minore Umberto, che lui considerava come un figlio, e poi lo seguirà il suo erede designato John Elkann, che rivoluzionerà completamente l’azienda portandone la sede fiscale addirittura all’estero.

Con Gianni muore uno dei simboli del ‘900 italiano, l’Avvocato che tanto aveva vinto, a livello di pallone e di motori con la Ferrari, ma se ne va anche un uomo che la gente considerava simile a sé. Era ricchissimo ma zoppicava, le sue passioni erano quelle dell’uomo comune, il calcio, le belle donne, la politica. Era un uomo competente con tante luci e tante ombre, odiato e amato, a volte addirittura per le stesse ragioni, ma è stato un pilastro fra i personaggi pubblici di quella lunga parentesi storica che chiamiamo secolo breve.


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